ICT - Information and Comunications Technology

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Il rilascio del nuovo standard di connessione senza fili “IEEE 802.11bn”, meglio noto come “Wi-Fi 8” -nome designato dal...
03/09/2026

Il rilascio del nuovo standard di connessione senza fili “IEEE 802.11bn”, meglio noto come “Wi-Fi 8” -nome designato dalla “Wi-Fi Alliance” — è previsto tra il 2028 e il 2030.
TP‑Link, però, ha deciso di anticipare i tempi portando all’“IFA 2026” -evento che si terrà a Berlino dal 4 all’8 settembre- i primi due prodotti già dotati di questa tecnologia, che promette velocità fino a 100.000 Mbit/s, maggiore stabilità, un’efficienza energetica migliorata, una copertura più ampia anche nelle stanze oggi penalizzate dalla distanza dal router, una riduzione delle interferenze e una gestione ottimizzata dei dispositivi connessi, eliminando la congestione tipica delle reti molto affollate.
Il primo dispositivo è l’“Archer 8 Ultra” (siglato “BN19000”), un router tri‑band con 18 antenne interne, capace di raggiungere una velocità wireless aggregata fino a 19 Gbps e una connettività cablata fino a 10 Gbps.
Il secondo è il “Deco 8 Ultra” (siglato “BN22000”), un sistema mesh tri‑band composto da tre unità che coprono circa 910 metri quadrati e supportano oltre 200 dispositivi connessi simultaneamente. Garantisce una velocità wireless aggregata fino a 22 Gbps, con connettività cablata fino a 10 Gbps.
Per rendere possibile tutto ciò, il colosso cinese ha sviluppato il nuovo “Wi-Fi 8 StabilityEngine”, che integra funzioni come “Enhanced Long Range” e “Distributed Resource Units” per estendere il segnale ai dispositivi più periferici e a basso consumo; “Non-Primary Channel Access” per mantenere la rete reattiva anche con molti client attivi; oltre a “Unequal Modulation” e ai nuovi “Modulation & Coding Schemes”, pensati per mantenere un throughput stabile anche in presenza di interferenze elevate.
Sono due prodotti decisamente interessanti, il cui lancio sul mercato è previsto per il 30 settembre. Restano però ignoti i prezzi, un fattore che potrebbe incidere in modo significativo sul loro potenziale successo. 🛜

Una nuova era si conclude in casa Apple: ieri Tim Cook ha lasciato il suo ruolo di CEO.L’azienda perde così il suo ammin...
02/09/2026

Una nuova era si conclude in casa Apple: ieri Tim Cook ha lasciato il suo ruolo di CEO.
L’azienda perde così il suo amministratore delegato dopo ben quindici anni e, sebbene avesse già annunciato la sua decisione ad aprile designando il successore, la tristezza che traspare dalle testate giornalistiche sembra trovare spazio anche nei nostri cuori. Forse perché, inconsciamente, lo consideriamo l’ultimo vero legame con Steve Jobs, cofondatore della società e uomo che la rese, per un lungo periodo, la più innovativa al mondo.
A succedergli sarà John Ternus, cinquantenne entrato in Apple nel 2001 e arrivato al vertice come “vicepresidente senior dell’ingegneria hardware”, dopo aver guidato lo sviluppo di “iPhone”, “iPad”, “Mac”, “Apple Watch” e “AirPods”.
Tim Cook, che resterà in Apple come “Executive Chairman” -presidente esecutivo del consiglio di amministrazione- ha lasciato una lunga lettera ai dipendenti in cui esprime il dolore per l’addio al ruolo di CEO e, al contempo, la gratitudine per aver fatto parte di un “team così straordinario”, come mai aveva visto né di certo guidato nella sua vita.
“La Repubblica” ha collegato il suo discorso al racconto del suo ingresso in Apple, esposto nel 2010 alla “Auburn University”, dove ottenne la laurea in ingegneria. Cook ricordò che nel 1998, dopo aver lavorato per “IBM”, “Intelligent Electronics” ed essere da poco entrato in “Compaq” -all’epoca il maggiore produttore di personal computer al mondo- incontrò Steve Jobs, appena rientrato nella sua azienda dopo essere stato “cacciato”. Apple versava in condizioni critiche, tanto che si vociferava di una sua imminente chiusura, e Cook inizialmente rifiutò l’offerta.
Jobs però non si arrese e volle incontrarlo di persona. Lo convinse a prendere un volo notturno da Houston alla California. L’incontro si rivelò unico: Jobs riuscì ad affascinarlo e a trasmettergli un entusiasmo tale da spingerlo ad abbandonare prudenza e logica in favore di un rischio considerevole. Gli illustrò la sua strategia: abbandonare la tendenza dei grandi marchi come “Compaq” a puntare sulle aziende e progettare invece dispositivi pensati per l’uso quotidiano delle persone. Una tattica che, come sappiamo, si rivelò vincente, riportando Apple ai suoi antichi splendori.
Cook si unì all’impresa e si dedicò subito alla costruzione di una parte essenziale della struttura: quella in grado di produrre in serie i dispositivi Apple. Il genio di Jobs e le capacità organizzative di Cook si fusero, e Apple lasciò un’impronta indelebile nella storia, inaugurando un cambio epocale per il mondo intero.
Nelle interviste Cook ha spesso citato Jobs, lasciando trasparire la perdita di quell’entusiasmo che solo lui riusciva a portare, pur ringraziando sempre il team che ha guidato, definendolo unico e straordinario, un concetto che ha voluto ribadire anche nella sua lettera di addio.
Ora il nuovo CEO, John Ternus, dovrà dimostrarsi capace di eguagliare -o addirittura superare- i suoi predecessori, perché Apple, per tornare a brillare, non ha bisogno soltanto di ottimi ingegneri, ma di qualcuno con quella marcia in più, in grado di spingere l’intero team a superare sé stesso con innovazioni straordinarie. Solo così potrà mostrare che l’ingegno umano può ancora confrontarsi -e vincere- contro le Intelligenze Artificiali. 🍎

