Scalo78

Scalo78 Pagina di Lorenzo Scaffidi

Eppur si muove...
24/01/2022

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STUDENTE SICILIANO DA RECORD: A 89 ANNI PRENDE LA TERZA LAUREA Palermo - Il dottore Angelo Censoplano, per tutti nonno A...
24/09/2021

STUDENTE SICILIANO DA RECORD: A 89 ANNI PRENDE LA TERZA LAUREA
Palermo - Il dottore Angelo Censoplano, per tutti nonno Angelo, è un vero esempio di passione e dedizione, che ci dimostra che non è mai troppo tardi per continuare a seguire i propri interessi e portare avanti i propri sogni.
Infatti all’età di 89 anni, non ha smesso di studiare e alle due lauree già conseguite precedentemente, quella in Scienze aziendali, management e organizzazione, e quella in Relazioni internazionali ha da poco aggiunto un terzo traguardo raggiunto, la laurea magistrale in “Compliance, Sviluppo aziendale e prevenzione del crimine” del dipartimento di scienze politiche e delle relazioni internazionali (DEMS) all’Università degli Studi di Palermo con una tesi dal titolo “Tutela ambientale e gestione dei rifiuti”
per l’età in cui ha ottenuto il titolo e il numero di titoli, nonno Angelo è diventato uno studente da record. La sua storia lo dimostra che questo dottore non ha mai mollato il colpo ed è sempre stato esempio di impegno e voglia di fare: ha iniziato a lavorare prestissimo e fino ai 18 anni è stato agricoltore, poi si è arruolato nei carabinieri e ha preso servizio in diverse parti d’Italia e da pensionato si è dedicato alla carriera politica nel suo paese, Terrasini, in Sicilia, dove è stato sia consigliere comunale che vicesindaco.

La sua relatrice la professoressa Gabriella Marcatajo, docente del dipartimento di Scienze Politiche e delle relazioni internazionali , come riportato dallo stesso ateneo sul proprio sito, ha commentato:
“La passione, la determinazione e l’amore per lo studio di Angelo Censoplano costituiscono per il Dipartimento di Scienze Politiche e delle relazioni internazionali e per l’Università degli Studi di Palermo un motivo di grande orgoglio e dimostrano come ci sia sempre tempo e modo per crescere ed ampliare le proprie conoscenze”.

Mentre il rettore dell’università, il professore Fabrizio Micari commenta “Al dott. Censoplano vanno le più affettuose e sentite congratulazioni da parte mia e di tutta la nostra comunità accademica. Lo ringrazio per il suo esempio che rappresenta una straordinaria testimonianza di impegno e di passione per la cultura e per lo studio”.

IL SOGNO REALIZZATO DI ANDREAÈ una tappa obbligatoria per il raggiungimento della propria autonomia. Trovare un lavoro e...
23/12/2019

IL SOGNO REALIZZATO DI ANDREA

È una tappa obbligatoria per il raggiungimento della propria autonomia. Trovare un lavoro e riuscire addirittura a strappare un contratto a tempo indeterminato è un obiettivo di tanti.
Lo era pure per Andrea Scialla, venticinquenne di Caserta, che dopo un anno di tirocinio nel negozio Decathlon di Marcianise è riuscito a mettere, quella che per lui è, la firma più importante della sua vita. Una storia come tante, potrebbe obiettare qualcuno. Invece no, perché Andrea è un ragazzo down ed è per questo che la sua vicenda merita di essere raccontata, perché siamo ancora lontanissimi dal raggiungere una situazione di normalità in campo di diritti per le persone disabili. Andrea è una mosca bianca, uno di quelli per cui la legge 68 del 1999, norme per il diritto al lavoro dei disabili, è servita per proseguire un percorso di autonomia che è fondamentale per le persone con disabilità. «È la gioia più grande che abbia ricevuto - spiega Marisa Orefice, la mamma del ragazzo - è un riconoscimento per il suo impegno e per i nostri sacrifici. È soprattutto un momento fondamentale per la sua crescita e la sua indipendenza. Non stava nella pelle quando ha ricevuto la notizia, per lui è il coronamento di un sogno, non vede l’ora di arrivare a lavoro e di mettersi a disposizione dei colleghi e dei clienti

