Angela Squarcia

Angela Squarcia Amante dell'arte
Graphic designer
Docente di grafica

Il mio perché:
La buona comunicazione ci rende migliori.

Libera professionista e docente di grafica con base a Torino. Ho studiato arte, grafica, marketing e comunicazione. Offro servizi di consulenza per la comunicazione visiva.

08/06/2026

La scorsa settimana ho percorso la Via Francigena da Oulx a Torino. Si tratta di un tratto secondario, probabilmente poco battuto. Ecco cosa ho imparato.

1️⃣ Cerca di evitare tappe da 30 km. Il che non è per niente scontato sulla Francigena dove mi trovavo, perché di fatto su quella variante non c'è ospitalità per i pellegrini e, onestamente, 100€ a notte: no grazie.
Per avere ospitalità (più o meno) pellegrina (escludendo l'ospitalità parrocchiale) si può dividere il percorso in 3 tappe: Oulx - Susa (30 km), Susa - Avigliana (36 km), Avigliana - Collegno (evitando di caminare dentro Torino: 25 km). Ma con le temperature dello scorso week end la risposta è: NO.

2️⃣ Non ostinarti a proseguire. Se fa troppo caldo, se le energie mancano e gambe e piedi fanno male: fermati. Raggiungi la stazione più vicina (su quel tratto della Francigena più o meno una ogni 5 km) e sali sul treno per la tappa successiva. Riposati e il giorno dopo ricomincia. Arrivare allo stremo delle forze e rischiare infortuni, fidati, ho provato, non vale la pena.

3️⃣ Puoi raccogliere tutte le info che vuoi su tracciato e altimetria ma quelle più importanti te le può dare solo chi lo ha già fatto o chi conosce quei particolari sentieri. Mi sono trovata in mezzo al niente con il cellulare che prendeva poco, stanca, poca acqua e il sentiero quasi scomparso. Non è stato bello. Se puoi, evita.

Il punto però è che (almeno per me) camminare, soprattutto sulle vie dei pellegrini, crea dipendenza. Quindi il terzo giorno, portati a casa 2/3 dei km che volevo percorrere a piedi, in preda a inequivocabili sintomi di spossatezza e con una caviglia e un'anca che mi avrebbero tenuta ferma per la settimana successiva, ero già lì a progettare il nuovo cammino.

Seguimi per la prossima tappa!

23/05/2026

Perché smettere di fare cose? Perché fare troppo fa male. Come si fa a smettere di fare per stare bene? Adesso ti racconto come ho fatto io.

Qualche giorno fa mi manda il link di un evento di con .brutti e mi chiede: "andiamo?". Vedo talmente poco Giorgia, che per quanto mi riguarda poteva anche propormi bird whatching al parco della Maddalena, avrei detto di sì.

Mai ricamato, mai avuto il desiderio di imparare a farlo, ma il mio maestro di yoga mi aveva dato il compito di fare niente, cioè qualcosa che non avesse assolutamente nessuno scopo, e provare questo workshop mi è sembrata una buona idea.

Il mood della serata lo puoi percepire dal video ma la verità è che esserci è stato molto più bello, e non solo perché ci serviva vino mentre ci pungevamo le dita con gli aghi, soprattutto perché effettivamente ero in un posto confortevole, a fare qualcosa che chiaramente non sapevo fare, senza lo scopo di imparare a farlo, senza dover rispettare nessuna scadenza, senza dover performare o compiacere qualcuno (nemmeno me stessa), senza dovermi preoccupare se il risultato fosse accettabile.

Spoiler: non è stato semplice ma questo "niente" è stato tanto emozionante.

Chiederò al mio maestro yoga se ho fatto bene i compiti questa settimana e ti farò sapere.

Intanto, se ti va, raccontami il tuo momento di "niente" e se hai già notato quanto è riposante non dover raggiungere sempre un obiettivo.

Insegnare è un lavoro polveroso? Sono appena tornata a casa esausta da un tour de force di due giorni che ha dato a un g...
16/05/2026

Insegnare è un lavoro polveroso? Sono appena tornata a casa esausta da un tour de force di due giorni che ha dato a un gruppetto di miei studenti la possibilità di fare un saltino fuori dalla loro comfort zone.

È stato estenuante?
Più di ogni limite credevo possibile.

Lo rifarei?
Che domande.

La risposta è sì, in molti casi, ma il modo di fare un saltino c'è.

