ICT - Information and Comunications Technology

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Negli ultimi mesi il noto motore di ricerca “DuckDuckGo” sta vivendo una crescita inaspettata, spinta da un fenomeno che...
03/06/2026

Negli ultimi mesi il noto motore di ricerca “DuckDuckGo” sta vivendo una crescita inaspettata, spinta da un fenomeno che ribalta la narrativa dominante sull’Intelligenza Artificiale. Mentre Google accelera sull’integrazione dell’IA generativa all’interno del suo motore di ricerca, una parte consistente degli utenti sta scegliendo la strada opposta: una ricerca più essenziale, priva di assistenti conversazionali e di risposte sintetizzate da algoritmi. È in questo spazio che “DuckDuckGo” ha trovato nuova linfa, proponendo una modalità “No AI” che sta attirando un pubblico sempre più ampio.
Il cambio di passo è diventato evidente subito dopo gli annunci di Google. I dati mostrano un incremento netto del traffico verso “DuckDuckGo”, con volumi più che triplicati rispetto ai livelli precedenti. Dal 19 maggio, il flusso giornaliero di ricerche risulta stabilmente superiore di almeno l’84% rispetto alla media registrata prima dell’introduzione delle nuove funzionalità basate sull’IA. Una crescita che non sembra episodica, ma legata a un malessere diffuso verso un modello di ricerca percepito come troppo guidato, troppo automatizzato, troppo distante dal controllo dell’utente.
La modalità “No AI” di “DuckDuckGo” risponde proprio a questa esigenza. Le ricerche non vengono elaborate da sistemi generativi, non compaiono chatbot integrati e la quantità di immagini artificiali è drasticamente ridotta. L’esperienza torna a essere lineare, testuale, quasi “classica”. Per facilitare l’adozione, il servizio offre anche estensioni dedicate per Chrome e Firefox, pensate per rendere immediato il passaggio al nuovo motore di ricerca.
A spingere ulteriormente questa migrazione c’è un altro elemento che da sempre caratterizza “DuckDuckGo”: la tutela della privacy. Il motore di ricerca -insieme al browser gratuito sviluppato dalla stessa azienda- continua a basare la propria identità sull’assenza di tracciamento, profilazione e raccolta invasiva dei dati personali. In un momento in cui l’IA richiede enormi quantità di informazioni per funzionare, questa promessa di riservatezza acquista un peso ancora maggiore.
L’evoluzione della ricerca online, oggi più che mai, sembra aprire uno spazio nuovo per alternative che puntano su semplicità, trasparenza e controllo. “DuckDuckGo”, da anni considerato un attore di nicchia, sta diventando una scelta sempre più rilevante per chi non vuole delegare a un algoritmo generativo la mediazione con il web. Se la tendenza dovesse consolidarsi, potremmo assistere a un riequilibrio inatteso nel panorama dei motori di ricerca, con un ritorno alla centralità dell’esperienza utente e della privacy come valore competitivo. 👨‍💻👩‍💻

Buona Festa della Repubblica 🇮🇹
02/06/2026

Buona Festa della Repubblica 🇮🇹

“JD.com”, colosso cinese dell’e‑commerce nato nel 1998 a Pechino e oggi seconda piattaforma online più grande del Paese ...
01/06/2026

