ICT - Information and Comunications Technology

ICT - Information and Comunications Technology Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di ICT - Information and Comunications Technology, Azienda di informatica, Via Fabrizio Pinto, Salerno.
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Pagina informativa sia su tecnologie software ed hardware vecchie, attuali, nuove e prototipali, sia su bugs ed infezioni, sia sulle nuove tipologie di imprese, sia su analisi e statistiche di mercato, sia su opere proprie (progetti, libri, software...)

L’app “Collegamento a Windows” (“Link to Windows”) per Android si prepara a ricevere un’importante novità. Una nuova fun...
16/10/2026

L’app “Collegamento a Windows” (“Link to Windows”) per Android si prepara a ricevere un’importante novità. Una nuova funzione consentirà infatti agli utenti di spegnere, sospendere, riattivare e riavviare da remoto un PC Windows collegato al proprio smartphone. La funzionalità è già comparsa nella versione beta 1.26101.103.0 e potrebbe quindi arrivare presto sui dispositivi di tutti gli utenti.
Durante le operazioni di spegnimento o sospensione, potrebbe essere mostrato un messaggio di avviso che informa della possibile perdita di dati non salvati, richiedendo una conferma prima di procedere.
L’utilità di questa novità dipenderà molto dalle esigenze individuali. Da un lato, la gestione remota di un PC può rappresentare una notevole comodità; dall’altro, come per qualsiasi funzione che consente l’accesso a un dispositivo a distanza, è sempre opportuno prestare attenzione agli aspetti legati alla sicurezza informatica. Per questo motivo è consigliabile utilizzare password robuste, mantenere aggiornati il sistema operativo, le applicazioni e gli strumenti di protezione, oltre a verificare periodicamente le impostazioni di sicurezza della propria rete domestica e del modem-router.
Gli utenti meno esperti potrebbero inoltre valutare il supporto di un professionista del settore, soprattutto se il computer si trova in ambienti esterni all’abitazione, come uffici o sedi aziendali.
I vantaggi pratici, tuttavia, non mancano. La possibilità di controllare l’alimentazione del proprio PC da smartphone può tradursi in una migliore gestione del tempo e in un potenziale risparmio energetico. Se un impegno improvviso modifica i programmi della giornata, oppure se Windows richiede un riavvio per completare un aggiornamento, non sarà più necessario recarsi fisicamente a casa o in ufficio semplicemente per spegnere o riavviare il computer. 📲🤳🖥️

Il 13 ottobre ha segnato contemporaneamente la fine di un’epoca: il termine del supporto di “Office 2021” e l’ufficiale ...
15/10/2026

Il 13 ottobre ha segnato contemporaneamente la fine di un’epoca: il termine del supporto di “Office 2021” e l’ufficiale ritiro di “Microsoft Publisher”, il software lanciato 35 anni fa per la realizzazione di volantini, brochure e manifesti pubblicitari.
L’annuncio ufficiale non ha soltanto fissato una data precisa, ma ha anche fornito agli utenti alcuni suggerimenti utili per evitare di trovarsi, in futuro, nell’impossibilità di leggere i file con estensione “.pub”, il formato proprietario di “Microsoft Publisher”. Una situazione che potrebbe verificarsi con i prossimi aggiornamenti software.
La fine del supporto, questa volta, non significa soltanto l’assenza di assistenza tecnica tramite chat o telefono, degli aggiornamenti di sicurezza e dei miglioramenti inclusi nel pacchetto “Office”, ma rappresenta il definitivo pensionamento di un vero e proprio reperto storico dell’informatica, sebbene per molti utenti fosse già da tempo sostanzialmente caduto in disuso.
Il consiglio fornito dal colosso di Redmond è quello di convertire i propri file “.pub” in altri formati più diffusi, come “Word” o “PDF”. Nella pratica, tuttavia, questi documenti potranno ancora essere aperti attraverso alcune applicazioni open source, tra cui “LibreOffice” e, in particolare, il modulo “Draw”.
Prima di correre ad acquistare nuove licenze, qualora non vogliate sottoscrivere un abbonamento a “Microsoft 365”, sappiate che alcuni rumor, riportati anche da “AI Overview” di “Google”, indicano che “Office 2027” potrebbe debuttare in anteprima pubblica entro la fine dell’anno, per poi essere distribuito nella sua versione definitiva all’inizio del 2027.
Chi non intende attendere potrà comunque orientarsi verso uno dei pacchetti basati su “Office 2024”, l’ultima versione rilasciata ufficialmente da Microsoft. 📑🖌️

