23/10/2025
Olivetti 🇮🇹
Chi era Adriano Olivetti?
Il personal computer della Olivetti, il volto moderno del PC che parlava italiano. La storia, in breve, del più grande visionario nel mondo informatico.
Primo successo dell'Olivetti non è stato un computer, bensì una macchina da scrivere, la M1: la più veloce al tempo per via dei tasti estremamente sensibili. La versione successiva, l'M20, ne erano state vendute più di novecento copie, così da permettere i primi e veri investimenti per l'azienda.
Dopo un viaggio negli USA, nel 1926, Adriano Olivetti aveva capito che il segreto per ba***re i concorrenti stava nella produttività. Grazie al collaboratore Gino Levi, era riuscito a triplicare la produzione, attraverso una razionalizzazione dell'organizzazione come nella Ford. Non dodici ore, ma quattro per assemblare una macchina da scrivere. È stata una svolta.
Successivamente, Olivetti aveva deciso di spostarsi su prodotti più complessi, come la Divisumma 24, una calcolatrice molto più veloce delle concorrenti americane. Una fortuna. Sei milioni di copie vendute.
Adriano é stato il primo imprenditore a riconoscere una rilevantissima importanza alle condizioni dei lavoratori. Aveva ricostruito le fabbriche con spazi molto più ampi e grandi finestre che fornivano tanta luce. Aveva costruito delle case per gli operai e aveva aumentato di molto i salari; il doppio rispetto alle ltre aziende nel mondo. Ore settimanali ridotte. Garantiva anche dei servizi sociali, come biblioteche per i dipendenti. L'azienda prevedeva nove mesi di maternità per le madri, a fronte dei due mesi previsti per legge. Inoltre, Olivetti aveva compiuto importanti investimenti al sud Italia contro il totale disinteresse della politica. Diceva Olivetti che l'ignoranza é legata all'alienazione a un lavoro meccanico e ripetitivo. Per lui la società cambiava non attraverso le aziende, ma attraverso le persone che vi lavoravano.
Nonostante la politica era legata ad un pensiero arretrato, l'Olivetti si imponeva come l'azienda più all'avanguardia in Europa.
Nel 1948, con il boom economico, Adriano Olivetti aveva cominciato ad investire nella progettazione di macchine da scrivere molto più sofisticate, come la Lettera 22 progettata da Marcello Nizzoli, fatta per entrare in una valigetta ed essere portata in giro. Se ne produceva più di duecentomila ogni anno.
Prodotti nuovi ogni otto mesi, neanche le aziende moderne riescono a tenere questo ritmo.
Nel 1947 la stabilizzazzione dell'infrazione della lira aveva scoraggiato fare nuovi investimenti all'estero, ma Olivetti rischiava. Una follia, ma c'era riuscito. In Inghilterra ed in Belgio era la prima azienda. Negli anni Cinquanta era oramai la prima in Europa, per numero di dipendenti, fatturato e produzione.
La Underwood, un'azienda americana, a causa di una grave crisi aveva proposto una collaborazione con la Olivetti. Per la prima volta un'azienda Italia comprava una USA. Il governo americano aveva cercato di affossare l'accordo, senza riuscirci.
Olivetti aveva capito oramai che il futuro stava nei computer ed aveva assunto Mario Tchou (foto sotto) un ventottenne estremamente intelligente e sincero. Olivetti aveva dato a Tchou l'importante incarico di creare un primo calcolatore elettronico, l'Elea 9001. Al contrario dell'IBM, in America, la Olivetti voleva costruire computer solo per uso civile, e non militare.
Si voleva costruire una macchina con componenti prefabbricati e realizzati dalla stessa azienda.
La divisione elettronica Olivetti aveva prodotto il primo computer italiano in meno di due anni, il quale usava, per la prima volta al mondo, semiconduttori miniaturizzati e riusciva a calcolare circa diecimila istruzioni al secondo, risultato insuperato per anni.
Vi era, però, un aspetto molto fastidioso: i fondi. Gli USA "imbottivano" le proprie aziende di denaro per la ricerca mentre, l'Italia non investiva quasi niente. Olivetti non rimase comunque con le mani conserte e aveva fatto importanti accordi con i sovietici, per vendere di più e guadagnare di più.
Uno dei primi esemplari dell'Elea 9003 era stato spedito a Roma per conto del ministero, ma non era mai arrivato. Molti sostenevano che erano stati gli americani. Le prove mancavano, però l'anno dopo alcuni tecnici dell'Olivetti avevano riscontrato un apparecchio molto simile in un'azienda americana.
Poi il disastro…
Nel 1960 Adriano Olivetti viene trovato morto per emorragia celebrale in un treno diretto in Svizzera. L'anno dopo in un incidente stradale muore anche Mario Tchou. Lavorava in quei giorni al P101. Il primo computer da scrivania. Il costo era di 3.500 dollari, contro i 10.000 del prodotto IBM, uscito mesi dopo.
Le indagini sulla morte di Mario erano state chiuse in fretta e molti sostenevano che vi era la CIA dietro, la quale aveva ammesso che teneva sotto controllo, sia Adriano che Tchou, da oramai dieci anni.
L'Olivetti aveva intrattenuto rapporti troppo forti con i sovietici e i cinesi e l'Italia, all'epoca, possedeva la tecnologia informatica migliore dopo gli Stati Uniti.
Dopo la loro morte dei due cervelli le azioni della Olivetti erano crollate e poi comprate della Fiat la quale aveva chiuso successivamente la divisione tecnologica perché considerata troppo futuristica. Dopo aveva venduto il 75% delle quote alla General Electric, un'azienda americana la quale aveva chiuso e smantellato gran parte dell'azienda Olivetti.