“JD.com”, colosso cinese dell’e‑commerce nato nel 1998 a Pechino e oggi seconda piattaforma online più grande del Paese per numero di clienti, è finito nel mirino della Commissione europea.
L’azienda intende acquisire “Ceconomy”, la holding tedesca che controlla “MediaWorld”, per un valore stimato di 2,2 miliardi di euro. L’operazione coinvolge una rete di oltre mille punti vendita in Europa, di cui 145 in Italia, dove “MediaWorld” rappresenta uno dei principali attori nel mercato dell’elettronica di consumo.
La Commissione ha avviato un’indagine approfondita per verificare se “JD.com” abbia beneficiato di sussidi esteri concessi dal governo cinese. Secondo Bruxelles, esisterebbero indizi che rimandano a possibili finanziamenti agevolati, incentivi fiscali e sovvenzioni provenienti da entità riconducibili alla Repubblica Popolare Cinese. Se confermati, questi aiuti potrebbero aver alterato la concorrenza nel mercato europeo, consentendo al gruppo cinese di presentare un’offerta più competitiva rispetto ai rivali.
“JD.com” respinge ogni accusa e sostiene di poter portare a termine l’acquisizione facendo ricorso esclusivamente a capitali propri e a una linea di credito ottenuta da istituti bancari privati. L’azienda insiste sul fatto che l’operazione rispetti pienamente le regole europee e che non vi sia alcun legame con eventuali aiuti pubblici cinesi.
Oltre agli aspetti regolatori, l’operazione apre scenari più ampi sul futuro della distribuzione tecnologica in Europa. Il controllo di una rete di punti vendita così estesa potrebbe infatti trasformarsi in un ponte commerciale tra Asia ed Europa, facilitando l’ingresso sul mercato europeo di nuovi produttori hardware cinesi. Una dinamica che, secondo alcuni analisti, potrebbe ampliare l’offerta oltre i tradizionali colossi come “Intel”, “AMD” o “NVIDIA”, con potenziali effetti sui prezzi e sulla spinta all’innovazione.
L’istruttoria europea avrà una durata massima di 90 giorni lavorativi. Entro il 2 ottobre 2026 la Commissione dovrà decidere se autorizzare l’acquisizione, imporre condizioni o arrivare fino al blocco dell’operazione. Il caso è seguito con particolare attenzione in Italia, dove “MediaWorld” rappresenta un punto di riferimento per milioni di consumatori e un attore chiave nella distribuzione di elettronica.
L’esito dell’indagine, dunque, non avrà solo un impatto sul futuro della catena, ma potrebbe diventare un precedente significativo nel rapporto tra l’Unione Europea e i grandi gruppi tecnologici cinesi, in un contesto di crescente attenzione verso i sussidi di Stato e la tutela della concorrenza nel mercato unico.

L’annuncio è arrivato il 27 maggio e segna un passaggio simbolico per l’ecosistema tecnologico italiano: Anthropic aprir...
29/05/2026

L’annuncio è arrivato il 27 maggio e segna un passaggio simbolico per l’ecosistema tecnologico italiano: Anthropic aprirà un ufficio a Milano -non dichiarato il luogo preciso-, il sesto in Europa dopo Londra, Dublino, Parigi, Zurigo e Monaco. Una scelta che non punta solo a espandere la presenza geografica dell’azienda, ma a radicarsi in un Paese che negli ultimi anni ha accelerato il proprio dibattito culturale, industriale e normativo sull’Intelligenza Artificiale.
Il nuovo hub milanese avrà un ruolo duplice. Da un lato, lavorerà con imprese e sviluppatori italiani per favorire l’adozione responsabile di “Claude” e delle sue applicazioni professionali. Dall’altro, parteciperà al confronto pubblico sull’IA, in un momento in cui l’Italia è diventata uno dei centri più attivi del dibattito etico internazionale.
L’arrivo di Anthropic in Italia segue di pochi giorni la pubblicazione di “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica papale dedicata all’Intelligenza Artificiale. Un testo che ha attirato l’attenzione globale e che ha visto la partecipazione, alla presentazione ufficiale, del cofondatore Chris Olah.
Olah ha ribadito la necessità che l’evoluzione dell’IA non resti confinata ai laboratori tecnologici, ma coinvolga istituzioni religiose, governi, accademia e società civile. Una visione che si intreccia con la strategia dell’azienda: costruire sistemi di IA affidabili, verificabili e sviluppati in dialogo con più attori sociali.
L’apertura dell’ufficio non parte da zero. Anthropic collabora già con alcune delle principali realtà italiane, in settori che vanno dalla finanza alla salute, dall’energia all’automotive. Tra queste figurano Generali, Unipol, Angelini Pharma, Bracco, Enel e Pirelli.
Sono partnership che mostrano come l’IA generativa stia diventando uno strumento operativo, non più sperimentale, capace di incidere su processi complessi e su larga scala.
Le applicazioni concrete non mancano. Con “JAKALA”, “Claude” è stato implementato su oltre 3.000 postazioni, alleggerendo il carico operativo dei team senior.
“Satispay” ha utilizzato i modelli di Anthropic per accelerare lo sviluppo tecnologico, comprimendo una roadmap prevista di 18 mesi in soli 7.
In “Bending Spoons”, invece, una parte significativa delle modifiche al codice viene ormai co-sviluppata con “Claude Code”, integrato nei flussi di ingegneria del software.
Durante la “Milano Design Week”, Anthropic ha collaborato con “Alcova Milano”, mostrando come l’IA possa diventare uno strumento creativo e non solo tecnico. Designer e professionisti hanno sperimentato l’uso di "Claude" nei processi di ideazione, prototipazione e sviluppo, confermando l’interesse crescente del settore creativo verso strumenti capaci di ampliare le possibilità espressive.
La strategia di Anthropic è chiara: la trasformazione guidata dall’IA non può essere lasciata esclusivamente alle aziende tecnologiche. Deve coinvolgere imprese, istituzioni, ricercatori, comunità professionali e cittadini.
L’ufficio di Milano nasce proprio con questo obiettivo: supportare l’adozione dell’IA in Italia, promuovere pratiche responsabili e contribuire a un dibattito pubblico più informato e inclusivo. 🏢🤖

