03/09/2026
Era il 3 settembre 1976, tre giorni prima di compiere quattordici anni. Ricordo l’ingresso in quella bottega poco distante da casa: le Grafiche Rossotto. Ad accogliermi — o meglio, a dominarne lo spazio — c’era un omone pantagruelico, una figura imponente con una passione sconfinata per i motori. Il trattamento non era certo dei più morbidi; la disciplina era dura, il carattere del padrone spigoloso, e per me non c’erano sconti.
Dovetti farmene una ragione in fretta. Capii subito che lì dentro nessuno mi avrebbe spiegato i segreti del lavoro con pazienza. L’arte della tipografia non si insegnava: si doveva “rubare”. E così feci, tenendo gli occhi ben aperti tra l’odore d’inchiostro e il rumore delle macchine, pronto a catturare ogni gesto, ogni trucco, ogni singolo segreto del mestiere.
Da quel 3 settembre è passato mezzo secolo. Cinquant’anni: una cifra che fa tremare le vene ai polsi e che sembra quasi impossibile da credere. Eppure sono ancora qua. Quanta carta è passata sotto i miei occhi e tra le mie mani! Quante volte l’ho stampata, a volte “sporcata”, ma molto spesso lavorata con il cuore e l’intuito dell’artista tipografo, traducendo in pratica quell’arte rubata con fatica anno dopo anno. Questa passione profonda per il mio mestiere è stata molto più di un lavoro: è stata la forza viscerale che mi ha permesso di superare le tante, tantissime avversità che la vita non mi ha risparmiato.
Oggi che il calendario segna questo traguardo, festeggiare potrebbe sembrare il momento di mettere un punto finale. Ma io di punti conclusivi non ne voglio mettere. Non c’è nessuna intenzione di chiudere la storia, anzi: voglio continuare con lo slancio di sempre, magari adattato all’energia di oggi, ma spinto dallo stesso coraggio che non mi ha mai abbandonato. Il 3 settembre 2026 per me non è un addio, è un rinascere.