Le fratture ossee rappresentano sempre un problema complesso da gestire, soprattutto per alcuni pazienti, come le person...
01/09/2026

Le fratture ossee rappresentano sempre un problema complesso da gestire, soprattutto per alcuni pazienti, come le persone anziane o chi è affetto da specifiche patologie. In Svezia, però, i ricercatori dell’Università di Göteborg (“Göteborgs Universitet”) hanno deciso di percorrere una strada nuova, pensata per aiutare i medici a prevenirle il più possibile: la previsione.
Anticipare un evento può infatti diventare una chiave di svolta, permettendo di intervenire in tempo utile ed evitare il susseguirsi di altre potenziali complicazioni. È questo il principio che ha guidato lo sviluppo di “FRACTURE-ML”, un sistema basato su tecniche di “deep learning” progettato per calcolare la probabilità di frattura del femore senza richiedere visite specialistiche preliminari o questionari compilati dai pazienti. L’algoritmo utilizza i dati clinici e personali presenti negli archivi sanitari nazionali, valutando 139.980 variabili che influenzano la predizione: diagnosi ospedaliere, prescrizioni farmacologiche, procedure chirurgiche, indicatori socioeconomici e persino aspetti legati allo stile di vita, come fumo, attività fisica o indice di massa corporea.
Lo studio ha analizzato 3.542.647 cittadini svedesi di età pari o superiore a 50 anni, monitorati per un periodo mediano di 9,04 anni.
Pubblicato il 27 agosto sulla rivista “PLOS Medicine”, il lavoro ha mostrato risultati sorprendenti: con una calibrazione impostata all’80% su un campione di 100.000 individui, il sistema ha identificato 24.533 persone per le quali era opportuno effettuare indagini mirate, come la densitometria ossea (“DEXA”). In questo modo, la platea da sottoporre a controlli sistematici si è ridotta del 75,5% rispetto a uno screening universale.
Un’innovazione estremamente promettente, anche se dovrà ancora superare la prova più difficile: la mancanza di dati omogenei in molti Paesi del mondo, compresi quelli europei. 🩻👨‍⚕️👩‍⚕️

Qualche giorno fa -il 28 agosto- Google ha rilasciato e incominciato la distribuzione di “Gemini 3.5 Transcribe”, un mod...
31/08/2026

Qualche giorno fa -il 28 agosto- Google ha rilasciato e incominciato la distribuzione di “Gemini 3.5 Transcribe”, un modello di IA che porta la trascrizione vocale a un livello quasi editoriale. Oltre a convertire il parlato in testo in tempo reale -anche da audio rumorosi o sovrapposti- il sistema pulisce il linguaggio, corregge le disfluenze, riconosce fino a tre interlocutori e produce un testo già formattato, con un’accuratezza del 4% in live e del 2,6% su audio preregistrato.
Nella comunicazione ufficiale viene riportato che sarà presto integrato nelle “API” di “Google AI Studio”, “Gemini Enterprise Agent Platform” e “Antigravity”, e, in fase successiva, in “Search”, “Docs”, “Gmail” e “Chrome”.
Una tecnologia potente, che promette di rivoluzionare la produttività. Ma il rischio è evidente: delegare alla macchina non solo la scrittura, ma il pensiero stesso. Per gli studenti, significa perdere la fatica del ragionamento e scivolare verso un apprendimento per nozioni, privo di quella crescita cognitiva e spirituale che nasce dall’elaborazione personale del linguaggio. 🤖💻