“Critterz”, il film animato che avrebbe dovuto segnare il primo vero salto dell’intelligenza artificiale nel cinema, si ...
28/05/2026

“Critterz”, il film animato che avrebbe dovuto segnare il primo vero salto dell’intelligenza artificiale nel cinema, si trova oggi in una fase di incertezza che nessuno, all’inizio del progetto, avrebbe immaginato. Per mesi era stato raccontato come il possibile “momento Toy Story” di OpenAI: la dimostrazione che un lungometraggio in stile Pixar potesse nascere quasi interamente da strumenti generativi, con tempi e costi radicalmente inferiori rispetto all’animazione tradizionale. Ma la corsa si è improvvisamente fermata.
Il debutto, inizialmente previsto per il “Festival di Cannes 2026”, è stato rinviato dopo la chiusura di “Sora”, il modello video di OpenAI che costituiva l’ossatura tecnica del progetto. La sospensione del servizio, avvenuta lo scorso marzo, ha rallentato in modo drastico la produzione, lasciando i creatori in una sorta di limbo operativo. È un colpo pesante, soprattutto perché “Critterz” nasceva proprio dall’ambizione di espandere un precedente corto animato realizzato con “DALL·E”, trasformandolo in un film completo grazie alle capacità di generazione video di “Sora”.
I produttori Chad Nelson e James Richardson stanno ora cercando un nuovo partner tecnologico per portare a termine il film, la cui uscita è stata riposizionata al primo trimestre del prossimo anno. Richardson ha più volte sottolineato come un’opera simile, realizzata con metodi tradizionali, richiederebbe un team di duecento o trecento persone e fino a quattro anni di lavoro. “Critterz”, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto essere completato in appena nove mesi, con una squadra di quindici professionisti. Una promessa che, almeno per ora, resta sospesa.
La vicenda ha inevitabilmente un impatto sull’immagine di OpenAI. Le aspettative attorno a Sora erano altissime, e la sua chiusura improvvisa ha alimentato interrogativi sulla sostenibilità economica del modello: secondo “Bloomberg”, i costi operativi e le perdite accumulate avrebbero contribuito alla decisione di interromperne l’attività. L’azienda, da parte sua, ha precisato che “Critterz” è un progetto indipendente, non prodotto né finanziato internamente, quasi a voler prendere le distanze da un caso che rischia di trasformarsi in un imbarazzo pubblico.
Al di là delle questioni industriali, resta il cuore narrativo del film: la storia di una piccola creatura dei boschi, ansiosa ma determinata, che si unisce a un gruppo di outsider per ritrovare il fratello scomparso. Un’avventura che richiama esplicitamente il cinema degli anni ’80, con il suo spirito corale, la dimensione fantastica e quel senso di meraviglia che appartiene ai racconti di formazione più classici. È un immaginario potente, che avrebbe potuto dialogare in modo sorprendente con le nuove tecnologie generative.
Ora la domanda è se “Critterz” riuscirà comunque a vedere la luce con la stessa ambizione iniziale o se resterà un simbolo di quanto sia fragile, oggi, il confine tra innovazione e instabilità nel settore dell’AI. La risposta arriverà nei prossimi mesi, se e quando il progetto troverà il suo nuovo motore tecnologico.

La Cina si prepara ad aprire la prima scuola al mondo dedicata esclusivamente all’addestramento dei robot umanoidi. Il c...
27/05/2026

