MLM ICT Service

MLM ICT Service Esperienza sul campo, non solo teoria.

Mi occupo di supporto informatico professionale dal 1981 con un approccio pragmatico e orientato alle esigenze reali delle piccole realtà lavorative.

Quanto costa, a uno studio medico, dipendere da un intermediario per le prenotazioni? 🏥 Dopo alcuni mesi di sviluppo ho ...
22/10/2026

Quanto costa, a uno studio medico, dipendere da un intermediario per le prenotazioni?

🏥 Dopo alcuni mesi di sviluppo ho lanciato VisiaLink, il gestionale di prenotazione visite pensato per studi medici e poliambulatori italiani.

Cosa c’è già, funzionante:

🗓️ Agenda multi-medico
🏥 Prenotazione privata o SSN
✉️ Promemoria automatici via email al paziente
🗂️ Pannello di gestione per lo studio
🇪🇺 Dati su server nell’Unione Europea (Irlanda), con informativa privacy per il paziente

Il paziente prenota da un link personale dello studio, senza app da installare e senza intermediari. I dati restano dello studio, che può esportarli quando vuole.

VisiaLink è in fase di test finale operativo e cerco i primi 5 studi che vogliano provarlo:
6 mesi gratis, poi, se ti piace, 49,00 €/mese per un abbonamento di 12 mesi - con tutti i futuri aggiornamenti compresi. Nessun costo nascosto e c'è anche la possibilità di personalizzarlo.

Se hai uno studio medico, per tutte le info scrivimi in privato su Whatsapp

24. Intelligenza artificiale nello studio professionale: da dove cominciare con la sicurezzaPoche misure, scelte bene e ...
13/10/2026

24. Intelligenza artificiale nello studio professionale: da dove cominciare con la sicurezza

Poche misure, scelte bene e davvero applicate: la base di sicurezza per usare l’AI senza mettere a rischio i dati dei clienti.

Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa sono ormai entrati negli studi professionali, spesso per iniziativa dei singoli collaboratori e senza regole condivise. Il rischio più concreto è semplice: un documento con dati dei clienti viene incollato in un servizio che nessuno ha verificato.

Per uno studio di piccole dimensioni non serve un programma di sicurezza da grande azienda. Servono poche misure, applicate con coerenza.

Le misure organizzative
Una policy di una pagina sull’uso dell’AI: quali strumenti sono autorizzati e quali categorie di dati non vanno mai inserite, come dati sanitari, giudiziari o documenti coperti da segreto professionale.
Anonimizzazione preventiva: prima di sottoporre un atto a un’AI si tolgono nomi, codici fiscali e riferimenti identificativi.
Istruzioni scritte e formazione: ogni collaboratore sa cosa può fare, e una sessione all’anno su phishing, AI e gestione dei documenti è già sufficiente.
Una procedura per gli incidenti: chi avvisare, in quanto tempo e chi valuta l’eventuale notifica al Garante.
Le misure tecniche
Strumenti professionali con account aziendali, gestiti dallo studio e revocabili quando un collaboratore se ne va.
Autenticazione a più fattori su posta, gestionali e accessi remoti: è la misura con il miglior rapporto tra costo ed efficacia.
Backup isolato, con più versioni e ripristino testato.
Aggiornamenti sotto controllo e sistemi non più supportati eliminati.
Permessi differenziati: ciascuno accede solo alle pratiche di sua competenza.
Da dove partire
Non serve fare tutto insieme. Per uno studio di cinque-dieci persone una base realistica è: policy sull’AI, autenticazione a più fattori, backup verificato, aggiornamenti e formazione annuale. Il resto si aggiunge in proporzione al rischio.

Queste misure non sono un adempimento formale: permettono al titolare di dimostrare, in caso di verifica o di incidente, di aver agito con la diligenza richiesta.

Vuoi una checklist adattata al tuo studio? Scrivimi: ne parliamo senza impegno.

Prima Che Scada — Il 19 ottobre scade il "documento d'identità" con cui Windows verifica se stesso all'avvio. Il PC si a...
08/10/2026

Prima Che Scada — Il 19 ottobre scade il "documento d'identità" con cui Windows verifica se stesso all'avvio. Il PC si accende lo stesso: è proprio questo il problema.