(FONTE:corrieredelmezzogiorno.corriere.it)

ZIA CATERINA, LA TASSISTA CHE ACCOMPAGNA I BIMBI A FARE LA CHEMIOUna storia bellissima quella di Caterina che a Firenze ...
20/12/2019

ZIA CATERINA, LA TASSISTA CHE ACCOMPAGNA I BIMBI A FARE LA CHEMIO

Una storia bellissima quella di Caterina che a Firenze è ormai famosa. Un mix tra Patch Adams, Mary Poppins e anche un po’ Walt Disney, la tassista più stravagante d’Italia accompagna i bambini malati di tumore verso l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze cercando di rendere il loro viaggio, e quello dei loro genitori, speciale e privo di preoccupazioni.

Palloncini, pupazzi, giocattoli, un cartello con su scritto “Il viaggio è meglio della meta” e un ombrello, il simbolo della capacità di volare oltre la paura, e ancora supereroi disegnati un po’ ovunque sul taxi perché, come spiega la stessa Caterina: “A ogni supereroe corrisponde un bimbo con la sua storia. Perché bisogna ti**re fuori dei poteri straordinari per combattere contro la malattia”.

E straordinaria è anche la sua missione. Tutto è nato nel 2011 quando il suo compagno, malato di tumore, le ha fatto promettere di prendersi cura di “Milano 25”, il suo amato taxi, e lei ha detto di sì, poco prima di dirgli addio. Così la Taxi Therapy ha preso vita insieme al suo alter ego Zia Caterina.

Le corse con Milano 25 per i giovanissimi pazienti dell’ospedale pediatrico Meyer e le loro famiglie sono gratuite e Zia Caterina condivide con loro non solo i viaggi in taxi, ma anche tanti altri momenti in ospedale, per donare loro spensieratezza sostenerli nei momenti di sconforto e difficoltà, come ha testimoniato anche Lavinia, 11 anni, che ha avuto un sarcoma alla testa e che oggi ha raccontato la sua esperienza in Senato. "Durante il secondo ciclo di chemioterapia è apparsa zia Caterina nella mia stanza - spiega - e io sono rimasta senza parole, perché non si incontrano tutti i giorni persone vestite da Mary Poppins pronte a riempirti di affetto ed esaudire i tuoi desideri".

TUTTI IN CAMPO CON GIACINTOCaltanissetta - Una piccola, grande favola dei nostri giorni. Una storia di inclusione e inte...
06/12/2019

TUTTI IN CAMPO CON GIACINTO

Caltanissetta - Una piccola, grande favola dei nostri giorni. Una storia di inclusione e integrazione nel mondo dello sport ci arriva dall'entroterra siciliano, dove un ragazzino di appena sette anni, ci insegna che se ai sogni ci credi con tutto te stesso, questi possono avverarsi, nonostante tutto. La storia raccontata sul sito della Federtennis, da Fabio Bagatella è la dimostrazione di come i sogni possano avverarsi anche nella realtà.

Il protagonista è un bambino in carrozzina, il nisseno Giacinto Geraci. Ha 7 anni ed è il primo tennista diversamente abile a essere stato convocato in un raduno CAP (Centro di aggregazione provinciale), quello di Caltanissetta-Enna tenutosi domenica 24 novembre all'Eschilo Tennis Club Gela. Giacinto ha svolto lo stage con tutti gli altri ragazzi normodotati (Under 11) e avrà la possibilità di far parte della rappresentativa bi-provinciale che parteciperà alla prossima fase regionale della Coppa delle Province.
Giacinto Geraci nasce 2012 in provincia di Caltanissetta, ma dall'età di una anno ha dovuto subito affrontare una sfida terribile: un tumore al midollo spinale. Supera la malattia, ma la carrozzina diventa una parte integrante della sua vita. Nonostante ciò, si innamora letteralmente del tennis. Grazie allo sport Giacinto ha anche modo di confrontarsi con ragazzi normodotati, con i quali interagisce in maniera naturale e spontanea come fa con tutti i suoi amici a scuola. E grazie alle sue doti di campioncino in erba a questa sua grande passione per la racchetta, Giacinto potrà partecipare con tutti i suoi amici tennisti, alla fase regionale della Coppa delle Province. Chapeau.

