17/06/2026
Ogni volta che parliamo con agricoltori o gestori di agriturismi abbiamo notato che emerge un problema comune: 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙖𝙥𝙚𝙧𝙚 𝙢𝙖𝙞 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙩𝙖 𝙖𝙘𝙦𝙪𝙖 𝙨𝙞 𝙨𝙩𝙖 𝙚𝙛𝙛𝙚𝙩𝙩𝙞𝙫𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙪𝙩𝙞𝙡𝙞𝙯𝙯𝙖𝙣𝙙𝙤.
Ma non per negligenza, semplicemente per assenza di strumenti.
In 𝙄𝙩𝙖𝙡𝙞𝙖, la grande maggioranza delle piccole aziende agricole, quelle sotto i 10 ettari (che rappresentano quasi il 60% di chi dichiara problemi idrici secondo l’ISTAT), gestisce l’𝙞𝙧𝙧𝙞𝙜𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙖𝙣𝙘𝙤𝙧𝙖 “𝙖 𝙨𝙚𝙣𝙨𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚”, ossia si apre la valvola quando il terreno sembra asciutto e si chiude quando sembra bagnato.
Questo approccio andrebbe cambiato e sostuito con i dati. 𝘼𝙫𝙚𝙧𝙚 𝙙𝙖𝙩𝙞 𝙞𝙣 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤 𝙧𝙚𝙖𝙡𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙖𝙡𝙡’𝙖𝙜𝙧𝙞𝙘𝙤𝙡𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙥𝙧𝙚𝙣𝙙𝙚𝙧𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙘𝙞𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙤𝙧𝙞, poiché hanno la possibilità di verificare, ad esempio, le variazioni di umidità del suolo tra zone diverse anche nello stesso appezzamento, infatti irrigare “a tappeto” non ha senzo agronomico. Altra cosa che a molti sfugge è che in realtà i picchi di spreco d’acqua molto spesso avvengono la notte, quando nessuno controlla e i sistemi rimangono aperti più del necessario.
Sicuramente la risposta alla crisi idrica non può essere solo infrastrutturale (nuovi invasi, nuove reti), in contemporanea occore 𝙛𝙤𝙧𝙣𝙞𝙧𝙚 𝙖𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙜𝙧𝙞𝙘𝙤𝙡𝙩𝙤𝙧𝙞, 𝙨𝙤𝙥𝙧𝙖𝙩𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙖𝙞 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙥𝙞𝙘𝙘𝙤𝙡𝙞, 𝙜𝙡𝙞 𝙨𝙩𝙧𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙥𝙚𝙧 𝙘𝙖𝙥𝙞𝙧𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙨𝙩𝙖 𝙨𝙪𝙘𝙘𝙚𝙙𝙚𝙣𝙙𝙤 𝙣𝙚𝙡 𝙡𝙤𝙧𝙤 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙚𝙣𝙤.
Noi nel nostro piccolo, con il progetto , di cui vi parleremo nei prossimi giorni, abbiamo provato a fornire un possibile strumento agli agriturismi.
Ma nel frattempo:
qual è il principale ostacolo all'adozione di sistemi di monitoraggio idrico nelle piccole aziende? Costo? Complessità? Diffidenza?
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