10/05/2026

Combattere il burnout: come fare? Ho lavorato su me stessa più della media delle persone che mi circondano e queste sono alcune piccole lezioni quotidiane che ho imparato.

Questi non sono consigli clinici, se cerchi risposte autorevoli: vai da uno psicoterapeuta!

Mi lascia sempre perplessa il fatto che ancora sia comune pensare che in terapia ci si vada quando si è "pazzi" ovvero quando si sta clinicamente male.
Questo post vorrebbe far arrivare a chi la pensa così che in terapia ci si va prima di stare male, perché poi potrebbe essere troppo tardi.

Un consiglio che do sempre ad amici e amiche è: non pensare a cambiare l'intera vita, inizia a cambiare le piccole cose quotidiane. È meno faticoso e più facile.

Nel video mi sono ripresa mentre preparo la colazione dei giorni in cui non vado di fretta. È una piccola cosa quotidiana come tante altre che faccio per dire a me stessa che mi sto regalando tempo e cura.
Poi ce ne sono tante altre: tenere la casa in ordine, avere un armadio di colori che mi fanno stare bene, leggere un libro che mi emoziona, cucinare per un'amica che mi apre il cuore...

Proprio ieri sera ho preparato da mangiare per un'amica che entrava in casa mia per la prima volta, e la prima cosa che ha detto quando è entrata è stata "che senso di pace"!

Se sei millennial come noi (ma anche gen X), il burnout non è per niente da sottovalutare, perché il seme era già nell'educazione che abbiamo ricevuto.

Quindi, in sintesi, ecco come ho imparato a combattere il burnout: creando pace intorno a me un piccolo gesto alla volta.

E tu?

Nuova lettura: "Chat GPT e le intelligenze artificiali" edito da  Capitolo prefe: quello sulla creatività! Usi l'intelli...
30/04/2026

Nuova lettura: "Chat GPT e le intelligenze artificiali" edito da

Capitolo prefe: quello sulla creatività!

Usi l'intelligenza artificiale per la tua creatività?
Fammelo sapere.

Adoro la neve. Ogni tanto mi rendo conto che passo troppo tempo in città e troppo poco in mezzo alla natura.
19/02/2026

Adoro la neve. Ogni tanto mi rendo conto che passo troppo tempo in città e troppo poco in mezzo alla natura.

Perché la creatività è disordinata? Me lo sono chiesta oggi mentre correggevo i compiti dei miei studenti. Perché si, pe...
14/02/2026

Perché la creatività è disordinata? Me lo sono chiesta oggi mentre correggevo i compiti dei miei studenti.

Perché si, penso che ci sia una logica dietro quel caos! E credo che il motivo risieda nel fatto che si abbia la percezione distorta che la creatività debba essere necessariamente libera dagli schemi. Il che non è assolutamente sbagliato ma non è nemmeno del tutto vero.

La creatività è una dote meravigliosa, ne sono affascinata da quando ero bambina e riempivo quaderni su quaderni di forme e colori, perché sentivo dentro che quel qualcosa doveva assolutamente ve**re fuori o sarei potuta esplodere.

Ecco, questo è la creatività nel suo senso più ampio, cioè la capacità di generare idee andando oltre la riproduzione di ciò che esiste già.

Tuttavia quello che è la creatività per chi fa grafica, e che insegno nelle mie lezioni, non è "creatività" ma "creatività applicata al graphic design", dove la parola chiave è "design" non "creatività". Per il design la creatività è fondamentale ma si deve intendere più come la descriveva Bruno Munari:

"Creatività non vuol dire improvvisazione senza metodo: in questo modo si fa della confusione e si illudono i giovani a sentirsi artisti liberi e indipendenti. La serie di operazioni del metodo progettuale è fatta di valori oggettivi che diventano strumenti operativi nelle mani di progettisti creativi."

Quindi creatività per se stessa ok, va bene usata sul taccuino dove tracciamo segni, a caso, senza senso mentre pensiamo ad altro. Creatività per il graphic design invece si manifesta attraverso l'uso creativo delle regole del metodo progettuale e, quanto più la progettazione sarà ben fatta, tanto più il risultato sarà creativo!

E tu da che parte stai? "Design n**i" o fuori dagli schemi?

Le giornate si allungano e cominciano a sapere un po' di primavera.
14/02/2026

Le giornate si allungano e cominciano a sapere un po' di primavera.

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