28/01/2024
grazie gioggia per la tua coerenza
Poste Italiane e
privatizzazioni: governo
Meloni annuncia la mossa. Le
reazioni
di Laura Naka Antonelli
26 Gennaio 2024 10:54
Attenzione massima oggi a Piazza Affari al titolo Poste Italiane,
dopo la decisione del governo Meloni, specificata in una nota
diramata da Palazzo Chigi, di smobilizzare una quota nel
capitale del gruppo.
Il Consiglio dei ministri “ha approvato, in esame preliminare, un
provvedimento che regolamenta l’alienazione di una quota della
partecipazione detenuta dal ministero dell’Economia nel
capitale di Poste Italiane“, ha annunciato Palazzo Chigi,
aggiungendo che “il progetto di dismissione prevede che lo Stato
mantenga una partecipazione anche indiretta, che assicuri il
controllo pubblico”.
Nella nota si legge che “le modalità di alienazione tenderanno
anche a favorire la tutela dell’azionariato diffuso e la stabilità
dell’assetto proprietario”.
Privatizzazioni Poste Italiane: la reazione del titolo a Piazza
Affari
Il titolo Poste Italiane, quotato sul Ftse Mib di Piazza Affari, segna
un rialzo di mezzo punto percentuale circa, attestandosi a quota
10,32 euro.
Il dossier Poste è uno dei tasselli principali del piano di
privatizzazioni varato dal governo Meloni, concepito per far
confluire nelle casse dello Stato qualcosa come 20 miliardi di
euro, nell’arco di tre anni, per cercare di rimpinguare le finanze
pubbliche, sempre alle prese con il problema annoso del debito
pubblico.
La nota di Palazzo Chigi relativa a Poste Italiane segue i rumor
riportati da Bloomberg sul piano di Meloni di cedere, sempre
nell’ambito del piano di privatizzazioni, anche una quota dell’altro
gioiello di Stato, il colosso petrolifero Eni, fino al 4%.
Altri punti cardine del disegno del governo italiano sono Mps-
Monte dei Paschi di Siena, Rai Way, Ferrovie dello Stato.
Lo scorso fine settimana, è stato il quotidiano La
Repubblica a tornare sull’obiettivo del governo di
privatizzare il grande gioiello di Stato Poste italiane,
riportando indiscrezioni secondo cui Meloni & Co
sarebbero al lavoro per valutare l’opzione di “smobilizzare
tra il 10% e il 20% della cassaforte degli italiani, dove
sono contenuti più di 300 miliardi di risparmi”.
Fine ultimo: portare nelle casse dello Stato fino a 2
miliardi e mezzo, sempre nell’ambito del piano di
privatizzazioni del governo da 20 miliardi di euro che,
spalmato in tre anni, corrisponde all’1% circa del Pil
italiano.
Del dossier Poste ha parlato chiaramente la presidente del
Consiglio Giorgia Meloni, in occasione della conferenza
stampa di fine anno rimandata al 4 gennaio scorso.
Meloni ha detto che l’esecutivo sta considerando
l’eventualità di ridurre “la quota statale”, tuttavia “senza
ridurre il controllo pubblico”.
In quella occasione la premier Meloni ha fatto riferimento
anche all’altro dossier allo studio del governo, ovvero
all’”ingresso di quote minoritarie di privati in Fs
(Ferrovie dello Stato)”, riassumendo il principio alla base
su cui si fonda l’intero piano di privatizzazioni: “ridurre la
presenza dello Stato dove non è necessaria”.
Privatizzazioni, esplodono le polemiche su piano svendita
gioielli di Stato
Polemiche su quel piano di privatizzazioni, e già dal suo annuncio
alla fine dello scorso anno, continuano intanto ad affastellarsi nel
mondo politico e dei sindacati.
“Siamo contrari ad una stagione di saldi di Stato, che negli
anni Novanta ha già creato danni irreversibili ai nostri asset
strategici. Penso al settore delle telecomunicazioni o
all’agroalimentare. Se l’idea è quella di svendere ulteriori quote di
Poste o di altre aziende pubbliche la Cisl si opporrà”, ha detto agli
inizi di gennaio, dopo il discorso di Meloni, il leader della Cisl
Luigi Sbarra in una intervista al quotidiano “Avvenire”.
La nota di Slc-Cgil è stata anch’essa chiara, sollecitando un
incontro urgente con il ministro dell’Economia Giancarlo
Giorgetti.
“Nella conferenza stampa il presidente del consiglio (Meloni) – ha
ricordato la Slc-Cigl – ha confermato il progetto scellerato di
privatizzare ulteriori quote del capitale pubblico di Poste
Italiane”.
La Slc-Cgil si è detta contraria a ulteriori svendite di “un’azienda
(Poste, per l’appunto), che assume una funzione sempre più
importante per la crescita e la coesione sociale nel Paese”.