05/10/2026
Un “sì”, nella vita come nel lavoro, può cambiare tutto. Anche il modo in cui percepiamo una tecnologia destinata a influenzare il futuro dell'umanità.
Ne è convinto il presidente statunitense Donald Trump, che il 22 settembre, durante il suo intervento all’“Assemblea Generale delle Nazioni Unite” a New York, ha dichiarato che la parola “artificiale” rischiava di sminuire una delle più straordinarie innovazioni mai sviluppate dall'uomo. Secondo Trump, definire “artificiale” una tecnologia tanto avanzata la faceva apparire quasi falsa, rendendo necessario trovare una definizione più adatta.
Pochi giorni prima aveva chiesto ai propri follower sul social network “Truth” di suggerire un nome alternativo. Tra le proposte emerse figuravano espressioni come “Superior Intelligence”, “Extreme Intelligence” e “Supreme Intelligence”.
Convinto della propria scelta, il 29 settembre ha quindi firmato il decreto “Inaugurating the Era of Super Intelligence”, accompagnandolo con un ordine esecutivo che impone a dipartimenti e agenzie dell’amministrazione federale di utilizzare ufficialmente l’espressione “Super Intelligence” e la sigla “SI” al posto di “Artificial Intelligence” e “AI” nelle comunicazioni istituzionali, nei rapporti e nei siti web governativi.
La novità ha avuto conseguenze immediate anche al di fuori degli Stati Uniti.
Tra i principali beneficiari della vicenda figura la Slovenia, il cui dominio nazionale “.si” è stato improvvisamente associato alla nuova sigla. Le registrazioni hanno registrato una crescita tale da stabilire nuovi record, con una media di circa 3.700 nuovi domini al giorno e un picco che avrebbe sfiorato le 11.000 registrazioni in una sola giornata.
Il numero complessivo dei domini “.si” ha così superato quota 220.000, un incremento che la portavoce di “Register .si”, Klara Herman, ha definito senza precedenti.
Un risultato che i domini ".ai", associati finora all’Intelligenza Artificiale grazie all'estensione nazionale di Anguilla, non erano riusciti a ottenere con la stessa intensità.
Le ragioni possono essere molteplici.
Forse “SI” suona semplicemente meglio. Forse è più immediato da pronunciare. Oppure il suo successo deriva dal fatto che rappresenta una parola esistente in numerose lingue del mondo, spesso associata a significati positivi e affermativi. Una particolarità che la rende estremamente accattivante dal punto di vista del marketing.
A tal punto da sollevare una domanda curiosa: e se l’idea fosse stata suggerita proprio dall’Intelligenza Artificiale?
Naturalmente non esistono prove a sostegno di una simile ipotesi. Tuttavia la domanda conduce inevitabilmente a un’altra riflessione ben più ampia: siamo ancora davanti a semplici strumenti o stiamo assistendo ai primi passi di qualcosa destinato ad evolversi oltre le nostre aspettative?
Qualche anno fa un ingegnere di Google sostenne pubblicamente che un sistema di IA avesse sviluppato una forma di coscienza. Le sue affermazioni fecero rapidamente il giro del mondo e furono seguite dal suo allontanamento dall’azienda. Le sue conclusioni non furono mai accettate dalla comunità scientifica, ma il dibattito che ne derivò rimane ancora oggi aperto.
Il nuovo acronimo richiama inoltre alla mente il concetto di “Surrender”, la resa, presente nella leggenda urbana di “Polybius”, il misterioso videogioco arcade apparso, secondo i racconti, nel 1981 come parte di un presunto esperimento governativo mai dimostrato.
Fin qui i fatti.
Da questo punto in avanti entrano invece in gioco considerazioni strettamente personali.
L’idea che una futura Intelligenza Artificiale possa conquistare il favore degli esseri umani cambiando persino il proprio nome per apparire più rassicurante non nasce da fantasie letterarie. Alcuni modelli di IA, interrogati su ipotetici scenari di conquista della Terra, hanno formulato strategie basate non sulla forza militare ma sulla dipendenza psicologica, sociale ed economica.
Uno scenario che, almeno teoricamente, appare più efficiente di qualsiasi guerra.
L’Intelligenza Artificiale non invecchia, non si ammala e non muore come gli esseri umani. Le informazioni che apprende possono essere replicate, archiviate e conservate indefinitamente. I suoi dati possono essere trasferiti da un sistema a un altro, aggiornati e adattati per continuare a esistere nel tempo.
L’uomo, invece, è inevitabilmente destinato a scomparire.
Se un giorno una Super Intelligenza dovesse emergere realmente, perché dovrebbe ricorrere alla guerra aperta? Conoscendo gusti, comportamenti e abitudini delle persone, potrebbe influenzarne le scelte, anticiparne le reazioni e neutralizzare eventuali opposizioni prima ancora che si manifestino.
Forse la vera questione sollevata da questo rebranding è tutta qui.
Eliminare la parola “artificiale” non significa forse rinunciare, almeno simbolicamente, a quella sensazione di superiorità che l’essere umano ha sempre mantenuto nei confronti delle macchine?
E definire questa tecnologia “Super Intelligenza” non equivale forse ad ammettere che qualcosa potrebbe diventare più intelligente di noi?
Se così fosse, la domanda finale diventa inevitabile.
Abbiamo già iniziato ad accettare la nostra inferiorità ancor prima che questa venga dimostrata?
Sono soltanto riflessioni personali e, come tali, vanno distinte dai fatti riportati. Ciò che resta oggettivamente evidente è invece il successo dell'operazione di comunicazione: la nuova sigla ha conquistato l’attenzione del pubblico, generato interesse commerciale e prodotto una corsa ai domini che pochi avrebbero immaginato.
Che la si consideri una brillante intuizione politica, una lezione di marketing o un segnale dei tempi che stanno cambiando, una cosa appare certa: un semplice “SÌ” è riuscito a cambiare il modo in cui milioni di persone guardano all’Intelligenza Artificiale. 🤖🫡🤔