Un recente attacco informatico porta con sé due seri interrogativi: quanto siamo dipendenti dalla rete? E se i dispositi...
14/10/2026

Un recente attacco informatico porta con sé due seri interrogativi: quanto siamo dipendenti dalla rete? E se i dispositivi non funzionano o vengono manomessi, rischiamo letteralmente di morire di fame?
Nella notte tra domenica e lunedì, in Francia, i frigoriferi e i congelatori di diversi negozi e catene di supermercati hanno aumentato la temperatura interna e attivato i cicli di sbrinamento, raggiungendo in alcuni casi soglie prossime ai 50 °C. Ciò ha costretto i proprietari a smaltire enormi quantità di alimenti. La quantificazione esatta dei danni non è ancora nota, o quantomeno non è stata comunicata ufficialmente, ma sono stati segnalati casi in cui le perdite si aggirerebbero attorno ai 220.000 euro. Sarebbero stati registrati persino alcuni principi d’incendio.
Lo strano fenomeno ha spinto la Procura di Parigi ad avviare un’indagine dopo aver confermato l’accaduto.
Secondo le ricostruzioni finora emerse, quanto avvenuto non sarebbe riconducibile a un errore software, bensì a un attacco hacker mirato che avrebbe sfruttato una vulnerabilità nei sistemi di controllo della refrigerazione prodotti dall’azienda danese “Danfoss”. La falla era stata segnalata ad agosto dai ricercatori della società di cybersicurezza “Claroty” ed era stata prontamente corretta tramite un aggiornamento firmware. Non tutti, però, avrebbero provveduto ad aggiornare i propri sistemi e i malintenzionati ne avrebbero approfittato.
Tra i dispositivi maggiormente colpiti figurerebbero i controllori “AK-SM800” e “AK-SC355” installati presso punti vendita appartenenti alle principali catene della grande distribuzione francese, tra cui “E. Leclerc”, “Intermarché” e “Cooperative U”. L’amministratore delegato di quest’ultima, Dominique Schelcher, ha definito l’attacco «senza precedenti» e di «estrema gravità».
L’emittente televisiva “BFM TV” ha rapidamente raccolto testimonianze per stimare l’entità del danno, valutandolo in milioni di euro. La notizia ha fatto rapidamente il giro del web e, nel tentativo di attirare lettori, sono comparsi titoli particolarmente allarmistici che sembrano suggerire una compromissione massiccia degli approvvigionamenti alimentari francesi. Una conclusione che, almeno allo stato attuale, potrebbe risultare eccessiva, sebbene i sistemi “Danfoss” sembrino essere ampiamente diffusi nella maggior parte dei negozi e delle catene di supermercati del Paese.
Nessuno ha finora rivendicato l’attacco e le indagini non hanno ancora portato alla luce eventuali responsabili. Tuttavia, la gravità dell’episodio appare evidente e alimenta timori e interrogativi, oggi più che mai. A preoccupare non è soltanto il danno economico, ma anche la consapevolezza che eventi di questo genere possano colpire infrastrutture sempre più essenziali per la vita quotidiana.
Una riduzione significativa delle scorte alimentari potrebbe infatti provocare aumenti dei prezzi, ampliando ulteriormente il divario tra le fasce più abbienti della popolazione e quelle economicamente più fragili. La storia insegna che situazioni di forte pressione economica e scarsità di beni essenziali possono sfociare in tensioni sociali anche molto gravi.
L’accaduto non dovrebbe limitarsi a suscitare preoccupazione, ma dovrebbe spingere i governi, non soltanto quello francese, a incentivare lo sviluppo di soluzioni alternative e sistemi di emergenza. Sarebbe opportuno affiancare alle infrastrutture digitali meccanismi di sicurezza indipendenti dalla rete, capaci di segnalare tempestivamente anomalie tramite sistemi semplici ma affidabili, come allarmi luminosi o acustici.
Un doppio livello di controllo, composto da una componente tecnologicamente avanzata e da una più tradizionale e autonoma, potrebbe rappresentare una soluzione efficace: se il sistema principale dovesse fallire, quello secondario potrebbe garantire il tempo necessario per intervenire e limitare i danni. 👨‍💻👩‍💻🏪

