Ljuba Daviè - Web Design

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Hai presente quando arriva una mail e ancora prima di aprirla senti già il corpo irrigidirsi? Quando leggi un messaggio ...
09/06/2026

Hai presente quando arriva una mail e ancora prima di aprirla senti già il corpo irrigidirsi? Quando leggi un messaggio e inizi automaticamente a pensare:
“Oddio, cosa ho sbagliato?” Anche se magari… non hai sbagliato niente.

Nel lavoro freelance succede spesso perché lavoriamo con persone, aspettative, ansie, soldi, urgenze e fragilità.
E a volte finiamo per credere che essere professionali significhi essere sempre disponibili, sempre accomodanti, sempre pazienti.

Ma non è così!

Professionalità non significa lasciare che tutto ti venga buttato addosso.
Significa comunicare bene, mettere confini chiari e riuscire a restare presenti senza assorbire ogni tensione del cliente.

Il mio ultimo blog post nasce da anni di esperienza, errori, sensi di colpa inutili e conversazioni difficili gestite male… prima di imparare a gestirle meglio.

Ci ho raccolto dentro esempi concreti, frasi utili, strategie pratiche e riflessioni che avrei voluto leggere anch’io quando ho iniziato.

Soprattutto se lavori nel digitale, secondo me è uno di quegli argomenti di cui si parla ancora troppo poco.

L’articolo completo è sul mio blog -> https://www.ljuba.it/blog/come-gestire-clienti-difficili-da-freelance/

Il problema non è il cliente, ma che non hai un filtro.Quante volte hai accettato un progetto con qualche dubbio, una st...
03/06/2026

Il problema non è il cliente, ma che non hai un filtro.
Quante volte hai accettato un progetto con qualche dubbio, una strana sensazione, e poi hai passato mesi a gestire tensioni, richieste impossibili e aspettative irrealistiche?

Succede quando salti il primo step: capire davvero con chi stai per lavorare.

Un questionario iniziale può evitarti da mesi di inferno.
E no, non deve essere per forza un questionario creato con Google Moduli. Le domande che vedi nel carosello io le mando in risposta alla mail di primo contatto. L'importante è farle e ascoltare davvero le risposte.

Scorri il carosello. Trovi le 5 domande che uso io e soprattutto, cosa rivelano davvero su chi hai davanti.
. .

Ora tocca a te: quale domanda fai TU al primo contatto con un nuovo cliente? Scrivila nei commenti, voglio sapere come filtri tu.

Non tutto deve diventare un contenuto.Ma internet ci sta facendo dimenticare questa cosa.Sembra che ogni momento debba e...
03/06/2026

Non tutto deve diventare un contenuto.
Ma internet ci sta facendo dimenticare questa cosa.

Sembra che ogni momento debba essere fotografato, raccontato, documentato, trasformato in qualcosa di utile, interessante o condivisibile.

Un pensiero diventa subito un post (o una stories, per chi le fa 😅).
Una difficoltà diventa storytelling.
Una pausa diventa “morning routine”.
Persino il riposo, a volte, sembra esistere solo per essere mostrato bene.

E questa cosa mi stanca profondamente.

Non perché io non creda nei contenuti (sarebbe assurdo, visto il lavoro che faccio) ma perché credo che alcune cose abbiano bisogno di essere (e restare) restare semplicemente vissute.
Non trasformate immediatamente in qualcosa da pubblicare.

Diciamolo, si sente quando un business esiste solo finché produce contenuti.
Si sente quando una persona non riesce più a capire dove finisce la vita reale e dove inizia la performance.
Si sente quando tutto è costantemente raccontato ma quasi niente sembra davvero vissuto.
Forse è anche per questo che non riesco proprio ad essere presente con costanza nelle stories.?

Sono curiosa: questa sensazione la provi anche tu o pensi che sia solo una mia impressione?

Quando dico che faccio la web designer, ormai la domanda arriva quasi sempre a un certo punto della conversazione: “ma n...
29/05/2026

Quando dico che faccio la web designer, ormai la domanda arriva quasi sempre a un certo punto della conversazione: “ma non hai paura che l’intelligenza artificiale ti rubi il lavoro?”

E ogni volta penso che questa domanda racconta molto bene il modo in cui guardiamo le professioni oggi. Perché se immaginiamo che una professionista possa essere sostituita nel momento in cui esiste uno strumento che “fa cose simili”, allora stiamo riducendo il suo lavoro alla parte più superficiale e visibile.

Un po’ come pensare che Pinterest sostituisca un’architetta.
O che ChatGPT sostituisca una psicologa.
O che un’app conta calorie faccia il lavoro di una nutrizionista.

La verità è che gli strumenti cambiano continuamente. Sempre.
Sono cambiate le macchine fotografiche.
Sono cambiati i software.
Sono cambiati i modi in cui scriviamo, progettiamo, comunichiamo e lavoriamo.
E continueranno a cambiare.

