25/06/2026
Ci sono politici che parlano per slogan e politici che parlano per mestiere. La differenza si vede soprattutto quando il confronto esce dalle piazze e approda in televisione, dove il tempo è poco, le domande sono rapide e ogni parola pesa più del previsto.
Nell’intervista andata in onda sulla Rai, all’interno della trasmissione "Filodiretto", Giandiego Gatta è stato presentato come responsabile nazionale del Dipartimento Pesca e Acquacoltura di Forza Italia. Un incarico che, al di là delle appartenenze politiche, gli attribuisce una responsabilità precisa: rappresentare un settore che vive quotidianamente tra norme, economia, ambiente e lavoro.
La prima impressione è stata quella di una presenza composta. Abito blu, camicia azzurra, cravatta sobria. Un dettaglio che può sembrare marginale, ma che in televisione racconta spesso il rispetto verso chi ascolta. La forma, quando non diventa esibizione, è parte della sostanza.
Il tema era la legge "Salva Mare", una delle questioni più discusse degli ultimi anni nel rapporto tra tutela ambientale e attività della pesca. Alla domanda sul recupero dei rifiuti accidentalmente pescati o raccolti volontariamente dai pescatori, Gatta ha scelto una posizione chiara: chi contribuisce alla pulizia del mare non può essere considerato un problema burocratico.
La sua difesa dei pescatori non è apparsa corporativa, né ideologica. Piuttosto, ha cercato di ricordare una verità semplice: spesso chi vive il mare ogni giorno è anche il primo a difenderlo. In un’epoca nella quale molte categorie vengono raccontate più che ascoltate, il richiamo alla realtà concreta del lavoro ha avuto una sua efficacia.
Il confronto con Raffaella Giugni di Marevivo non è mai scivolato nella polemica. Anzi, ha mostrato una qualità che nella politica contemporanea sembra diventata rara: la capacità di sostenere una posizione senza trasformare l’interlocutore in un nemico.
Ancora più interessante è stato il passaggio sui desalinizzatori. La domanda della giornalista sembrava richiedere una risposta da stadio: favorevole o contrario. Una delle malattie del dibattito pubblico moderno è proprio questa esigenza di ridurre ogni dibattito su questioni complesse a scontro tra tifoserie.
Gatta ha evitato la trappola.
Ha ricordato come Israele, territorio caratterizzato da vaste aree aride e da una cronica scarsità di risorse idriche, abbia utilizzato la desalinizzazione come uno degli strumenti che hanno contribuito a trasformare porzioni di territorio un tempo desertiche in aree produttive e verdi. Non ha presentato quell’esperienza come una verità assoluta da copiare, ma come un fatto che merita di essere osservato.
Quando gli è stato fatto notare che Marevivo guarda con favore ai desalinizzatori mobili navali ma esprime perplessità su quelli terrestri, non ha cercato lo scontro. Ha preferito mantenere aperto il ragionamento.
Ed è forse qui che emerge la qualità politica più interessante della sua intervista.
Il politico inesperto sceglie subito una bandiera. Il politico maturo cerca invece una soluzione. Sa che la tecnologia cambia, che ciò che oggi appare imperfetto domani può essere migliorato e che il compito della politica non è innamorarsi degli strumenti, ma risolvere i problemi delle persone.
Nel corso della trasmissione Gatta ha corretto con garbo alcuni aspetti tecnici, ha ricordato i decreti già operativi e quelli ancora in fase di attuazione, senza mai assumere toni cattedratici. Un atteggiamento che ha contribuito a rendere più chiaro il dibattito per il pubblico.
Alla fine dell’intervista resta una sensazione precisa. Non quella di un uomo impegnato a vincere una discussione televisiva, ma quella di un politico che conosce il settore di cui parla e che preferisce lasciare aperte le strade piuttosto che chiuderle con una dichiarazione ad effetto.
In tempi nei quali molti cercano consenso attraverso le semplificazioni, non è una qualità da poco.