03/09/2026
I nostri corpi sono da mesi esposti in ogni modo, combattendo in prima linea un caldo sempre più imponente, che non sconta nessuno e cuoce anche chi non si era mai scottato. Il sole fa male, eppure eccoci: piedi nudi, gambe al vento, spalle larghe e scoperte.
Il 26 settembre inaugura nei nuovi spazi del Muvec la mostra “Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea”. Si tratta di una retrospettiva sulla secessione viennese che indaga il corpo come specchio di inquietudini e cambiamenti del Novecento.
Questi corpi ci somigliano: sono nudi, sono ossessionati, sono linee di voci che raccontano un’epoca lontana dalla nostra, in cui era quasi vietato mostrarsi, in cui il ritratto del n**o era qualcosa di esclusivamente voyeuristico e lussurioso, qualcosa da fare di nascosto, di vietato; qualcosa per cui Manet anni dopo sarà accusato di scandalo.
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Nel visual: Gustav Klimt, Donna sdraiata, 1904-1905, Budapest, Museo di Belle Arti © Museum of Fine Arts, Budapest