21/06/2026
🌕 Quando un segnale arriva fino alla Luna... e torna indietro.
Nel nostro hobby ci sono tante cose che sembrano incredibili, ma l'EME, cioè Earth-Moon-Earth, riesce ancora a stupire parecchio.
In pratica si punta la Luna e si usa il nostro satellite come superficie riflettente. Il segnale parte dalla Terra, raggiunge la Luna e una piccola parte torna indietro fino a un'altra stazione. Detto così sembra quasi semplice. In realtà lo è molto meno.
La Luna si trova in media a circa 384.000 chilometri da noi. Significa che il segnale deve percorrere quasi 770.000 chilometri tra andata e ritorno e impiega circa due secondi e mezzo per completare il viaggio. Pensarci fa già un certo effetto.
Le bande più utilizzate sono i 144, 432 e 1296 MHz. Però non basta certo collegare la radio e chiamare. Servono antenne molto direttive, preamplificatori a bassissimo rumore e, spesso, anche potenze di trasmissione importanti.
E poi arrivano le vere difficoltà. Il segnale che ritorna è debolissimo, praticamente al limite del rumore. La Luna si sposta continuamente nel cielo e le antenne devono seguirla con precisione. C'è anche l'effetto Doppler, che provoca un leggero spostamento della frequenza, e il cosiddetto fading di librazione: la superficie lunare non è affatto uniforme e il segnale può variare o deformarsi durante il percorso.
Per anni molti collegamenti EME si sono fatti in telegrafia. Oggi i modi digitali a segnale debole, come JT65 e Q65, hanno permesso a molte più stazioni di avvicinarsi a questa attività.
Alla fine il fascino è tutto lì. Sapere che il proprio segnale ha fatto un viaggio di quasi ottocentomila chilometri, ha toccato la Luna ed è tornato sulla Terra. Non male per qualche watt e un'antenna puntata verso il cielo.
Qualcuno che ci segue ha mai provato l'EME o magari ha avuto occasione di ascoltare il proprio eco lunare?