04/08/2026
L’AI Act non vieta ChatGPT. Non obbliga nemmeno a scrivere sotto ogni post:
“Questo contenuto potrebbe contenere tracce di intelligenza artificiale.”
E no, non arriverà la polizia europea del prompt a controllare se una caption è stata scritta da te, da un chatbot o da tuo cugino che “è bravo con le parole”.
Dal 2 agosto 2026 entrano in gioco nuovi obblighi di trasparenza per chatbot, deepfake, contenuti sintetici e alcuni testi destinati a informare il pubblico. Il punto, per chi lavora nel marketing, non è smettere di usare l’AI. È smettere di usarla alla maniera del Far West:
• dati aziendali caricati ovunque;
• articoli pubblicati senza verificare le fonti;
• immagini sintetiche presentate come fotografie reali;
• chatbot travestiti da esseri umani;
• “revisione editoriale” consistente nel cambiare tre aggettivi.
Nell’articolo abbiamo raccolto ciò che l’AI Act prevede davvero, senza fingere che basti aggiungere “generated with AI” in fondo a ogni cosa per diventare improvvisamente responsabili.
Sapere chi controlla cosa, chi risponde degli errori e chi ha deciso che “sembrava plausibile” fosse un criterio editoriale, diventano oggi elementi capillari.
Qui l’articolo completo: https://www.marketingumile.it/2026/08/04/ai-act-marketing/