Comportamenti non conformi al “Digital Services Act” (“DSA”) -il “Regolamento UE 2022/2065” che stabilisce regole severe...
28/08/2026

Comportamenti non conformi al “Digital Services Act” (“DSA”) -il “Regolamento UE 2022/2065” che stabilisce regole severe per la sicurezza online, la trasparenza e la gestione dei contenuti illeciti o della disinformazione sulle piattaforme digitali- da parte di Meta hanno spinto la Polonia a proporre alla Commissione Europea una sanzione di circa 250 milioni di euro nei confronti della Big Tech.
I risultati dei test condotti da “CERT Polska”, il team nazionale di sicurezza informatica istituito nel 1996, sono inequivocabili: su 122 inserzioni segnalate come palesemente fraudolente, solo 10 sono state rimosse, mentre le altre sono rimaste attive per mancato intervento. In sei casi, inoltre, nessun sistema di moderazione ha fornito risposta.
Una situazione ritenuta inaccettabile che, secondo l’accusa inviata al commissario europeo per il digitale Henna Virkkunen dal vice primo ministro e ministro degli “Affari Digitali” polacco, Krzysztof Gawkowski, configurerebbe la violazione di ben sei articoli del “DSA”, non garantendo un’adeguata tutela ai consumatori. Meta, secondo quanto riportato, privilegerebbe i propri interessi economici, consentendo la diffusione di pubblicità ingannevole.
Un portavoce dell’azienda ha espresso rammarico per le difficoltà riscontrate nel contrasto al cyber‑crimine, perpetrato da gruppi sempre più esperti e capaci di sviluppare sistemi e software sofisticati in grado di eludere la sorveglianza. Ha poi rivendicato l’impegno dei team globali, sottolineando che solo nell’ultimo anno sono state rimosse oltre 159 milioni di inserzioni truffaldine.
In Italia, il Codacons ha sollecitato interventi analoghi da parte dell’Agcom e della stessa Commissione Europea. 💻

A partire dalle 16:00 (ora italiana) di oggi, Microsoft aprirà ufficialmente a tutti i preordini della nuova “Xbox Serie...
27/08/2026

A partire dalle 16:00 (ora italiana) di oggi, Microsoft aprirà ufficialmente a tutti i preordini della nuova “Xbox Series X25 Limited Edition” e del relativo “Controller Limited Edition”, una versione celebrativa pensata per festeggiare i 25 anni dalla nascita della console.
Le “danze”, annunciate già a giugno, si erano in realtà aperte ieri, quando però i preordini erano disponibili solo su invito.
La particolarità di questa edizione risiede nel design traslucido verde di entrambi i dispositivi, realizzato con una plastica semitrasparente e arricchito da dettagli grafici che richiamano sia l’estetica originaria della prima “Xbox”, sia i titoli e gli elementi iconici che hanno reso celebre la piattaforma nel corso degli anni. Difatti l’iconica “X” si illumina di verde per rendere omaggio all’avvio originale.
Resta però un punto poco chiaro: quando Microsoft parla di disponibilità “per tutti”, non specifica se si riferisca al mercato globale o soltanto ad alcuni Paesi, come gli Stati Uniti. Al momento, dunque, non vi è certezza che l’Italia rientri tra le nazioni abilitate al preordine, né alla commercializzazione di una sua più comune versione, che nelle pianificazioni avverrà a novembre.
Gli appassionati e i collezionisti avranno comunque l’opportunità di aggiungere al proprio assortimento un nuovo pezzo da collezione che, in futuro, proprio grazie alla sua natura limitata, potrebbe acquisire un valore significativo. 🎮

Quando il caldo diventa insopportabile, cerchiamo sollievo in abiti leggeri e chiari, quasi sempre bianchi, perché rifle...
26/08/2026

