13/10/2019
3 ottobre. Fine giornata. Una uscita di selezione, per cercare di prendere una femmina che raccontano imprendibile. La cerca in tre, alla fine della giornata, dopo qualche chilometro uscendo dal bosco su una radura di erba medica ed eccola li, seduta ma attenta, si gira appena usciamo al pulito. Lascio lo zaino e tempo di posare l'alpestok lei si alza ritta in piedi a fissarci sbattendo le orecchie. Tre secondi e la inquadro, posizionando il reticolo col punto rosso sull'organo che voglio mirare: lei a 45 gradi. Altri due secondi e lascio la botta, con scatto duro che mi sorprende e che, grazie al crepuscolo ormai avanzato, mi fa vedere null'altro che fumo. Il brivido. Ragiono sull'attrezzatura: carabina Remingtono 7400 in calibro 30 06, ottica da battuta con 5 ingrandimenti, singolo appoggio e cartuccia da 220 grani, a palla, ovviamente. Canna corta; palla pesante: guarda se non l'ho mancata, mi dico critico. Il collega mi dice: "E' caduta", ma l'hai presa dietro. Spengo l'adrenalina inspirando cordite. Aspetto qualche minuto e poi cominciamo ad avvicinarci, contando i passi. Ma l'emozione di trovarla prima del buio mi deconcentra dalla misura. Abbiamo difficoltà, accendiamo le torce. I pennelli di luce illuminano l'erba medica e la rugiada, che sembra salutarci con scintillii degni dei migliori presepi. Eccola, la troviamo, ferma su un fianco. Un'azione perfetta, se non fosse per il colpo leggermente dietro rispetto al torace. Aveva ragione lui, botta leggermente dietro. Misuriamo col telemetro la distanza dallo zaino: 183 metri. I complimenti di rito e la portiamo alla jeep, soddisfatti della bellissima esperienza. La femmina imprendibile, questa volta e per sempre, ha perso. Voglio ringraziare la natura, che mi concede queste ricchezze, il collega, perfetto accompagnatore, e mio figlio, ormai maturato in un ottimo compagno di avventura dell'ars venandi. Il ricordo all'amico che mi ha insegnato. Un buon modo di festeggiare il mio compleanno.