La mia formazione parte dal Politecnico di Milano, Corso di Laurea in Disegno Industriale vecchio ordinamento (5anni), dove ho avuto la fortuna di avere come docenti alcuni tra i nomi di spicco della creatività e della cultura del progetto italiana. Sono stati miei docenti personaggi come Andrea Branzi, Valeria Bucchetti, Stefano Maffei, Ilaria Marelli, Ezio Manzini, Levi, Crespi, Piccinno....
Pol
lution nasce da un pensiero sulla mia specializzazione, lo strategic design, dove ogni parte di un progetto contamina l’altra e viceversa. Strategic design è anche percepire i segnali dal mondo esterno, dalla società all’arte e trasformarli in linee guida che alimentano la creazione e la progettazione. Il nome Pollution Maker nasce quasi per scherzo in ambito universitario, a quel tempo frequentavo lo sperimentale corso di Strategie di prodotto alla facoltà di disegno industriale del Politecnico di Milano. Durante il corso, imperniato su tutti gli aspetti della creazione di prodotti, dalla concettualizzazione fino al luogo di vendita, era frequente ascoltare concetti creativi come contaminazione, inclusione, discontinuità complessità e altri riferiti al modo e alla filosofia multidisciplinare di approccio ai progetti. Così, come falsa polemica ma convinta autoanalisi nasce l’idea di “inquinare” il progetto riferendomi alla multidisciplinarietà e scherzando sul fatto che, sebbene studiavamo sistemi sostenibili, di sostenibile facevamo poco. Pollution maker poi sintetizzato in Pmkr era il nome che utilizzavo per le illustrazioni e i concept di prodotto impossibili, poi è rimasto, mettendo l’accento sulla P che, potrebbe indicare, come nel marketing standard, gli elementi principali del mondo delle merci (le famose 4 P), ma soprattutto indica progetto e rimane a indicare pollution come contaminazione multidisciplinare delle idee. Qualsiasi sia il progetto, dal semplice opuscolo o al complesso prodotto industriale, il pensiero multidisciplinare alla base del design strategico è da sempre il mio approccio alla creazione. Così come la contaminazione delle idee ha dato origine al nome P*mkr, lo stesso ha ispirato lo stile delle grafiche che mi appartengono, la linea spezzata, la apparente mancanza di regole, l’ispirazione al decostruttivismo legano con il concetto base e rappresentano ciò che mi attrae nel visual design. Quando posso o quando il progetto lo permette provo ad applicare queste mie ispirazioni di stile, per esempio ci sono riuscito durante la progettazione di una piccola collezione di gioielli maschili (più avanti nel portfolio). La maggior parte delle volte non si è liberi di comandare il segno come vogliamo, ma è l’identità del prodotto o della azienda a guidare il pensiero ed è importante riuscire a rispettare tutto ciò che potrebbe essere un valore del nostro committente, da qui parte il mio modo di approcciare il progetto, dallo studio di chi siamo in quel momento e cosa possiamo diventare, scrivo al plurale non a caso: per me è importante sentirmi parte della realtà aziendale alla quale sto fornendo una consulenza.