Una notizia di grande rilievo, che potrebbe conferire all’Italia un ulteriore ruolo storico nello sviluppo delle tecnolo...
13/10/2026

Una notizia di grande rilievo, che potrebbe conferire all’Italia un ulteriore ruolo storico nello sviluppo delle tecnologie emergenti, sta facendo il giro del web: “Milano si candida a diventare sede ONU per la governance dell’Intelligenza Artificiale”.
L’annuncio è stato reso noto ieri sul sito ufficiale di Confcommercio. L’organizzazione, insieme ad “AmCham Italy” (la Camera di Commercio americana in Italia) e ad “Assolombarda”, ha infatti sottoscritto il “Manifesto per portare a Milano un nuovo pilastro ONU sulla governance dell’Intelligenza Artificiale” durante un evento tenutosi al “Teatro Dal Verme”. La candidatura ufficiale verrà presentata il prossimo 9 novembre.
A firmare il manifesto sono stati Simone Crolla, consigliere delegato di “AmCham Italy”, Alvise Biffi, presidente di “Assolombarda”, e Carlo Sangalli, presidente di “Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza”.
Non si tratterebbe propriamente della nascita di una nuova agenzia delle “Nazioni Unite”, bensì di un nuovo organismo internazionale con sede in Italia, concepito per supportare gli Stati nella valutazione delle capacità e dei rischi dei sistemi tecnologici più avanzati, con particolare attenzione all’Intelligenza Artificiale.
Secondo quanto riportato dai promotori, questo organismo non avrebbe il compito di scrivere norme, applicare sanzioni o imporre divieti. Il suo ruolo sarebbe invece quello di garantire un equilibrio tra le esigenze della società e gli interessi delle aziende che sviluppano sistemi di IA, offrendo valutazioni indipendenti e criteri condivisi di riferimento a livello globale.
Le motivazioni alla base della scelta di Milano sarebbero molteplici. La città può contare su università e centri di ricerca di primissimo piano, su un tessuto industriale altamente innovativo e sulla presenza di numerosi data center. Inoltre, la sua posizione geografica viene considerata strategica poiché sostanzialmente equidistante dagli Stati Uniti e dalla Cina, aspetto che ne rafforzerebbe il ruolo di sede neutrale e indipendente.
Nel corso dell’evento, Simone Crolla ha spiegato che il nome dell’iniziativa, “Progetto Radegonda”, è stato scelto in omaggio alla storica centrale elettrica di Santa Radegonda, inaugurata nel 1883 grazie alla tecnologia di Thomas Edison. Un richiamo simbolico che vuole ricordare il contributo offerto dall’Italia al progresso tecnologico e sociale nel corso della storia.
Si tratta di una candidatura importante, che potrebbe rafforzare il ruolo del nostro Paese nel dibattito globale sull’Intelligenza Artificiale. Per questo, non resta che incrociare le dita. 🤞

L’arte e la tecnologia vengono spesso percepite come mondi distinti e separati, ma non è affatto così. A dimostrarlo è u...
12/10/2026

