17/04/2026
Sempre più spesso noto una difficoltà concreta: molti bambini oggi fanno fatica a restare dentro una lezione solo frontale, lunga e passiva. Non perché siano “sbagliati”, ma perché crescono in un mondo fatto di stimoli rapidi, interazione continua e tecnologia presente fin da subito.
E qui, secondo me, la scuola deve interrogarsi.
Con un approccio tradizionale, l’errore spesso blocca, annoia, spegne.
In una lezione STEM, invece, tutto cambia: si parte da un problema, si collegano più discipline, si prova, si sbaglia, si corregge, si costruisce una soluzione.
L’errore non è più una fine.
Diventa parte del percorso.
La differenza più grande è che gli alunni si attivano.
Pensano, collaborano, sperimentano, fanno domande, cercano risposte.
Forse non è vero che i bambini di oggi non sanno più stare attenti.
Forse è più vero che noi adulti non possiamo insegnare sempre nello stesso modo di ieri a generazioni che apprendono in modo diverso.
La lezione STEM non elimina la spiegazione.
La rende viva.