La Cina si prepara ad aprire la prima scuola al mondo dedicata esclusivamente all’addestramento dei robot umanoidi. Il centro, gestito dal “National and Local Co-built Humanoid Robotics Innovation Center”, che inaugurerà a luglio nella zona tecnologica di Zhangjiang a Shanghai, ospiterà oltre cento robot provenienti da più di una dozzina di aziende, riuniti in un unico polo pensato per accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della robotica nazionale.
L’obiettivo è duplice: insegnare ai robot a operare nel mondo reale e, allo stesso tempo, raccogliere enormi quantità di dati utili a migliorare le generazioni future di umanoidi. Il progetto punta anche a creare un ecosistema collaborativo tra le aziende tecnologiche cinesi, favorendo la condivisione di infrastrutture, componenti e conoscenze, in un settore che finora è cresciuto in modo frammentato.
La struttura si estende su oltre cinquemila metri quadrati e fungerà da vero e proprio campus operativo. Qui i robot inizieranno il loro percorso apprendendo quarantacinque “abilità atomiche”, le competenze fondamentali che permettono di interagire con l’ambiente: afferrare oggetti, trasportarli, posizionarli con precisione, manipolarli senza danneggiarli. Una volta acquisite le basi, passeranno a compiti più complessi come piegare vestiti, organizzare scaffali, maneggiare oggetti delicati o utilizzare utensili, inclusa una padella, con movimenti coordinati che richiedono un livello avanzato di controllo motorio.
Ogni robot eseguirà migliaia di ripetizioni al giorno, generando un flusso continuo di informazioni. I ricercatori stimano di raccogliere circa cinquantamila dati quotidiani per ciascuna unità, superando i dieci milioni di informazioni all’anno. Questo patrimonio sarà utilizzato per addestrare modelli sempre più sofisticati, capaci di apprendere più rapidamente e di adattarsi a contesti operativi diversi.
Le applicazioni previste spaziano dall’industria alla sanità, dal turismo all’agricoltura, fino ai servizi domestici. L’ambizione è formare robot in grado di muoversi con naturalezza in ambienti complessi e di svolgere mansioni utili in settori dove la domanda di automazione è in forte crescita.
L’innovazione più significativa del progetto è la creazione di un “super cervello” condiviso: una piattaforma centrale che raccoglierà i dati provenienti da tutti i robot partecipanti, permettendo un apprendimento collettivo e accelerato. In questo modo, ogni progresso ottenuto da un singolo robot potrà essere trasferito immediatamente a tutti gli altri, riducendo drasticamente i tempi di sviluppo. 🤖🏫

“Micron Technology” compie un nuovo passo nella strategia di rilancio della produzione di semiconduttori negli Stati Uni...
26/05/2026

“Micron Technology” compie un nuovo passo nella strategia di rilancio della produzione di semiconduttori negli Stati Uniti. L’azienda ha avviato la produzione delle nuove memorie “DRAM 1α” (1-alpha) nel sito di Manassas, in Virginia, definendole come le “DRAM più avanzate mai realizzate sul suolo americano”. Si tratta di un tassello chiave nel piano di rafforzamento della capacità produttiva nazionale, in un momento in cui la domanda globale di memoria è trainata dall’Intelligenza Artificiale e dai settori industriali ad alta affidabilità.
Lo stabilimento di Manassas sarà dedicato alla produzione di “DDR4” e “LP4” destinate a comparti considerati critici per la sicurezza e l’economia statunitense:
> automotive;
> difesa;
> aerospazio;
> industria;
> networking;
> dispositivi medicali.
La scelta non è casuale: questi settori richiedono componenti con cicli di vita lunghi, elevata affidabilità e continuità di approvvigionamento, elementi che “Micron” punta a garantire riportando parte della produzione all’interno dei confini nazionali.
L’espansione rientra nel maxi‑piano di investimenti da circa 200 miliardi di dollari annunciato da “Micron” per rafforzare la presenza produttiva negli Stati Uniti.
Il progetto complessivo dovrebbe generare circa 90.000 posti di lavoro, tra diretti e indiretti.
Per il sito di Manassas sono previsti oltre 2 miliardi di dollari destinati a:
> ammodernamento della fabbrica;
> aumento della capacità produttiva.
Secondo l’azienda, la produzione di wafer “DDR4” verrà quadruplicata, segnando uno dei più grandi incrementi di capacità nella storia del sito.
“Micron” descrive il nodo “1α” come la tecnologia “DDR4” più avanzata oggi disponibile a livello globale.
La qualifica della produzione commerciale nello stabilimento della Virginia dovrebbe concludersi entro la fine del 2026, aprendo la strada a una piena integrazione con i nuovi impianti in costruzione in Idaho e New York, dove verranno realizzate le memorie di prossima generazione.
La crescita dell’IA sta trasformando il mercato dei semiconduttori. “Micron” sottolinea come l’esplosione dei carichi di lavoro nei:
> data center;
> sistemi industriali;
> veicoli avanzati.
stia aumentando in modo significativo la richiesta di “DRAM” ad alte prestazioni.
Le memorie prodotte a Manassas avranno quindi un ruolo strategico nel garantire forniture stabili ai settori ritenuti prioritari dagli Stati Uniti, riducendo la dipendenza da catene di approvvigionamento estere.
All’evento inaugurale hanno partecipato figure politiche e istituzionali di primo piano, tra cui:
> Howard Lutnick;
> Mark Warner;
> Tim Kaine.
Il progetto beneficia di incentivi federali, statali e locali, e sostiene oltre 3.100 posti di lavoro diretti nel sito di Manassas.
La presenza istituzionale conferma l’importanza strategica dell’iniziativa nel quadro delle politiche industriali statunitensi.
“Micron” affianca agli investimenti produttivi un piano dedicato alla formazione nel settore dei semiconduttori.
Sono previsti oltre 325 milioni di dollari per programmi rivolti a:
> università;
> community college;
> apprendistati professionali;
> iniziative STEM.
Le attività saranno distribuite tra Virginia, Idaho e New York, con l’obiettivo di creare una nuova generazione di tecnici e ingegneri specializzati.
L’avvio della produzione delle “DRAM 1α” a Manassas rappresenta un passaggio cruciale nella strategia di re‑industrializzazione tecnologica degli Stati Uniti.
Per “Micron” è un investimento che rafforza la competitività nel mercato globale della memoria; per Washington, un tassello fondamentale nella costruzione di una filiera nazionale più resiliente, capace di sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale e dei settori industriali più sensibili. 🤔

