10/07/2026
Stamattina ho perso parecchio tempo per cambiare fornitore di un servizio. Per correttezza non farò nomi.
Ero cliente da diversi anni e avevo con loro più servizi attivi. Al momento del rinnovo mi sono trovata davanti a un prezzo più che raddoppiato, giustificato con un generico "adeguamento dei costi". Ho contattato l'assistenza per comunicare che, a quelle condizioni, avrei cambiato fornitore. Solo allora mi è stato proposto uno sconto del 20%.
Ma il punto non era lo sconto.
Ho cercato altrove e ho trovato un servizio che costa quanto pagavo prima e offre persino qualcosa in più. Così ho iniziato il trasferimento e, alla naturale scadenza, farò lo stesso con gli altri servizi.
Questa esperienza mi ha colpita perché da oltre quarant'anni lavoro come libera professionista e ho sempre cercato di seguire una strada diversa.
Ho clienti che accompagno fin da quando avevo ventiquattro anni. Nel tempo si sono affidati a me per nuovi lavori, mi hanno presentato ai loro familiari, agli amici, ai colleghi. Mi hanno seguito quando ho cambiato sede. Alcuni li ho salutati solo quando la vita ce li ha portati via.
Con molti di loro il rapporto è andato ben oltre quello tra professionista e cliente. Si è costruita una fiducia reciproca fatta di conoscenza, stima, rispetto. Ed è proprio quella fiducia che ci ha permesso, anno dopo anno, di realizzare lavori sempre migliori.
Ho sempre pensato che un cliente fedele non fosse un cliente "acquisito". Al contrario, è quello che merita più attenzione. Perché ogni volta che torna ti sta dicendo, con i fatti: "Continuo a fidarmi di te".
Negli anni ho visto tanti scegliere una strada diversa: conquistare la fiducia di un cliente e poi considerarla un capitale da sfruttare, invece che un patrimonio da custodire. Probabilmente, in molti casi, hanno ottenuto anche risultati economici migliori dei miei.
Io, però, non ho mai voluto lavorare così.
Con il passare del tempo questo modo di fare è diventato sempre più diffuso. Abbiamo perso il valore del rapporto personale, del professionista che ti conosce, dell'artigiano che sa chi sei. Al loro posto sono arrivati servizi sempre più grandi, standardizzati, impersonali, dove il cliente è spesso solo un numero.
Per questo continuo a cercare e a scegliere, ogni volta che posso, quelle persone e quelle realtà che hanno conservato un'altra idea di lavoro: quella in cui la fiducia non è qualcosa da sfruttare, ma il bene più prezioso da meritare, ogni giorno.
In fondo, non parlo solo di fornitori o di clienti. È una logica più grande, che va oltre il lavoro e oltre i rapporti tra le persone: è il modo stesso in cui, sempre più spesso, si concepisce la vita. Si usa e si getta. Si sostituisce invece di riparare, si consuma invece di custodire, si passa oltre invece di restare. Ho sempre creduto, al contrario, che le cose belle — un lavoro, un legame, una scelta — vadano coltivate nel tempo, con pazienza e cura, perché è proprio quella cura a dare loro valore.