Il punto non è fermare gli strumenti.
Il punto è capire se il valore del tuo lavoro vive solo nell’esecuzione oppure in qualcosa di più profondo.

Perché se il tuo lavoro consiste soltanto nel produrre velocemente un output, allora sì: probabilmente l’AI può fare paura.

Ma se il tuo lavoro vive nella capacità di leggere le persone, fare scelte, assumerti responsabilità, dare direzione, costruire qualcosa che abbia senso dentro a un contesto reale… allora il discorso cambia parecchio.

Io, per esempio, uso già l’intelligenza artificiale. Spesso. Non per sostituire il mio lavoro ma per alleggerire alcune parti e avere più spazio mentale da dedicare proprio a ciò che gli strumenti non sanno fare: pensare, osservare, collegare, comprendere.

E secondo me, nei prossimi anni, la vera differenza non la farà chi usa più strumenti. La farà chi saprà dare più profondità al proprio lavoro.

Sono curiosa di sapere come la pensi tu: l’AI ti spaventa, ti entusiasma o entrambe le cose?

C’è una cosa che all’inizio del mio lavoro mi metteva moltissimo in difficoltà: rapportarmi con “i tecnici”.Le call con ...
26/05/2026

C’è una cosa che all’inizio del mio lavoro mi metteva moltissimo in difficoltà: rapportarmi con “i tecnici”.

Le call con sviluppatori, le conversazioni sugli hosting, i messaggi pieni di termini che conoscevo poco o che capivo solo a metà. DNS, query, database, configurazioni server. Ogni volta avevo la sensazione di dover dimostrare qualcosa.

Mi sentivo sempre un passo indietro.

Avevo paura di fare domande stupide. Paura di non essere abbastanza preparata. Paura che il fatto di non parlare quel linguaggio in modo fluido mi rendesse automaticamente meno competente.

E quindi, all’inizio, cercavo di compensare.
Studiavo tantissimo, prendevo appunti ovunque, cercavo di controllare ogni dettaglio per evitare di sentirmi “quella che non ne sa abbastanza”.

Poi col tempo ho capito una cosa importante: io non dovevo (e non volevo) diventare la copia di uno sviluppatore.

Dovevo diventare sempre più brava nel mio lavoro.
E il mio lavoro non è mai stato parlare in modo incomprensibile o trasformare ogni conversazione in una gara tecnica.
Il mio lavoro è sempre stato un altro: capire le persone, tradurre la complessità, costruire uno spazio online che fosse chiaro, solido e utilizzabile anche da chi tecnico non è.

Paradossalmente, proprio il fatto di non essere “troppo tecnica” è diventato uno dei miei punti di forza più grandi nel rapporto con le clienti.

Perché so benissimo cosa si prova quando qualcuno usa un linguaggio che ti esclude invece di aiutarti a capire.

E oggi collaboro con sviluppatori e professionisti tecnici con molta più serenità, senza sentirmi in difetto solo perché il mio modo di stare dentro a questo lavoro è diverso dal loro.

Quando prepari una newsletter, le immagini sono spesso l’ultima cosa.Scrivi il testo, sistemi i blocchi, rileggi… e poi ...
19/05/2026

Quando prepari una newsletter, le immagini sono spesso l’ultima cosa.

Scrivi il testo, sistemi i blocchi, rileggi… e poi inizi ad aggiungere immagini un po’ dove “stanno bene”.
Magari ne metti una per spezzare, una per riempire, una perché senza ti sembra vuota.

Il punto è che non sono neutre.

Un’immagine troppo grande può rallentare tutto.
Un testo dentro un’immagine può diventare illeggibile da telefono.
Una CTA inserita lì dentro può non essere mai vista.

E senza accorgertene, hai complicato una newsletter che funzionava già.

Nell’articolo sul blog ho raccolto 9 buone pratiche molto concrete per usarle con più intenzione, senza aggiungere complessità inutile.
Lo trovi qui: https://www.ljuba.it/blog/immagini-newsletter-consigli/

Se anche tu le inserisci un po’ a caso, può valere la pena fermarti un attimo e rivedere come le stai usando.

Questa è una richiesta che rifiuto sempre, anche quando potrei accettarla in pochi minuti: quella di intervenire su un s...
08/05/2026

Questa è una richiesta che rifiuto sempre, anche quando potrei accettarla in pochi minuti: quella di intervenire su un sito per “sistemare qualcosa”, quando è evidente che il problema non è quel qualcosa.

Succede quando il sito non sta funzionando, quando chi lo usa non si sente rappresentata, quando ogni pagina sembra un tentativo e niente restituisce davvero una direzione chiara.
E in quel momento arriva la richiesta: fare un intervento mirato, contenuto, con l’idea di rimettere a posto le cose senza dover rimettere in discussione tutto il resto.

Capisco perfettamente da dove nasce.
Dal desiderio di spendere meno, di non ripartire da capo, di trovare una soluzione veloce a qualcosa che sta creando disagio.

Il problema è che non funziona così.