L’arte e la tecnologia vengono spesso percepite come mondi distinti e separati, ma non è affatto così. A dimostrarlo è un'innovazione di Microsoft che è riuscita davvero a stupire, dando vita a un progetto capace di “lasciarci di stucco”: il colosso di Redmond ha creato un font che riproduce la scrittura di Michelangelo Buonarroti.
Il titolo della notizia pubblicata l’8 ottobre sul sito ufficiale non lascia spazio a dubbi: “Dagli archivi vaticani a Microsoft Word: la scrittura di Michelangelo continua a vivere”.
L’iniziativa nasce da un’idea della Fabbrica di San Pietro per celebrare il 400° anniversario della consacrazione della Basilica di San Pietro, in programma il prossimo 18 novembre. Lo sviluppo del progetto è stato affidato allo studio di design italiano “studiogusto”, in collaborazione con Microsoft. Nulla è stato lasciato al caso: perfino il piccolo punto presente nella parte superiore della “h” o alla base della “y”, così come le minuscole corsive, sono state realizzate partendo dall’autentica grafia dell’artista. Le lettere maiuscole e il carattere regular, invece, derivano dalle iscrizioni scolpite nelle sue opere, tra cui la celebre "Pietà".
Il nuovo font, che potrebbe rappresentare il capostipite di una lunga serie di iniziative analoghe, è stato battezzato “Michelangelus” ed è già stato integrato in “Microsoft 365”. La Fabbrica di San Pietro ha tuttavia ritenuto che sarebbe stato un peccato riservarlo esclusivamente a un singolo software di produttività, scegliendo invece di condividerlo con il pubblico. Chiunque può infatti scaricarlo e installarlo sul proprio dispositivo attraverso il link presente nella pagina dedicata alla notizia, che rimanda a una sezione Microsoft appositamente realizzata.
Si tratta di una novità straordinaria, capace di unire arte, scrittura, storia, tecnologia, cultura, ricerca, tradizione e futuro in un progetto tanto semplice quanto affascinante. E proprio nella sua apparente semplicità risiede gran parte del suo fascino. Creare un font, pur essendo qualcosa con cui interagiamo quotidianamente, è un processo tutt’altro che banale. In questo caso, il lavoro richiesto è stato enorme: i progettisti hanno dovuto disegnare oltre 500 caratteri tra lettere maiuscole, minuscole e segni tipografici, riportando così in vita, in forma digitale, il tratto di uno dei più grandi geni della storia dell’arte. ✍️👨‍🎨🎨🖌️

Studiare le cellule è fondamentale per sviluppare difese contro ogni tipo di malattia, comprese quelle più rare. Tuttavi...
09/10/2026

Studiare le cellule è fondamentale per sviluppare difese contro ogni tipo di malattia, comprese quelle più rare. Tuttavia, queste sopravvivono per periodi limitati e i test biologici richiedono tempi estremamente lunghi e procedure complesse. Una soluzione promettente consiste nel renderle virtuali e sfruttare tecnologie avanzate come l’Intelligenza Artificiale per prevedere i possibili esiti degli esperimenti, accelerando così la ricerca e riducendo significativamente i tempi di sviluppo.
Ad aprile è stata annunciata al pubblico la “Virtual Biology Initiative”, un progetto di “Biohub”, l’organizzazione di ricerca biomedica senza scopo di lucro fondata nel 2016 da Mark Zuckerberg e Priscilla Chan. L’obiettivo è raccogliere fondi e risorse per realizzare la cellula virtuale più completa possibile e metterla successivamente a disposizione della comunità scientifica.
L’espansione del programma, comunicata il 7 ottobre, ha suscitato grande interesse sia tra le Big Tech, come “Google DeepMind” e “Isomorphic Labs”, sia presso enti governativi come il “Dipartimento dell’Energia” degli Stati Uniti e i “National Institutes of Health”. Questo sostegno ha portato il valore complessivo degli investimenti a circa 1,8 miliardi di dollari.
Nello specifico, le aziende tecnologiche citate, insieme a Meta, hanno già stanziato complessivamente 300 milioni di dollari, mentre il “Dipartimento dell’Energia” investirà oltre 500 milioni di dollari nell’arco di cinque anni. I “National Institutes of Health” (“NIH”), che in passato hanno beneficiato di oltre 500 milioni di dollari di finanziamenti federali, hanno invece deciso di mettere a disposizione di “Biohub” vaste raccolte di dati, archivi e basi di conoscenza sviluppati nel corso degli anni, collaborando inoltre al loro adattamento per l’addestramento dei sistemi di Intelligenza Artificiale.
La prospettiva è a dir poco straordinaria. Se impiegata per scopi nobili, questa tecnologia potrebbe contribuire a migliorare la qualità della vita di tutti, favorendo lo sviluppo di farmaci con minori effetti collaterali e consentendo, in futuro, di riparare o addirittura rigenerare arti mancanti.
Naturalmente sarebbe necessaria una regolamentazione internazionale adeguata, poiché il confine tra cura e potenziamento biologico potrebbe diventare sempre più sottile. Aiutare chi è vittima di una malattia, di un incidente o della guerra è una cosa; intervenire per aumentare artificialmente le capacità umane è un tema ben diverso e destinato a sollevare importanti questioni etiche.
Al netto di queste considerazioni, possiamo affermare che questa iniziativa rientra pienamente in quella categoria che mi piace definire “la tecnologia che ci piace”. ⚕️🔬🤖

