21/08/2026
Il pane si merita di diventare arte
Una fetta di pane. Un oggetto semplice, quotidiano, quasi universale.
Da questa forma nasce la mia ricerca: utilizzo vere fette di pane come matrice per realizzare dei calchi, conservandone la forma, la superficie e le imperfezioni. Quello che normalmente sarebbe destinato a essere consumato e scomparire viene così sottratto al tempo e trasformato in materia artistica permanente.
La scelta del pane non è casuale. Nei piccoli paesi di un tempo, il pane rappresentava identità, lavoro, condivisione e memoria. Nei forni comunitari ogni famiglia poteva lasciare sulla propria pagnotta un segno, un'iniziale o un simbolo per riconoscerla. Il pane portava così una traccia della persona e della sua storia.
Partendo da questa memoria, ho voluto trasformare un elemento umile e familiare in qualcosa di prezioso e inatteso.
Oro, nero, rosso, giallo e arancio ricoprono le superfici attraverso colature, contrasti e sovrapposizioni. La forma originaria rimane riconoscibile, ma viene trasformata fino a muoversi tra pittura, scultura e design.
Le colature irregolari diventano materia e gesto. Possono evocare una salsa, una glassa, un condimento, ma allo stesso tempo diventano segni pittorici autonomi. I fondi decorativi dialogano con la tridimensionalità dell'opera, creando un contrasto tra superficie e materia.
Il pane continua a essere riconoscibile, ma non è più soltanto qualcosa da mangiare.
È quotidiano, ma non banale.
È umile, ma porta con sé una grande ricchezza di significati.
È destinato a finire, ma può diventare memoria.
In un momento in cui persino il pane, simbolo per eccellenza della semplicità e della necessità, ha assunto un valore sempre meno scontato, ho voluto compiere un ulteriore passaggio: dare valore al pane attraverso l'arte.
Questa serie nasce quindi dall'incontro tra quotidianità e trasformazione, memoria e materia, semplicità e preziosità.
Perché se per secoli il pane ha nutrito le persone, oggi può anche nutrire lo sguardo.