Secondo la documentazione Microsoft, i certificati Secure Boot del 2011 scadono in tre tappe: il 24 giugno 2026 (KEK CA 2011), il 27 giugno 2026 (UEFI CA 2011) e il 19 ottobre 2026 (Windows Production PCA 2011, quello che firma il boot loader di Windows). Microsoft precisa che i dispositivi che non ricevono i nuovi certificati 2023 continuano ad avviarsi e ad installare i normali aggiornamenti, ma non possono più ricevere le nuove protezioni della fase di avvio: aggiornamenti del Boot Manager, liste di revoca, correzioni a vulnerabilità scoperte in seguito. La protezione si indebolisce nel tempo, senza alcun segnale visibile.

Questo tipo di scadenza è la più insidiosa: non ci sono messaggi di errore, non si ferma nulla, e quindi nessuno se ne accorge. Intanto i computer più datati, quelli che in ufficio "vanno ancora benissimo", sono proprio i candidati a non ricevere mai l'aggiornamento.

Cosa conviene tenere presente:

**È la scadenza di un timbro, non di un oggetto.** Come una carta d'identità scaduta: la persona è sempre la stessa e passa ancora i tornelli, ma al controllo serio quel documento non vale più. Il PC si avvia, ma non può più aggiornare il proprio controllo di sicurezza iniziale.

**Il rischio è silenzioso e si accumula.** Non succede nulla il 19 ottobre. Succede quando, mesi dopo, esce una falla che riguarda l'avvio e quel PC non può riceverne la correzione. È come un portone con la serratura che non si può più sostituire.

**I computer vecchi sono i più esposti.** Per i modelli più datati il produttore potrebbe non rilasciare mai l'aggiornamento del BIOS necessario. E i PC con Windows 10 che non hanno aderito agli aggiornamenti estesi (ESU) non ricevono i nuovi certificati.

**La maggior parte dei PC recenti si aggiorna da sola, ma va verificato.** Su Windows 11 lo stato si legge in Impostazioni > Sicurezza di Windows > Sicurezza dispositivo > Avvio protetto: verde significa a posto, giallo o rosso richiedono attenzione, spesso un aggiornamento del BIOS del produttore.

Il punto vero non è questa singola data: è che la sicurezza di un PC dipende da componenti invisibili con una data di scadenza, e se nessuno tiene un elenco, nessuno li controlla.

Sul campo ho visto che la manutenzione che fa la differenza è quasi sempre quella noiosa: guardare, annotare, aggiornare, prima che qualcosa si rompa.

La mossa da fare prima del 19 ottobre:

1. Controllate lo stato di Avvio protetto sui PC dello studio o dell'azienda e annotate quelli non in verde, insieme a marca e anno di acquisto.
2. Per i PC non in verde, installate gli aggiornamenti Windows e verificate sul sito del produttore se esiste un aggiornamento del BIOS. Prima di toccare il BIOS fate un backup e conservate la chiave di ripristino BitLocker, se la cifratura è attiva.
3. Per i PC che non potranno essere aggiornati (produttore senza BIOS, Windows 10 senza ESU) inseritene la sostituzione nel piano di rinnovo, senza aspettare che si rompano.

Nel vostro studio o nella vostra azienda sapete dire quanti PC hanno oltre sei anni e se qualcuno li controlla?

23. Un collaboratore deve riassumere un contratto di quaranta pagine. Copia il testo, lo incolla in un chatbot di intell...
07/10/2026

23. Un collaboratore deve riassumere un contratto di quaranta pagine. Copia il testo, lo incolla in un chatbot di intelligenza artificiale e in due minuti ottiene il riassunto. Il lavoro è fatto, nessuno si accorge di nulla.

Il problema è cosa è successo a quel testo nel frattempo.

Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa sono ormai entrati nell'operatività quotidiana di molti studi professionali, spesso senza che il titolare l'abbia deciso. Sono i singoli collaboratori ad adottarli, per comodità, con i loro account personali.
Dal punto di vista della riservatezza, la questione non è se l'AI sia sicura o meno in senso assoluto.
Dipende da tre fattori che raramente vengono verificati.

Il tipo di servizio utilizzato. Le versioni gratuite e quelle professionali possono avere condizioni molto diverse su conservazione dei dati e loro eventuale impiego per migliorare il modello. Le condizioni vanno lette, e possono cambiare nel tempo.

La natura delle informazioni inserite. Un testo che contiene dati personali, informazioni coperte dal segreto professionale o dati dei clienti ha implicazioni diverse da un testo generico. Per un avvocato, un commercialista o un medico, la responsabilità resta in capo al professionista.