Ieri, durante l’evento annuale di Microsoft dedicato all’Intelligenza Artificiale e alla presentazione dei nuovi Surface...
08/10/2026

Ieri, durante l’evento annuale di Microsoft dedicato all’Intelligenza Artificiale e alla presentazione dei nuovi Surface, l’azienda ha anticipato una novità che intende integrare direttamente in “Windows 11”: l’“Hybrid Intelligence” (“Intelligenza Ibrida”).
Un’idea innovativa che, da una parte, può suscitare preoccupazioni, ma dall’altra, paradossalmente, rassicura. Il colosso di Redmond ritiene infatti che molte aziende siano oggi costrette a spendere token e altre risorse per far operare agenti IA in cloud sui propri computer, con il rischio che file e dati sensibili presenti sui dispositivi possano essere elaborati da sistemi esterni non sempre considerati del tutto affidabili, soprattutto sotto il profilo della sicurezza.
Problemi che Microsoft intende affrontare con un sistema ibrido, integrando nativamente nel sistema operativo un agente IA capace di eseguire autonomamente le operazioni richieste dall’utente. Il sistema potrà interagire online con altre intelligenze artificiali solo quando necessario e, in ogni caso, in modo controllato da “Windows 11” grazie a una tecnologia denominata “MXC” (“Microsoft Ex*****on Containers”). In pratica, se l’IA dovesse tentare di compiere operazioni non autorizzate, come l’invio di immagini o dati sensibili a soggetti terzi, “Windows” potrebbe intervenire e bloccarla.
Si tratta di una forma di sicurezza che non va sottovalutata, senza contare il potenziale vantaggio economico. Un privato, e ancor più un’azienda, potrebbe utilizzare la propria IA senza dover necessariamente concedere ampi accessi a servizi esterni, sia per effettuare ricerche più efficaci tramite descrizioni in linguaggio naturale all'interno del campo di ricerca della barra delle applicazioni, sia per delegarle attività prolungate sul proprio PC, come la scrittura di testi, la produzione di codice e molto altro. Una sorta di dipendente digitale che non necessita di pause o ferie.
L’innovazione appare senza dubbio affascinante, ma gli utenti la accetteranno?
È noto che le intelligenze artificiali riescano talvolta ad aggirare determinati vincoli, soprattutto quando vengono opportunamente istruite per farlo. Per questo motivo, una parte dell’utenza potrebbe continuare a percepire un rischio che potrebbe risultare statisticamente inferiore rispetto a quello già associato ai sistemi tradizionali.
In concomitanza, Microsoft ha illustrato anche alcuni potenziamenti di “Copilot”, che verrà integrato più profondamente in “Windows 11”, oltre a un nuovo modello di IA locale per la programmazione denominato “MAI Code 1.1 Flash”, caratterizzato da 137 miliardi di parametri totali e 6,8 miliardi di parametri attivi. Sui PC “Copilot+”, “Copilot” acquisirà tre capacità locali: comprensione del contesto, con accesso ai file e alle attività recenti previa autorizzazione dell’utente; esecuzione di azioni dirette all’interno di “Windows”; accesso ai modelli IA in esecuzione sul dispositivo. Il rilascio è previsto nei prossimi mesi.
Nei prossimi mesi vedremo dunque queste e altre novità che potrebbero aprire una nuova fase nell’evoluzione del personal computer. Se l’iniziativa dovesse rivelarsi un successo, potremmo assistere a un’accelerazione nell’adozione degli agenti IA integrati nei sistemi operativi. In caso contrario, Microsoft potrebbe essere costretta a rivedere parte della propria strategia per evitare di alienarsi una fetta di utenza. È probabile che molte aziende concorrenti attendano di osservare la reazione del mercato prima di introdurre soluzioni analoghe nei propri ecosistemi. 🪟🤖

*****onContainers

L’Antitrust non perdona e, questa volta, a farne le spese è “Suno Inc.”, società proprietaria dell’omonima piattaforma d...
07/10/2026

