Mi chiamo Laura Piani e sono di Udine. Sono laureata in Scienze dell'informazione ma ora sono ceramista. Nel mio curriculum si legge che sono laureata in Scienze dell’Informazione e che ho fatto un master in Informatica Medica. Per quindici anni ho effettivamente lavorato per un’importante società che gestisce i sistemi informatici di supporto alla sanità. La mia persona, però, è sempre stata cara
tterizzata anche dall’impegno politico e sociale e dalla creatività che, da quando ho scoperto il mondo della ceramica, è diventata parte sempre più importante della mia vita. Alla soglia dei quarant’anni, abbiamo deciso come famiglia, di inseguire un piccolo, grande sogno nel cassetto e di fare una scelta decisiva per poter avere ritmi e tempi di vita più sostenibili. Mi sono dunque licenziata da un ‘posto sicuro’. A quel tempo, ad essere onesta, non immaginavo che il sogno di aprire un laboratorio di ceramica potesse diventare realtà. Ho però continuato a sperimentare, a cercare di crescere seguendo seminari e corsi con maestri ceramisti italiani e stranieri e a coltivare l’idea di portare la ceramica nella quotidianità delle persone con dei piccoli oggetti: i bottoni. I bottoni mi hanno sempre affascinato. Hanno attraversato tutta la storia dell’umanità ma fanno parte anche della storia di ciascuno di noi. Realizzarli con l’argilla che porta in sé la storia della Madre Terra era ed è per me ancor più affascinante. All’inizio quest’avventura è stata condivisa con un’amica. Insieme abbiamo realizzato i primi bottoni e partecipato ad eventi sempre più importanti. Ho capito che dove pensiamo di non poter mai arrivare, camminare in buona compagnia può fare la differenza. Stili e scelte di vita personali non potevano non fare parte anche di questo mio nuovo lavoro. Il mio tentativo è quello di lavorare con un ‘ciclo chiuso’, riutilizzando anche gli scarti di lavorazione. Inoltre, nella ricerca di materiali di supporto per il confezionamento o per la realizzazione di manufatti in cui la ceramica incontra il legno, il feltro o altro, cerco di collaborare con realtà artigianali locali, cooperative sociali o di utilizzare materiali derivanti da progetti avviati nell’ambito del commercio equo. Guardare oggi i primi bottoni sfornati mi fa capire quanta strada è stata percorsa. Ora l’attività è diventata una vera e propria realtà imprenditoriale artigianale. Il sogno nel cassetto è diventato realtà insegnandomi che dobbiamo essere capaci, sì di sognare ma anche di osare per un futuro differente e realmente possibile.