IL TENNIS ITALIANO SI GODE IL SUO NUOVO FENOMENO: JANNIK SINNERMilano - Il futuro del tennis italiano ha un nome ed un c...
11/11/2019

IL TENNIS ITALIANO SI GODE IL SUO NUOVO FENOMENO: JANNIK SINNER

Milano - Il futuro del tennis italiano ha un nome ed un cognome. Per tanti anni è mancato all'interno del movimento tennistico italiano un campione che facesse sognare gli sportivi italiani, ma da sabato scorso il tennis del bel paese sembra aver trovato il suo nuovo fenomeno su cui scommettere per i prossimi quindici anni: Jannik Sinner ha vinto la terza edizione delle Next Gen ATP Finals di tennis, un torneo a cui partecipano i migliori otto Under 21 del ranking ATP.
Jannik Sinner è nato a San Candido, in Trentino-Alto Adige, 18 anni fa e nella finale del torneo, che si è giocato a Milano, ha battuto il ventenne australiano Alex De Minaur con un punteggio di 3-0. Prima del torneo, De Minaur era al 18esimo posto del ranking ATP e Sinner al 95esimo.
Il giovane tennista è stato capace, da numero 95 Atp, di arrivare a Milano e di far innamorare una città ed allo stesso tempo una nazione intera, in un torneo che ha dominato sin dalla prima partita contro avversari molto più quotati.
Per gli esperti è nata una stella e il talento purissimo darà grandi soddisfazioni. E così l’azzurrino, allenato da Riccardo Piatti, aggiunge la perla più preziosa ad una stagione che si può definire strepitosa. Sinner, partito fuori dai primi 500 del ranking mondiale, ha bruciato le tappe. Stupendo tutti, ha raggiunto la prima semifinale Atp ad Anversa il mese scorso dopo essersi aggiudicato due titoli challenger (Bergamo e Lexington), vinto il suo primo match in un Masters 1000 (Roma) e preso parte al suo primo main draw Slam (Us Open). Ma il diamante azzurro non ha alcuna intenzione di accontentarsi, e di fermarsi. Milano ha salutato il primo titolo di un probabile campione, mentre tutta Italia si augura che si tratti di un fenomeno. E il precedente è beneaugurante: proprio a Milano, 18 anni fa, a sollevare il suo primo trofeo fu un giovanotto, anche lui di belle speranze, di nome Roger Federer.

LA LEGGENDA DI PIRAMO E TISBELa letteratura mondiale ha sempre raccontato e probabilmente continuerà a farlo, le storie ...
05/11/2019

LA LEGGENDA DI PIRAMO E TISBE

La letteratura mondiale ha sempre raccontato e probabilmente continuerà a farlo, le storie di amori impossibili o semplicemente sfortunati; da Romeo e Giulietta di William Shakespeare, a Paolo e Francesca di Dante Aligieri per finire con Tristano e Isotta, o con Emma Bovary e Rodolphe di Flaubert.

Ma il capostipite di tutte queste storie d'amore della letteratura, fu la vicenda di Piramo e Tisbe, un amore impossibile narrato da uno dei poeti più grandi di sempre: Ovidio. Nel suo capolavoro Le Metamorfosi lo scrittore latino, originario di Sulmona, racconta storie di dei e dee, di eroi e eroine ma anche di persone comuni, protagonisti di vicende immortalate dalla grandezza della letteratura.

La storia di Piramo, “di tutti i giovani il più bello”, e di Tisbe, “l’unica fra tutte le fanciulle che ha avuto l’Oriente”, viene narrata nel quarto dei quindici libri che compongono le Metamorfosi.

Pirano e Tisbe sono due ragazzi normalissimi. Le loro famiglie abitano in case attigue, i due inevitabilmente si conoscono e “col tempo crebbe l’amore”. Un sentimento che rapidamente si rafforza e che sarebbe potuto sfociare nel matrimonio “se i genitori non l’avessero impedito”.