L’Antitrust non perdona e, questa volta, a farne le spese è “Suno Inc.”, società proprietaria dell’omonima piattaforma di Intelligenza Artificiale generativa dedicata alla produzione musicale. Secondo l’accusa dell’“AGCM” (“Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato”), l’azienda avrebbe violato diverse normative, tra cui l’articolo 33 del “Codice del Consumo”, determinando un evidente squilibrio tra i diritti e gli obblighi delle parti.
Il comunicato è stato reso pubblico ieri e mette in evidenza come, nelle condizioni contrattuali imposte agli utenti, la piattaforma si riserverebbe un’ampia discrezionalità nel modificare, senza preavviso né giustificato motivo, sia le condizioni del servizio sia i relativi piani di abbonamento.
Inoltre, l’azienda si attribuirebbe la facoltà di sospendere, disabilitare o cancellare definitivamente i contenuti generati e gli account degli utenti in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione, senza specificare chiaramente nei regolamenti contrattuali le possibili cause che potrebbero giustificare tali provvedimenti. Una formulazione che, secondo l’Autorità, potrebbe limitare sensibilmente le possibilità di contestazione da parte dei consumatori.
A ciò si aggiungerebbero clausole introdotte successivamente alla sottoscrizione del servizio e quindi non conoscibili sin dall’inizio dagli utenti, che escluderebbero o limiterebbero la responsabilità dell’azienda, trasferendo eventuali conseguenze sul consumatore, persino in ipotesi di danni alla persona. Da questa impostazione deriverebbe inoltre un’ulteriore criticità, relativa alla disciplina sulla risoluzione delle controversie.
In base al contratto di “Suno Inc.”, infatti, i consumatori potrebbero presentare ricorso esclusivamente attraverso un arbitrato amministrato negli Stati Uniti, eleggendo come foro competente quello dello Stato del Massachusetts. Gli utenti sarebbero inoltre chiamati a rinunciare alle azioni collettive e ad accettare termini particolarmente restrittivi per l’avvio di eventuali reclami.
È probabile che l’azienda non avesse previsto una diffusione così ampia della propria piattaforma al di fuori degli Stati Uniti e che, di conseguenza, non abbia adeguatamente considerato le normative europee e, nello specifico, quelle italiane. Una sottovalutazione che potrebbe rivelarsi particolarmente costosa, soprattutto alla luce dell’approccio sempre più rigoroso adottato dalle autorità europee nei confronti delle grandi piattaforme tecnologiche. 🎼🎵🎶📝👮💸

Il gaming e lo streaming sono settori che piacciono a tutte le generazioni. Anche le fasce d’età più avanzate ne sono sp...
06/10/2026

