16/11/2020
I beni comuni dovrebbero essere sempre al primo posto...e invece...
Spesso l’immobilismo e l’incapacità di decidere provocano enormi danni alle comunità. È il caso di Roma, dove la peggiore amministrazione della storia dell’umanità rischia di produrre l’ennesimo disastro.
Andiamo con ordine. Oltre due anni e mezzo fa, 186 associazioni della Capitale hanno raccolto le firme di 15mila cittadini per una delibera popolare che chiede al Comune di Roma di approvare un regolamento “per la collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione in forma condivisa dei Beni Comuni”.
Approvare la delibera chiesta “dal basso” (espressione che un tempo ai grillini piaceva tanto) vorrebbe dire mettere realtà storiche e meno storiche della città in condizione di continuare a lavorare, di continuare a offrire alla cittadinanza servizi che la stessa Amministrazione non riesce ad erogare: è la tanto decantata “sussidiarietà” (anche di questa parola un tempo i grillini si riempivano la bocca).
Per capire di che tipo di attività parliamo, faccio qualche esempio: “Lucha y Siesta", la casa delle donne del quartiere Tuscolano; il Comitato “Parco Giovannipoli”, che dal 2013 si occupa della cura e della manutenzione del Parco delle Catacombe di Commodilla; l’Associazione Art Arvalia Onlus, che si occupa di valorizzazione e divulgazione della Cultura, dell’Arte e dei valori ambientali e territoriali senza fini di lucro; gli orti urbani “Tre Fontane” nel quartiere Montagnola; il comitato di qpuartiere Monteverde Quattro Venti; la “Casetta Rossa” a Garbatella, un riuscito esempio di rigenerazione urbana e di attivismo sociale; la scuola popolare Piero Bruno, l’area verde di via della Verna e tante, tante altre.
Cosa fa la maggioranza M5S in Campidoglio? Ad eccezione di tre consiglieri, ha scelto di astenersi – quindi di non scegliere – malgrado il provvedimento trovi il favore unanime di tutte le altre forze politiche, sia di destra che di sinistra.
Impedire a queste realtà (che spesso si reggono sul volontariato) di fruire di spazi e di avere gli strumenti necessari per continuare a lavorare per la Capitale vorrebbe dire creare l’ennesimo disservizio, l’ennesima “buca” in una città già in sofferenza. Vorrebbe dire lasciare altre macerie a chi verrà dopo.