Ma ostacolare un sentimento, è notorio, non serve, anzi spesso non fa che rinfocolarlo, alimentandolo fino a trasformarlo in un incendio. Per impedire che i due giovani possano addirittura parlarsi, i rispettivi genitori, vinti da uno stupido, cieco odio, li chiudono nelle rispettive case. Eppure quella inumana condizione non spegne quel loro amore.
Piramo e Tisbe riescono a parlarsi. Lo fanno attraverso una sottile fessura presente nel muro che divide le loro stanze. “Quel difetto, ignoto a tutti per centinaia d’anni (cosa mai scopre l’amore)” rappresenta il loro unico legame, l’unica possibilità per non perdersi del tutto.

Attraverso quel “muro invidioso” quei due ragazzi rimangono uniti. Si raccontano, percepiscono le loro emozioni, i loro teneri desideri, sperano, si sentono comunque legati. Ma quella condizione non può bastare, non, almeno per due anime che bramano la loro pelle, le loro labbra, i loro corpi.

Da quella sottile fessura muraria escogitano la fuga. Sarà necessario eludere l’occhiuta attenzione dei loro perfidi custodi e scappare nel cuore di una notte, lontano da quelle familiari prigioni. Stabiliscono di darsi appuntamento al sepolcro di Nino e di attendersi al buio sotto un albero di gelso che in quel periodo è “imbiancato di bacche”. Poi una volta riabbracciatisi finalmente la fuga verso un’altra città, per iniziare una nuova vita, lontani dalla stupidità degli adulti.

Un piano apparentemente perfetto. Tisbe è la prima a uscire di casa, col volto velato attraversa la notte e arriva al luogo deputato. Intimorita da quelle f***e tenebre, prova a farsi coraggio sotto il frondoso gelso in attesa che arrivi il suo Piramo.

D’improvviso la ragazza scorge una leonessa che “con le fauci schiumanti sangue per la strage di un armento” si avvicina alla vicina fonte per spegnere un’insopprimibile sete. Tisbe vede la fiera e dopo essersi fatta coraggio, decide di fuggire via. Protetta dalla sola luna la ragazza fugge, mentre la leonessa si disseta placida alla fonte. Nella corsa, però, Tisbe perde il velo che le cingeva le spalle. Non c’è tempo per tornare indietro, specie ora che ha raggiunto un posto sicuro. Quel velo lo trova la fiera che lo straccia macchiandone i resti con “le fauci sporche di sangue”.

Nel frattempo anche Piramo è riuscito a lasciare la casa paterna. Arriva al sepolcro di Nino ma non trova la sua amata. Scorge, invece, le orme della leonessa e poi, in un crescendo di ansia, il velo strappato e sporco di sangue. Piramo non vuole crederci, maledice la sua anima per aver architettato quel piano, per aver lasciato Tisbe sola in quella sua ultima notte, per essere arrivato fatalmente dopo.

Raccoglie i resti di quel velo e al riparo del gelso decide di uccidersi, piantandosi il coltello che portava al fianco, nel cuore. Il sangue erompe da quel cuore trafitto andando a coprire del suo vermiglio colore le candide bacche dell’albero.

Tisbe, dopo aver recuperato il coraggio, esce dal suo antro e torna sul posto convenuto nella speranza di vedere il suo amato, “impaziente di narrargli a quanti pericoli è sfuggita”. Riconosce quel luogo ma è perplessa dal colore dei frutti del gelso. Quel rosso la stupisce, ma il dubbio è presto sedato. Trova il corpo agonizzante di Piramo che spira poco dopo aver visto la ragazza con cui avrebbe voluto vivere.

Tisbe scorge i lacerti del suo velo, il fodero del pugnale e comprende il dramma. Vivere non ha più senso, per questo si trafigge con lo stessa identica arma che aveva spento la vita di Piramo.

Prima, però, innalza una preghiera al cielo. Chiede che almeno nella morte possano rimanere uno accanto all’altra, nella nuda terra, protetti dal solo gelso e che questo albero possa serbare per sempre un segno di quel loro giovane sacrificio.

Quella supplica commuove gli dei e anche i genitori di Piramo e Tisbe. I due ragazzi vengono seppelliti in un’unica urna sotto il gelso, i cui frutti maturi, da quel momento e per sempre, avranno il colore nero del lutto.

Indirizzo

Piraino

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