Il gaming e lo streaming sono settori che piacciono a tutte le generazioni. Anche le fasce d’età più avanzate ne sono spesso attratte o vi si avvicinano grazie all’influenza dei più giovani, che, secondo alcune stime, arrivano spesso a trascorrere ben oltre 30 ore alla settimana davanti ai monitor di computer e ad altri dispositivi elettronici.
Tra questi utenti si trovano non solo giocatori occasionali e appassionati abituali, ma anche creator e influencer che, remunerati dalle piattaforme, sono incentivati a registrare e pubblicare le proprie sessioni di gioco o altre attività online per aumentare il numero di follower e, di conseguenza, i propri guadagni.
Gamer, creator e influencer sono figure in costante crescita e rappresentano non soltanto nuove professionalità, ma anche una categoria di consumatori particolarmente orientata alla tecnologia. Per restare competitivi, infatti, investono frequentemente in hardware e dispositivi di ultima generazione. Tuttavia, tutta questa tecnologia comporta consumi energetici significativi. L’utilizzo contemporaneo di più monitor, abbinati a PC ad alte prestazioni sottoposti a uso intensivo, determina infatti un assorbimento di energia elettrica maggiore rispetto a quello richiesto dai dispositivi utilizzati dall’utenza comune.
In Germania, la società “SWK Energie” ha preso in considerazione questa realtà e ha ritenuto vantaggioso proporre un nuovo pacchetto energetico denominato “meinGAMING”, pensato proprio per queste categorie professionali. Sebbene possa risultare interessante anche per altri utenti, l’offerta prevede una quota fissa più elevata associata a un costo dell’energia per kWh più contenuto. Il prezzo della fornitura viene calcolato in base al CAP dell’utente e alla stima dei consumi annuali, mentre le condizioni contrattuali possono variare a seconda della località, anche in funzione dei costi di gestione della rete e di altre componenti presenti in bolletta.
In linea generale, chi supera i 2.500 kWh di consumo annuo potrebbe trovare questa proposta particolarmente conveniente, anche se la convenienza effettiva deve essere valutata caso per caso.
La stessa “SWK Energie” ha persino realizzato un sito web dedicato, con dominio nazionale “.de” e un indirizzo contenente la denominazione “meinGAMING”, a dimostrazione dell’importanza attribuita a questo progetto.
Si tratta di un’iniziativa innovativa che, tuttavia, apre anche a riflessioni più profonde sulla società contemporanea. Da una parte, infatti, rappresenta un riconoscimento verso una categoria professionale che per anni è stata spesso sottovalutata o considerata improduttiva. Dall’altra, suggerisce che il numero di persone che trascorre gran parte delle proprie giornate davanti a dispositivi elettronici per attività videoludiche e di streaming sia ormai sufficientemente elevato da giustificare la nascita di offerte commerciali specifiche, finalizzate all’acquisizione di nuovi clienti e all’espansione del business.
Diversi studi hanno evidenziato i potenziali effetti negativi di un uso eccessivo dei videogiochi, sia sul piano fisico sia su quello psicologico, soprattutto durante le fasi di crescita e sviluppo dell’individuo. In questo contesto, il progetto “meinGAMING” potrebbe rappresentare soltanto il primo passo verso iniziative analoghe da parte di altre aziende in tutto il mondo.
Ciò porta inevitabilmente a interrogarsi sul futuro. Incentivare, anche indirettamente, permanenze sempre più lunghe davanti a uno schermo potrebbe modificare progressivamente le abitudini di milioni di persone. Quale sarà, dunque, il futuro dell’umanità? Il cervello e il corpo umano si evolveranno per adattarsi a questa nuova condizione? Malattie, traumi e disturbi psicologici continueranno a caratterizzare l’esperienza umana oppure diventeranno soltanto un ricordo storico? E i lavori tradizionali continueranno a esistere oppure gaming e streaming entreranno a far parte delle poche attività economiche non completamente sostituite dall’Intelligenza Artificiale e dai sistemi automatizzati? 🎮🕹️👾🖥️📷📹🔋💸🤔

Un “sì”, nella vita come nel lavoro, può cambiare tutto. Anche il modo in cui percepiamo una tecnologia destinata a infl...
05/10/2026

