21/01/2026
Oggi parleremo di CyberSecurity.
Sta facendo discutere il caso di Andrea Galeazzi, uno dei più noti creator tech italiani, che in pochi secondi ha perso l’accesso al suo account Google e al canale YouTube da oltre 1,4 milioni di iscritti.
Tutto è partito da una mail di finta collaborazione, studiata nei dettagli sulle sue reali criticità audio e costruita con tecniche di social engineering potenziate dall’AI.
La pagina di destinazione era impeccabile: HTTPS, grafica professionale, testo coerente. Nessuna richiesta “strana”, solo la solita procedura per “validare il canale” e confermare che fosse davvero il proprietario. Nel flusso di autorizzazione, però, ha concesso agli attaccanti un accesso di livello altissimo al suo account Google: in pratica, la chiave di casa. Da lì è stato un treno lanciato: in circa 15–20 secondi hanno cambiato password, email di recupero, numero di telefono e invalidato i codici di backup, aggiungendo persino un token fisico di autenticazione a loro controllo.
Quando ha provato a reagire, era già stato disconnesso da tutto. La doppia autenticazione non è stata “bucata” in automatico: è stata aggirata perché era stato lui, ingannato, a consegnare tutte le autorizzazioni richieste. Una volta dentro, gli hacker hanno rebrandizzato il canale, cambiato nome, logo e grafica, e lanciato dirette truffaldine sulle criptovalute per spingere investimenti fasulli.
Il risultato: canale oscurato da YouTube per violazione delle policy e un enorme danno di immagine, economico e relazionale.
Da questo caso emerge una verità scomoda: non basta attivare la 2FA per essere al sicuro. Se usiamo un’unica mail per lavoro, social, banca e vita privata, se clicchiamo su ogni proposta “troppo perfetta” e se autorizziamo applicazioni o pagine che non conosciamo, stiamo noi stessi aprendo la porta. Servono processi, segmentazione degli account, formazione continua e un sano livello di paranoia digitale.
In HST Informatica aiutiamo aziende e professionisti a non arrivare a questo punto: analisi delle superfici di attacco, revisione dei flussi di accesso, formazione contro phishing e social engineering, policy di sicurezza pensate per persone reali, non solo per manuali tecnici. Perché se possono hackerare un esperto come Galeazzi, nessuno può permettersi di sottovalutare il problema.