07/10/2026
Molti oggi mi conoscono come insegnante e autore di saggi sul Tai Chi; altri mi ricordano come fotoreporter. Pochi sanno che da "appena" 22 anni lavoro nel digitale, in particolare nel settore web: oggi lo faccio con WPixo (wpixo .com).
È una competenza che non ho mai lasciato andare e fa parte del mio lavoro. La uso qui per spiegare cosa sta accadendo nel mondo digitale a chi non è del settore ma ha alcune intuizioni prive di certezze.
L'automazione spiegata con una patata.
Per capire cosa sta accadendo con AI, robotica e automazione uso un parallelismo semplice.
Un tempo c'erano persone che per mestiere sbucciavano patate. Poi qualcuno inventò il pelapatate: il lavoro divenne più comodo, il risultato migliore. L'inventore del pelapatate si arricchì, i lavoratori restarono al loro posto con uno strumento in più.
Poi arrivò la macchina che sbuccia le patate da sola. Chi la inventò si arricchì molto di più. Chi sbucciava patate fu licenziato: non serviva più.
Fin qui, nulla di nuovo. È la storia di ogni rivoluzione tecnologica: alcune mansioni scompaiono, altre nascono, e il lavoro si sposta altrove.
La differenza, oggi, sta nell'obiettivo. Non si lavora più a singole invenzioni che trasformano una mansione. Si lavora, dichiaratamente, a sistemi capaci di sostituire il contributo umano in quanto tale: fisico, cognitivo, creativo. E se ogni mansione è automatizzabile, non esiste più un "altrove" in cui spostarsi per lavorare.
Che tale traguardo (assurdo) non sia ancora stato raggiunto non rende la questione meno seria. Conta la direzione, e conta chi la decide.
Lo scenario verso cui si rischia di andare è questo:
→ il lavoro umano perde valore economico, e con esso potere contrattuale;
→ un reddito universale minimo garantisce la sussistenza e poco altro: abbastanza per non protestare, non abbastanza per contare qualcosa nel mondo o per poter anche solo sognare;
→ ricchezza, risorse e strumenti di controllo si concentrano nelle mani di chi possiede le tecnologie (la politica presta solo il fianco).
Pochi che non hanno più bisogno dei molti: un equilibrio che la storia non ha mai conosciuto.
Ogni volta che integriamo questi strumenti nel nostro modo di lavorare partecipiamo, più o meno consapevolmente, a questa trasformazione.
Siamo sicuri che questo futuro al quale stiamo contribuendo, spesso inconsapevolmente, sia quello che vogliamo?