04/06/2026
Ieri una full immersion di lavoro per risolvere il problema di un sito web che era stato compromesso.
Una no-stop iniziata alle 14 e portata avanti (spuntini a parte) per circa 12 ore.
La cosa curiosa è che proprio ieri mattina, ignaro di come sarebbe evoluta — o meglio, precipitata — la giornata, parlavo con un altro cliente il cui sito era stato attaccato qualche settimana fa. A un certo punto mi ha chiesto:
"Ma perché attaccano un sito web?"
Approfitto dell'occasione per fare un po' di informazione.
I motivi possono essere molti, ma uno dei più diffusi, soprattutto nel caso degli e-commerce, è il furto di denaro o di dati delle carte di credito. In questi casi l'attaccante può tentare di intercettare le transazioni oppure modificare i sistemi di pagamento per dirottare gli incassi.
Altri obiettivi frequenti sono il furto di dati personali, il reindirizzamento dei visitatori verso siti malevoli, l'inserimento di codice dannoso nelle pagine o l'utilizzo del server compromesso per ulteriori attività illecite.
Non mancano poi gli attacchi "dimostrativi": alcuni hacker compromettono un sito semplicemente per dimostrare le proprie capacità, per acquisire notorietà all'interno della propria comunità o per sfruttare le risorse del server per altre operazioni, come attacchi DDoS o attività di mining di criptovalute.
Esistono infine motivazioni ancora più gravi, come il sabotaggio di un concorrente, il furto di informazioni riservate o le richieste di riscatto. Fortunatamente questi casi sono meno frequenti.
Questa è, in estrema sintesi, la risposta alla domanda: "Perché viene attaccato un sito web?"
Ed è anche il motivo per cui aggiornamenti, backup, monitoraggio e controlli di sicurezza non sono costi superflui, ma investimenti che possono fare la differenza quando qualcosa va storto.