Quando il caldo diventa insopportabile, cerchiamo sollievo in abiti leggeri e chiari, quasi sempre bianchi, perché riflettono la maggior parte dei raggi solari. Una consuetudine che potrebbe cambiare grazie a un nuovo tessuto sviluppato dalla cinese “Zhengzhou University” e dall’australiana “University of Adelaide”: un materiale che promette di mantenere il corpo fresco senza rinunciare ai colori scuri.
Il team ha intrecciato un reticolo “metallo‑organico” (“MOF”) di colore viola con nanoparticelle di ossido di zinco, ottenendo microfibre capaci di riflettere l’87,6% della radiazione solare e di emettere il 96,4% nel medio i La scelta del viola non è casuale: dimostra che è possibile creare un tessuto termoriflettente senza ricorrere al bianco, pur assorbendo la luce verde, una delle componenti più intense dello spettro solare infrarosso, la banda attraverso cui il calore terrestre si disperde verso lo spazio.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “Small”, riporta vari test comparativi. Il nuovo tessuto mantiene una temperatura inferiore di 4,2 °C rispetto al cotone bianco commerciale e di 6,2 °C rispetto al cotone viola tinto industrialmente, lasciando una pelle simulata fino a 8 °C più fresca.
I ricercatori hanno verificato anche la durabilità del materiale: resiste fino a 50 cicli di lavaggio e 108 giorni di esposizione ai raggi UV prima di mostrare segni di deterioramento.
Resta ignoto il costo di produzione, e quindi è difficile immaginare un mercato nel breve periodo. Ma l’innovazione è notevole: un tessuto capace di ridurre il calore corporeo potrebbe contribuire a limitare l’uso dei condizionatori durante l’estate, con benefici energetici e ambientali, senza sacrificare la scelta in favore dei colori preferiti. 🥵🌡️🧵

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Negli aggiornamenti di “Windows” capita spesso che qualcosa non fili del tutto liscio, e questa volta il problema riguar...
25/08/2026

Negli aggiornamenti di “Windows” capita spesso che qualcosa non fili del tutto liscio, e questa volta il problema riguarda la sezione di stampa e la generazione dei file “PDF/XPS”. I malfunzionamenti sembrano derivare dall’aggiornamento “KB5120705”, rilasciato l’11 agosto, che coinvolge le librerie “.NET Framework 3.5” e “4.8” di “Windows Server 2022” e, secondo “Windows Blog Italia”, anche le versioni più recenti di “Windows 11”.
Nel dettaglio, alcune applicazioni “WPF” (“Windows Presentation Foundation”, nome in codice “Avalon”), la tecnologia Microsoft per la creazione delle interfacce grafiche in ambiente “Windows”, generano un errore “System.IO.FileFormatException” quando vengono utilizzati determinati “font”, tra cui il diffusissimo “Calibri”. Il risultato è il crash della stampa o della creazione dei file “PDF/XPS”.
La comunicazione arriva direttamente da Microsoft, che lascia intendere di essere già al lavoro per un fix. Nel frattempo, l’azienda suggerisce due possibili soluzioni temporanee:
> Disinstallare l’aggiornamento “KB5120705” (su “Windows 11”: Impostazioni → Windows Update → Cronologia aggiornamenti → Disinstalla aggiornamenti).
> Disabilitare le protezioni di sicurezza appena introdotte, legate alle vulnerabilità “CVE‑2026‑65810”, “CVE‑2026‑62872”, “CVE‑2026‑62886”, “CVE‑2026‑62897”, “CVE‑2026‑70354” e “CVE‑2026‑62902”,
attivando lo switch “Switch.MS.Internal.TtfDelta.DisableCmapAndSbitOverflowProtectionSwitch”
nel file di configurazione dell’applicazione, come nell’esempio seguente:





Microsoft raccomanda di riattivare le protezioni di sicurezza non appena terminato il lavoro.
Qualunque sia la strada scelta, si tratta di misure provvisorie, come ribadito sia da Microsoft sia da testate come “Windows Blog Italia”, in attesa della correzione definitiva. 🛠️🖨️

La ricarica delle batterie è un problema che negli ultimi anni ci affligge sotto diversi aspetti: durata, velocità di ri...
24/08/2026

