09/06/2026
Come operatrici dei Centri Antiviolenza, come educatrici ed educatori, operatrici e operatori interculturali della Dedalus Cooperativa Sociale, ogni giorno abitiamo i luoghi del trauma e quelli della crescita.
Siamo nelle case rifugio con chi scappa dalla violenza, nelle classi con le ragazze e i ragazzi che costruiscono il proprio futuro, nei centri interculturali con adolescenti che si interrogano su identità, affettività e relazioni.
È a partire da questa esperienza che guardiamo con preoccupazione al Ddl Valditara. Perché sappiamo che la prevenzione della violenza comincia nei luoghi educativi, nelle relazioni e negli spazi in cui si impara a riconoscere sé stessi e gli altri.
Questa riforma ci preoccupa e continueremo a opporci perché:
1️⃣ L’educazione sessuo – affettiva è uno strumento di prevenzione
Nei percorsi che realizziamo ogni giorno nelle scuole incontriamo ragazze e ragazzi che chiedono spazi per parlare di consenso, affettività, stereotipi e rispetto reciproco. L’educazione sessuo-affettiva non è un concetto astratto: è uno strumento fondamentale per prevenire la violenza e promuovere relazioni sane e consapevoli. Senza di essa, lasciamo i giovani soli davanti a un mondo digitale dove il consumo di modelli tossici e pornografici precede la consapevolezza di sé.
2️⃣ L’autorizzazione preventiva rischia di creare nuove disuguaglianze.
Prevedere un’autorizzazione preventiva dei genitori per parlare di affettività finirà per scoraggiare molte scuole. È facile prevedere che, per evitare contestazioni o conflitti, molti istituti finiranno per rinunciare a progetti e attività su stereotipi di genere, bullismo e razzismo.
Un impoverimento culturale che colpirà soprattutto i contesti più fragili e multiculturali dove il dialogo è l’unico ponte possibile.
3️⃣ La scuola è uno spazio di libertà
I dati Istat ci dicono che la violenza domestica è la più diffusa.
Spesso la scuola è l’unico spazio “terzo” dove i ragazzi e le ragazze che assistono alla violenza contro le loro madri possono trovare un linguaggio diverso.
Delegare interamente alla famiglia l’educazione al rispetto significa ignorare che in molti casi proprio l’ambiente familiare può essere il luogo in cui si apprendono modelli relazionali segnati dal controllo o dalla violenza.
Ridurre questi spazi, quindi, significa indebolire una delle principali risorse di prevenzione di cui disponiamo come comunità.
4️⃣ Non possiamo permetterci di arretrare
Centri Antiviolenza, scuole, centri interculturali lavorano da decenni per costruire reti di solidarietà e cittadinanza attiva.
Non possiamo permettere che battaglie ideologiche cancellino anni di buone pratiche. Intervenire solo “dopo”, quando il reato è consumato o il trauma è inferto, è una sconfitta per l’intera società.
Vogliamo una scuola che sia un laboratorio di libertà.
Vogliamo giovani capaci di costruire relazioni paritarie e sane, liberi da pregiudizi e discriminazioni.
Come operatrici dell’antiviolenza, dell’educazione e dell’intercultura continueremo a entrare nelle scuole, ad abitare i territori e a costruire spazi di confronto con le nuove generazioni.
La prevenzione è un atto politico e di civiltà.