16/07/2026
Tutte le mattine mi sveglio alle 5.10.
Non per disciplina da guru, ma perché è l’unico momento in cui la casa dorme ancora e io riesco a ritagliarmi un’ora per correre, andare in bici o nuotare.
Stamattina ero in bici. Quindi, per molti automobilisti, ero ufficialmente il personaggio più odiato della strada: il ciclista.
Alle 6 del mattino non c’è grande traffico. A un certo punto sono uscito dalla pista ciclabile per un tratto breve, forse 200 metri, perché le piante erano cresciute e invadevano il passaggio.
Dietro di me arriva una macchina bianca e mi si attacca alla ruota posteriore. Mi fermo. Lui abbassa il finestrino e mi dice: “La pista ciclabile è lì”.
Mi è venuto da ridere. Non per prenderlo in giro. È che in questi momenti, invece di arrabbiarmi, mi viene una specie di pace zen.
Scendo dalla bici, me la metto in spalla e gli dico: “Secondo me, se parti alle 6 del mattino con questo stress, arrivi alle 6 di sera che ti scoppiano le vene”.
Lui mi risponde che doveva parcheggiare. Ci siamo salutati. Fine della storia.
Però poi ci ho pensato.
Lui era un taxista. Io ero un ciclista. Due persone qualunque, già dentro una piccola tensione inutile alle 6 del mattino.
Forse il punto non era la pista ciclabile. Il punto è che siamo tutti molto più compressi di quanto sembri.
Fatturato, tasse, clienti, dipendenti, obiettivi, scadenze, pagamenti, margini. Luglio e agosto che rallentano tanti settori. I social pieni di persone che sembrano aver trovato la formula perfetta per guadagnare senza fatica.
Poi entri nelle aziende vere e vedi un’altra cosa: imprenditori che sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via, persone stanche e concentrate che provano a mandare avanti lavoro, famiglia e collaboratori.
Forse il senso dell’imprenditoria italiana non è solo crescere, fatturare e dimostrare.
Forse è anche costruire qualcosa senza perdere completamente la misura. Tenere insieme ambizione e salute, numeri e persone.
Stamattina non ho pensato: “Che maleducato quel taxista”.
Ho pensato: “Quanto siamo tutti stanchi, già alle 6 del mattino”.
E forse, ogni tanto, dovremmo ricordarci che siamo tutti sulla stessa strada. Anche quando la percorriamo con mezzi diversi.