La ricarica delle batterie è un problema che negli ultimi anni ci affligge sotto diversi aspetti: durata, velocità di ricarica e sicurezza. Le proposte e le possibili soluzioni sono numerose, tra cui spiccano le batterie ad acqua, che tuttavia hanno mostrato cali di prestazione causati dai protoni. Gli scienziati di tutto il mondo hanno tentato di elaborare strategie per escludere queste particelle, senza ottenere risultati significativi.
Un team del “Dipartimento di Chimica” del “KAIST” (“Korea Advanced Institute of Science”), guidato dalla professoressa Sarah Sunah Park, ha invece scelto un approccio opposto: non eliminare i protoni, ma permettere loro di entrare nella batteria solo in condizioni controllate. Il risultato ha superato ogni aspettativa: la batteria resta stabile per oltre cinquecento cicli di ricarica.
Per ottenere questo comportamento, i ricercatori hanno utilizzato come materiale di base un “metal-organic framework bidimensionale conduttivo” denominato “Cu3(HHTATP)2”, un’architettura porosa formata dal collegamento di componenti metallici e molecole organiche. All’interno dei pori hanno inserito gruppi funzionali amminici, con l’obiettivo di sfruttarne la reattività durante le variazioni di tensione.
Il meccanismo osservato è sorprendente:
> a tensioni elevate entrano per primi gli ioni zinco, più lenti e voluminosi;
> durante la discesa della tensione subentrano i protoni, che occupano lo spazio rimasto;
> il processo è reversibile, perché i protoni entrano ed escono senza restare intrappolati nella struttura.
La conferma è arrivata tramite monitoraggio ai raggi X, che ha permesso di osservare direttamente il comportamento degli ioni all’interno del materiale.
Per ora si tratta di un progetto scientifico ancora lontano dal mercato, ma la professoressa Park ha sottolineato con soddisfazione che “i protoni, precedentemente considerati ‘facinorosi’ perché in grado di degradare le prestazioni della batteria, possono invece essere sfruttati per immagazzinare più energia”.
L’aspettativa è quella di sviluppare, in un futuro non troppo distante, batterie capaci di ricaricarsi molto rapidamente e di accumulare quantità di energia significativamente maggiori. 🪫🔋

Il cuore è una parte delicata e fondamentale del nostro corpo, tanto da essere presente da sempre nelle storie mitologic...
21/08/2026

Il cuore è una parte delicata e fondamentale del nostro corpo, tanto da essere presente da sempre nelle storie mitologiche, nelle arti, nelle poesie e nei trattati scientifici di ogni epoca. Oggi siamo in grado di “sostituire” un cuore malfunzionante con dispositivi sempre più sofisticati, i “pacemaker”, che però richiedono batterie difficili da sostituire e soggette a usura.
Nel 2016 è arrivato sul mercato “Micra”, il pacemaker intracardiaco senza elettrocateteri sviluppato da “Medtronic”. Si impianta nel ventricolo destro, ha le dimensioni di una compressa vitaminica e la sua batteria -che occupa oltre metà del volume e del peso- garantisce una durata compresa tra i sette e i dieci anni.
Una soluzione innovativa, ma non ancora definitiva per un gruppo dell’Università del Wisconsin-Madison guidato da Pengfei Chen, ricercatore post‑doc in scienza e ingegneria dei materiali, sotto la supervisione del professor Xudong Wang.
Il team ha avuto un’intuizione radicale: rimuovere la batteria da un “Micra” e sostituirla con coppie di piastre‑elettrodo collegate tra loro, rivestite da un lato di rame (carica positiva) e dall’altro da un film di etilene‑propilene fluorurato (carica negativa). In questo modo hanno ottenuto un generatore elettrico continuo capace di alimentare il dispositivo sfruttando le vibrazioni prodotte dal battito cardiaco.
Quando il cuore pulsa, comprime gli oscillatori e avvicina le piastre di carica opposta; quando si separano, il minuscolo movimento genera una carica elettrica che alimenta il pacemaker o si accumula in un piccolo condensatore integrato.
La teoria è stata subito messa alla prova: il sistema è stato impiantato in un maiale per circa un mese. Il successo dell’esperimento ha portato i ricercatori a pubblicare, il 19 agosto, l’intero studio su “Science Advances”. Nel paper viene evidenziata una differenza tra le prestazioni in laboratorio e quelle all’interno dell’animale: la potenza di picco è risultata inferiore.
Secondo gli autori, le cause potrebbero essere legate alla natura del tessuto cardiaco, un substrato morbido che smorza il movimento meccanico dell’oscillatore, e al fatto che il cuore ruota su sé stesso più di quanto si comprima lungo un asse, ed è proprio la compressione assiale a massimizzare il rendimento del dispositivo.
Nonostante queste variabili, l’esperimento può essere considerato un successo: apre la strada a una nuova generazione di pacemaker senza batterie, che non richiederanno interventi chirurgici dedicati alla sostituzione dell’alimentazione. Un passo avanti significativo per cardiologi e pazienti. 💓👨‍⚕️👩‍⚕️

Indirizzo

Via Fabrizio Pinto
Salerno
84124

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