La diffusione dei “companion AI” sta cambiando il modo in cui molti giovani vivono la sfera emotiva e relazionale. A dir...
25/05/2026

La diffusione dei “companion AI” sta cambiando il modo in cui molti giovani vivono la sfera emotiva e relazionale. A dirlo è una ricerca della “Brigham Young University”, intitolata “Secret Soulmates” e realizzata con il supporto dell’“Institute for Family Studies” e del “Wheatley Institute”, che ha analizzato 2.431 statunitensi tra i 18 e i 30 anni impegnati in relazioni stabili.
Secondo lo studio, circa il 15% dei partecipanti utilizza regolarmente chatbot con finalità romantiche o emotive. Tra gli utenti più assidui emergono due elementi chiave:
> il 69% ritiene importante che il partner non conosca la reale intensità di queste interazioni;
> quasi il 30% nasconde del tutto questo comportamento.
Gli uomini risultano più coinvolti nell’uso dei “companion AI”, soprattutto per:
> contenuti sessuali;
> utilizzo durante pratiche intime;
> in alcuni casi, preferenza per il dialogo con il chatbot rispetto alla comunicazione con il partner reale.
Tra chi usa più spesso questi strumenti, il quadro è netto:
> il 68% trova più facile parlare con il chatbot che con altre persone;
> il 60% vorrebbe che il partner si comportasse più come l’assistente virtuale.
L’uso intenso dei “companion AI” è inoltre associato a:
> minore stabilità della relazione;
> qualità comunicativa percepita più bassa.
Il fenomeno viene inserito nel concetto di “digisessualità”, ovvero relazioni emotive o sessuali mediate principalmente dalla tecnologia. Con l’evoluzione dei chatbot conversazionali:
> sono cresciute community online dedicate alle relazioni con l’AI, soprattutto su Reddit;
> i chatbot vengono descritti come partner sentimentali, confidenti o compagni emotivi.
Il tema sta generando discussioni anche tra i big del settore. Secondo indiscrezioni, OpenAI avrebbe rinunciato a introdurre una modalità erotica in ChatGPT proprio per le preoccupazioni legate all’impatto sociale di questi strumenti.

Siamo ormai abituati a email pericolose inviate da indirizzi sospetti, talvolta addirittura inesistenti. Ma cosa accadre...
22/05/2026

