28/07/2017
Un accesso non autorizzato ai dati di clienti italiani, avvenuto attraverso un partner commerciale esterno: la nota con la quale UniCredit ha “ammesso” di aver subito un'intrusione informatica di vasta proporzione (400mila gli utenti interessati) riporta ancora una volta al centro dell'attenzione la questione della cybersecurity in ambito bancario. Una questione aperta, un problema (lo dimostrano i non isolati casi di attacco) ancora irrisolto nonostante le banche e l'industria finanziaria nel suo complesso siano, storicamente, i soggetti più sensibili all'imperativo di proteggere in modo adeguato i sistemi informatici.
Come si legge in una recente indagine condotta da Kaspersky Lab e B2B International, il finance spende infatti tre volte di più degli altri settori in sicurezza informatica. E non solo: i budget sono in crescita e il 64% delle banche prevede nuovi investimenti in cybersecurity per far fronte a minacce sempre più numerose e per soddisfare le richieste degli organi governativi di regolamentazione, del top management e dei clienti.
Sempre dallo stesso studio si evince che la maggior parte dei rischi è legata ai servizi di mobile e online banking. Gli attacchi (DDos in particolare) effettuati a questi ultimi costa in media a una banca oltre 1,7 milioni di dollari, il doppio degli oneri sostenuti per riprendersi da un incidente malware, pari in media a 825mila dollari. Le campagne di phishing e social engineering sono ancora tra gli assi nella manica dei cybercriminali, con il 46% delle banche che segnala questo tipo di attacchi ai danni dei propri clienti mentre il 70% parla più in generale di frodi finanziarie andate a buon fine.
(Fnte: www.ilsole24ore.com)