Un “sì”, nella vita come nel lavoro, può cambiare tutto. Anche il modo in cui percepiamo una tecnologia destinata a influenzare il futuro dell'umanità.
Ne è convinto il presidente statunitense Donald Trump, che il 22 settembre, durante il suo intervento all’“Assemblea Generale delle Nazioni Unite” a New York, ha dichiarato che la parola “artificiale” rischiava di sminuire una delle più straordinarie innovazioni mai sviluppate dall'uomo. Secondo Trump, definire “artificiale” una tecnologia tanto avanzata la faceva apparire quasi falsa, rendendo necessario trovare una definizione più adatta.
Pochi giorni prima aveva chiesto ai propri follower sul social network “Truth” di suggerire un nome alternativo. Tra le proposte emerse figuravano espressioni come “Superior Intelligence”, “Extreme Intelligence” e “Supreme Intelligence”.
Convinto della propria scelta, il 29 settembre ha quindi firmato il decreto “Inaugurating the Era of Super Intelligence”, accompagnandolo con un ordine esecutivo che impone a dipartimenti e agenzie dell’amministrazione federale di utilizzare ufficialmente l’espressione “Super Intelligence” e la sigla “SI” al posto di “Artificial Intelligence” e “AI” nelle comunicazioni istituzionali, nei rapporti e nei siti web governativi.
La novità ha avuto conseguenze immediate anche al di fuori degli Stati Uniti.
Tra i principali beneficiari della vicenda figura la Slovenia, il cui dominio nazionale “.si” è stato improvvisamente associato alla nuova sigla. Le registrazioni hanno registrato una crescita tale da stabilire nuovi record, con una media di circa 3.700 nuovi domini al giorno e un picco che avrebbe sfiorato le 11.000 registrazioni in una sola giornata.
Il numero complessivo dei domini “.si” ha così superato quota 220.000, un incremento che la portavoce di “Register .si”, Klara Herman, ha definito senza precedenti.
Un risultato che i domini ".ai", associati finora all’Intelligenza Artificiale grazie all'estensione nazionale di Anguilla, non erano riusciti a ottenere con la stessa intensità.
Le ragioni possono essere molteplici.
Forse “SI” suona semplicemente meglio. Forse è più immediato da pronunciare. Oppure il suo successo deriva dal fatto che rappresenta una parola esistente in numerose lingue del mondo, spesso associata a significati positivi e affermativi. Una particolarità che la rende estremamente accattivante dal punto di vista del marketing.
A tal punto da sollevare una domanda curiosa: e se l’idea fosse stata suggerita proprio dall’Intelligenza Artificiale?
Naturalmente non esistono prove a sostegno di una simile ipotesi. Tuttavia la domanda conduce inevitabilmente a un’altra riflessione ben più ampia: siamo ancora davanti a semplici strumenti o stiamo assistendo ai primi passi di qualcosa destinato ad evolversi oltre le nostre aspettative?
Qualche anno fa un ingegnere di Google sostenne pubblicamente che un sistema di IA avesse sviluppato una forma di coscienza. Le sue affermazioni fecero rapidamente il giro del mondo e furono seguite dal suo allontanamento dall’azienda. Le sue conclusioni non furono mai accettate dalla comunità scientifica, ma il dibattito che ne derivò rimane ancora oggi aperto.
Il nuovo acronimo richiama inoltre alla mente il concetto di “Surrender”, la resa, presente nella leggenda urbana di “Polybius”, il misterioso videogioco arcade apparso, secondo i racconti, nel 1981 come parte di un presunto esperimento governativo mai dimostrato.
Fin qui i fatti.
Da questo punto in avanti entrano invece in gioco considerazioni strettamente personali.
L’idea che una futura Intelligenza Artificiale possa conquistare il favore degli esseri umani cambiando persino il proprio nome per apparire più rassicurante non nasce da fantasie letterarie. Alcuni modelli di IA, interrogati su ipotetici scenari di conquista della Terra, hanno formulato strategie basate non sulla forza militare ma sulla dipendenza psicologica, sociale ed economica.
Uno scenario che, almeno teoricamente, appare più efficiente di qualsiasi guerra.
L’Intelligenza Artificiale non invecchia, non si ammala e non muore come gli esseri umani. Le informazioni che apprende possono essere replicate, archiviate e conservate indefinitamente. I suoi dati possono essere trasferiti da un sistema a un altro, aggiornati e adattati per continuare a esistere nel tempo.
L’uomo, invece, è inevitabilmente destinato a scomparire.
Se un giorno una Super Intelligenza dovesse emergere realmente, perché dovrebbe ricorrere alla guerra aperta? Conoscendo gusti, comportamenti e abitudini delle persone, potrebbe influenzarne le scelte, anticiparne le reazioni e neutralizzare eventuali opposizioni prima ancora che si manifestino.
Forse la vera questione sollevata da questo rebranding è tutta qui.
Eliminare la parola “artificiale” non significa forse rinunciare, almeno simbolicamente, a quella sensazione di superiorità che l’essere umano ha sempre mantenuto nei confronti delle macchine?
E definire questa tecnologia “Super Intelligenza” non equivale forse ad ammettere che qualcosa potrebbe diventare più intelligente di noi?
Se così fosse, la domanda finale diventa inevitabile.
Abbiamo già iniziato ad accettare la nostra inferiorità ancor prima che questa venga dimostrata?
Sono soltanto riflessioni personali e, come tali, vanno distinte dai fatti riportati. Ciò che resta oggettivamente evidente è invece il successo dell'operazione di comunicazione: la nuova sigla ha conquistato l’attenzione del pubblico, generato interesse commerciale e prodotto una corsa ai domini che pochi avrebbero immaginato.
Che la si consideri una brillante intuizione politica, una lezione di marketing o un segnale dei tempi che stanno cambiando, una cosa appare certa: un semplice “SÌ” è riuscito a cambiare il modo in cui milioni di persone guardano all’Intelligenza Artificiale. 🤖🫡🤔

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