Siamo ormai abituati a email pericolose inviate da indirizzi sospetti, talvolta addirittura inesistenti. Ma cosa accadrebbe se la truffa arrivasse da un indirizzo ufficiale, inviato realmente dai server di un’azienda considerata tra le più affidabili al mondo? Un messaggio non bloccato da antivirus, né filtrato come spam o phishing perché ritenuto sicuro?
La domanda sembra teorica, ma non lo è affatto.
Da alcuni mesi è infatti in corso un fenomeno reale, ancora privo di una soluzione definitiva. I dettagli tecnici completi non sono stati divulgati, ma un indirizzo coinvolto è già noto ed è un indirizzo Microsoft: “[email protected]”.
Secondo le prime ricostruzioni, ignoti truffatori avrebbero trovato un modo per sfruttare una vulnerabilità logica nel sistema di risposta automatica associato a questa casella, normalmente utilizzata dal colosso di Redmond per comunicazioni critiche: codici di autenticazione a due fattori (2FA), avvisi di sicurezza, notifiche sugli account.
I malintenzionati si presentano come nuovi clienti commerciali e aprono un normale account Microsoft, riuscendo così a entrare nell’infrastruttura. Da lì, in qualche modo, ottengono un livello di permessi anomalo, paragonabile a quello di un dipendente interno, e manipolano i sistemi di notifica automatizzati. Il risultato è la possibilità di personalizzare i messaggi ben oltre i limiti concessi agli utenti esterni, inserendo link malevoli.
Poi accade l’incredibile: sono gli stessi server Microsoft a inviare queste email, “garantendone” l’autenticità con la propria firma digitale.
La vittima, spaventata da messaggi che parlano di transazioni sospette o comunicazioni urgenti, vede che l’email è davvero ufficiale e clicca sul link. Da quel momento, la trappola si attiva.
A confermare l’anomalia c’è un comunicato pubblico dell’organizzazione no‑profit “The Spamhaus Project”, che segnala come l’attività illecita sia in corso da mesi. Microsoft, nonostante le richieste di commento, si sarebbe limitata a prenderne atto senza rilasciare dichiarazioni ufficiali né confermare se la vulnerabilità sia stata chiusa. Una situazione che alimenta preoccupazioni diffuse: in casi del genere sarebbe opportuno avvisare l’intera utenza, almeno in attesa di una soluzione definitiva.
Sui social emergono inoltre segnalazioni analoghe risalenti già al 2023 e riguardanti altri grandi gruppi che utilizzano sistemi di risposta automatizzata. Un indizio chiaro che la falla potrebbe risiedere proprio in quel meccanismo.
Resta da capire se la scoperta di questo anello debole sia frutto di ingegno umano o artificiale, e soprattutto chi ci sia dietro: semplici truffatori, un’organizzazione strutturata o -ipotesi più inquietante- un attore statale con un obiettivo preciso e, senza dubbio, criminale. 📧😱

A volte capitano casi talmente assurdi da sembrare pessime battute. È difficile spiegare quanto successo senza aspettars...
21/05/2026

A volte capitano casi talmente assurdi da sembrare pessime battute. È difficile spiegare quanto successo senza aspettarsi un “non ci credo” o un “non è possibile”, ma la realtà supera la fantasia: la sicurezza che blocca la sicurezza.
Con un aggiornamento dedicato alla protezione del sistema operativo, Microsoft è riuscita a mettere parte della sua utenza a rischio per circa tre mesi -la ricostruzione parte da marzo- e ha tentato di risolvere il problema rilasciando due update di emergenza tramite “Windows Update” che, per ovvie ragioni, non potevano essere scaricati automaticamente da “Windows Update” stesso.
L’aggiornamento incriminato, “KB50794373”, non genera né subisce effetti da file corrotti o partizioni danneggiate. Il problema è altrove: modifica le metriche di “timeout” necessarie per avviare il trasferimento dai server centrali. La richiesta di download scade prima che l’app “Windows Update” nelle Impostazioni riesca a validare il canale di comunicazione, “convincendo” l’infrastruttura di rete -quindi il problema è a monte- a negare il recupero dell’update. Il risultato è l’errore “0x80010002”, mostrato tramite apposito messaggio.
Le due release d’emergenza “out‑of‑band”, “KB5086672” e “KB5091157”, come detto, non hanno risolto nulla. Il bug -ora ufficializzato come “WI1311742”- ha lasciato la sicurezza di “Windows 11” ferma a febbraio per una parte degli utenti.
Non tutto è perduto: Microsoft non demorde e i suoi ingegneri stanno cercando un modo per aggirare l’ostacolo. Una delle soluzioni allo studio è il meccanismo di “Known Issue Rollback” (“KIR”), capace di revocare da remoto la modifica problematica senza richiedere alcuna interazione da parte dell’utente. Una soluzione elegante, certo, ma che potrebbe aprire scenari delicati: un sistema pensato per “tornare indietro” automaticamente potrebbe, in teoria, essere sfruttato da malintenzionati per scopi meno nobili. 🖥️🐞

Indirizzo

Via Fabrizio Pinto
Salerno
84124

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