Quando la base non regge, intervenire su un pezzo non risolve.
Al massimo sposta un po’ più in là la frustrazione.

E lo so perché ho visto tante volte come va a finire: si fanno piccoli interventi, si prova a migliorare qualcosa, si investe ancora un po’ di budget con l’idea di “aggiustare”, e poi, dopo qualche mese, ci si ritrova punto e a capo. Solo con più stanchezza, più confusione e la sensazione che nessuna professionista sia stata in grado di fare davvero la differenza.

Sono quei progetti che passano di mano in mano, alla ricerca di una soluzione che, in realtà, non può arrivare da un intervento isolato.

Per questo dico di no.

Non perché non voglia aiutare, ma perché so che in quel modo non lo sto facendo davvero. Preferisco fermarmi, anche se è più scomodo, e dire le cose come stanno: se un sito non funziona, non serve una toppa. Serve capire cosa non sta reggendo e ripartire da lì.

È una scelta meno immediata, ma è l’unica che evita di continuare a spendere tempo, energie e soldi senza arrivare mai a una soluzione che tenga.

In questi giorni sto parlando molto di Paripassi, e mi accorgo che le risposte che ricevo sono quasi sempre le stesse.“M...
07/05/2026

In questi giorni sto parlando molto di Paripassi, e mi accorgo che le risposte che ricevo sono quasi sempre le stesse.
“Mi piacerebbe, ma non ho tempo.”
“Vorrei, ma in questo momento non riesco.”
Sono risposte sincere, e le capisco molto bene.

Ma quello che vedo, ogni volta, è che spesso non è davvero una questione di tempo.

È che tutto sembra troppo.
Che non c’è un punto chiaro da cui iniziare.
Che ogni volta che pensi di metterci mano davvero, ti senti già un po’ in ritardo.
E allora rimandi.

Paripassi nasce da lì. Non per aggiungere altro, ma per aiutare a fare ordine e iniziare, una cosa alla volta.

In questi giorni è disponibile con una promo dedicata.
Se vuoi capire se può fare per te, trovi tutto qui: https://paripassi.it/

Ci sono momenti in cui lavori al tuo sito e hai la sensazione di non andare davvero avanti. Apri una pagina, sistemi un ...
05/05/2026

Ci sono momenti in cui lavori al tuo sito e hai la sensazione di non andare davvero avanti. Apri una pagina, sistemi un testo, poi un bottone, poi torni indietro perché “forse non era proprio così”.
E ogni volta devi ricordarti tutto: font, dimensioni, spaziature, colori.

Non è un problema di attenzione. Non è nemmeno che ti manca qualcosa. È che stai facendo tutto senza un sistema.
E quando manca un sistema, ogni decisione resta isolata.

È per questo che i preset di Divi 5 non sono “una funzione in più” ma il passaggio da un lavoro fatto per tentativi a un lavoro progettato davvero.

Decidi una volta sola come devono essere le cose e poi lasci che sia il sistema a portare avanti quelle scelte.

Non devi più avere quella sensazione di “non aver mai finito davvero”.

Se ti riconosci in questo modo di lavorare, nell’ultimo articolo sul blog ti spiego esattamente come usare i preset per costruire una struttura solida e coerente.
Lo trovi qui: https://www.ljuba.it/blog/divi-5-preset-design-coerente/

All’inizio lavorare sul tuo sito sembra una cosa semplice.Apri la pagina, cambi una frase, sistemi una sezione, provi a ...
24/04/2026

All’inizio lavorare sul tuo sito sembra una cosa semplice.
Apri la pagina, cambi una frase, sistemi una sezione, provi a mettere ordine in quello che vuoi dire.

Dopo un po' però... più ci lavori, più aumentano i dubbi. Torni sulle stesse cose più volte, cambi direzione senza accorgertene, inizi a chiederti se quello che stai facendo ha davvero senso oppure no.

Non è una questione di capacità e non è nemmeno un problema di impegno. È che stai cercando di costruire qualcosa senza avere una base su cui appoggiarti.
Senza aver deciso davvero cosa stai offrendo, a chi stai parlando e cosa vuoi che succeda quando qualcuno arriva sul tuo sito.
Quando quella base non c’è, ogni decisione pesa troppo, perché non hai un criterio chiaro per prenderla. Così resti dentro a un loop in cui continui a modificare quello che vedi, senza riuscire a concludere davvero niente.

La differenza si vede quando quella base c’è. Non perché il lavoro diventi facile o lineare, ma perché smette di dipendere da tentativi continui. Le decisioni iniziano ad avere un senso dentro a un insieme più grande e non devi più rimettere tutto in discussione ogni volta.

È lì che il sito smette di essere qualcosa da sistemare e inizi a usarlo davvero, invece di modificarlo continuamente.

Se ti riconosci in questa situazione, probabilmente non è un problema di sito. Puoi scrivermi se desideri capirlo meglio.

Indirizzo

Pinerolo

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

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