20/06/2026
Senza fissa dimora. Senzatetto. Clochard. Barbone. Homeless.
Le parole cambiano nel tempo, ma dietro restano sempre persone, non categorie. E i percorsi che portano in strada raramente sono storie di emarginazione eccezionale. Più spesso sono uno sfratto, una malattia, un lavoro perso, una famiglia che si rompe. Eventi che potrebbero toccare chiunque, quando viene a mancare la rete che dovrebbe reggerti.
Lo scorso anno ho donato oltre 50 smartphone a persone che vivono per strada. Quest’anno, più di 30. A ricondizionarli spesso sono i giovani volontari come Marco (nella foto) che da qualche anno ha scelto di dedicare un po’ del suo tempo per sostenere queste iniziative.
Cosa significa, davvero, regalare un telefono a chi non ha più nulla?
Significa, in certi casi, la differenza tra essere trovati e non esserlo.
È successo: un uomo senza dimora, in un momento di emergenza, ha usato uno smartphone ricevuto in dono per inviare la propria posizione e lanciare un SOS. È stato rintracciato in tempo. Salvato.
Non è un caso isolato. Realtà come i City Angels portano avanti da anni progetti simili, perché hanno capito una cosa semplice: per chi vive in strada, un telefono non è comodità. È un’ancora l’unico filo che resta teso tra te e chi potrebbe ancora salvarti.
Non parlo di numeri. Parlo di persone che, in un momento preciso, hanno avuto qualcosa con cui chiedere aiuto.
A volte basta questo.
Massimiliano De Cinque