Input è un termine inglese con significato di "immettere" che in campo informatico definisce una sequenza di dati o informazioni, immessi per mezzo di una "periferica detta appunto di input" e successivamente elaborati. Il termine, approdato in Italia con la prima informatica degli anni sessanta indicava al contempo i dati di entrata e i supporti che li contenevano. Se trasportiamo questa terminol
ogia nel campo architettonico più' esteso e lo agganciamo ad un altro elemento fondante l'idea alla base del collettivo, l'open source, probabilmente si inizia a configurare la reale visione del progetto. Open source è anche esso un termine derivato dal campo informatico alla base dei modelli di partecipazione in e con la rete. L'open source nasce nel 1991 e fonda tutto il suo essere nella condivisione delle idee e dei progetti a beneficio di chiunque si trovi ad utilizzare. Questo aspetto purtroppo oggi è ancora estremamente limitato nel campo dell'architettura e del design, ad eccezione di poche realtà presenti in rete, e si cerca invece di promuovere ancora metodi di progettazione metodologicamente legati al secolo scorso e con uno scarsissimo valore dedicato alla partecipazione attiva. Il collettivo "Input" si prefigge all'interno dei suoi progetti di creare un pattern di linguaggio condivisibile, grammaticale quasi, in grado di coinvolgere gli utenti insieme ai professionisti del settore in modo da creare, grazie ad un unico linguaggio condiviso, l'ambiente che ci circonda. Input nasce dall'idea di sei giovani professionisti, "Architetti", i quali hanno capito l'importanza di poter assecondare le naturali propensioni di un luogo ascoltando le reali esigenze dei fruitori, primi ed unici protagonisti della vita urbana. Uniti da una comune sensibilità alle tematiche sociali, abbiamo voluto mettere in gioco le nostre professionalità per promuovere progetti di riqualificazione urbana. La strategia di intervento si basa sulla consapevolezza che bastano pochi piccoli segni per innescare un nuova percezione della città e generare dinamiche virtuose di comunità in senso di appartenenza e collaborazione attiva. L'obbiettivo di ogni progetto risiede nella volontà di riuscire a sviluppare un sentimento collettivo che spesso manca nella città contemporanea, molto spesso anche per colpa degli stessi Architetti, spingendo la popolazione ad una presa di coscienza del proprio territorio e del ruolo sociale dell'architettura stessa. Lavorare su piccoli progetti introduce nuovi e rapidi modelli di alterazione puntuale della realtà urbana capaci di generare un più ampio processo di rigenerazione sociale spontanea di intere parti di territorio. In tal senso lo scopo è quello di proporsi come laboratorio di archipuntura e conservazione culturale, operando su luoghi abbandonati o degradati e senza troppi interessi evidenti, impiegando principalmente materiali di recupero, a basso impatto economico e cercando di realizzare il tutto con tecnologie leggere. La volontà è senz'altro quella di rispondere alle esigenze e alle necessità reali degli utenti, a volte palesate con goffi e improvvisati mezzi che lasciano trasparire però al meglio la vera funzione desiderata per un luogo o anche solo per una aiuola. Basta una piccola sedia di paglia, magari anche decisamente consumata, per farci comprendere come un'area verde, sprovvista di ogni comfort, voglia essere un luogo dove stare oltre che un luogo di passaggio. INPUT di vita quotidiana, da cogliere e progettare insieme per un "decoro" necessario ai giorni nostri all'interno delle città. Come ogni buon principio Open Source, tutti i progetti, per la loro realizzabilità rispondono a ai principi del found searching e del crowfounding, interloquendo anche principalmente con gli attori del territorio in esame che diventano partner e sostenitori delle iniziative, in maniera materiale o immateriale che sia. I Progetti e gli scenari su cui vogliamo intervenire sono tutti caratterizzati da un comune denominatore, sono luoghi in cui si evidenzia in maniera palese "la centralità tra i corpi urbani e gli spazi urbani", luoghi in cui si percepisce un diritto mancato di poter esercitare la propria presenza e che risuonano di una volontà celata di voler rimettere in ballo la fisicità della città e dei suoi cittadini. Il Collettivo di Architettura Open Source "INPUT" vuole quindi essere un team infinito di possibili interlocutori progettuali, professionisti o solo attori della vita di un luogo, e si pone come qualcosa che prova con vigore a far cambiare il modo di ragionare sull'architettura e su quei luoghi che sembrano avulsi da una idea comune di vita. La strada scelta è quella di promuovere e condividere idee, progetti e piani creando una piattaforma in cui si potranno caricare nuove idee esterne, revisionare i progetti proposti, collaborare ed implementare le sfide specifiche, gestire i progetti in ogni loro fase, .....costruire un futuro più sostenibile.
«Abitare vuol dire progettare» _John Habraken