L'esistenza di una regola interna. Nella maggior parte degli studi non c'è alcuna indicazione su cosa si possa o non si possa inserire. In assenza di una regola, ogni collaboratore decide da solo.
Vietare lo strumento raramente funziona: l'uso si sposta semplicemente fuori dal controllo dello studio. Più efficace è definire poche regole chiare: quali strumenti sono autorizzati, quali categorie di dati non vanno mai inserite, quando è necessario anonimizzare i documenti prima di sottoporli a un'AI.

L'intelligenza artificiale può far risparmiare molto tempo, ma solo se il suo uso resta all'interno di regole che il titolare conosce e ha scelto.
👇 Nel vostro studio o nella vostra azienda esiste già un'indicazione su cosa si può inserire in uno strumento di AI, o l'uso è lasciato alla discrezione di ciascuno? Vedi meno

22. Il sito web aziendale è spesso un progetto che nasce con entusiasmo e si esaurisce entro pochi mesi dalla pubblicazi...
02/10/2026

22. Il sito web aziendale è spesso un progetto che nasce con entusiasmo e si esaurisce entro pochi mesi dalla pubblicazione. Nella mia esperienza, la maggior parte delle piccole realtà professionali finisce per orientarsi verso due estremi, entrambi poco soddisfacenti nel tempo.
Da un lato, l'agenzia di comunicazione strutturata: risultato estetico solitamente valido, ma costi iniziali elevati e, soprattutto, un contratto di manutenzione che spesso prosegue a costi fissi anche quando gli interventi effettivi sono minimi.
Dall'altro, la soluzione fai-da-te tramite piattaforme di editing online: costo contenuto in partenza, ma nella pratica il sito viene aggiornato una volta e poi abbandonato — contenuti non più corrispondenti alla realtà dello studio, contatti superati, nessun controllo su sicurezza e prestazioni.
Esiste una via intermedia, meno diffusa perché richiede competenze tecniche dirette piuttosto che un intermediario: la realizzazione di un sito essenziale ma tecnicamente solido, con una manutenzione realmente proporzionata alle esigenze effettive con interventi mirati quando servono davvero.
Per uno studio professionale, questo significa un sito che comunica in modo chiaro cosa viene offerto e a chi, resta aggiornato nel tempo senza sforzo, ed è tecnicamente affidabile — senza il peso economico di un contratto di manutenzione sovradimensionato rispetto all'uso reale.
È un ambito che affianco da tempo alla parte più propriamente infrastrutturale del mio lavoro, proprio perché le due cose sono, nella pratica, strettamente collegate: un sito lento o vulnerabile è spesso sintomo delle stesse scelte infrastrutturali di cui ho scritto finora a proposito di connettività e sicurezza.

👇 Il vostro sito attuale rientra in uno di questi due estremi, o avete già trovato un equilibrio soddisfacente?

Accompagnare Alla Decisione. Guidare Senza Pressione all'acquisto della proposta.C'è un paradosso al cuore di ogni tratt...
02/10/2026

Accompagnare Alla Decisione. Guidare Senza Pressione all'acquisto della proposta.

C'è un paradosso al cuore di ogni trattativa professionale: più si insiste perché il cliente decida, più la decisione si allontana.

Eppure la maggior parte delle tecniche di vendita tradizionali si fondano ancora sull'urgenza artificiale, sulla scarsità indotta, sulla chiusura forzata. Strumenti nati in un'epoca in cui l'asimmetria informativa favoriva chi vendeva. In un contesto in cui il cliente non aveva accesso autonomo alle informazioni.

Quel contesto non esiste più.

Il cliente è già informato. Il consulente non è più l'unica fonte.
Quando un imprenditore o un professionista arriva a un appuntamento oggi, ha già cercato, confrontato, letto recensioni. Sa cosa vuole, ha una lista di obiezioni, conosce le alternative. La pressione — percepita come tale — attiva immediatamente una risposta difensiva: il cliente si chiude, rimanda, oppure compra altrove da chi lo ha fatto sentire meno sotto esame.

La domanda non è più "come chiudo questa trattativa?" La domanda giusta è: "come accompagno questa persona verso una decisione che sia davvero sua?"

Cosa significa, concretamente, "accompagnare"
Accompagnare non è cedere il controllo della trattativa. È spostare il centro di gravità: dal prodotto/servizio da vendere, al problema del cliente da risolvere.

Questo cambio di prospettiva produce effetti immediati e misurabili:

Si riducono le obiezioni superficiali. Molte obiezioni ("ci devo pensare", "è troppo caro", "non è il momento") nascono dalla sensazione di essere spinti. Quando il cliente sente che può decidere liberamente, queste barriere si abbassano.
Emergono le obiezioni reali. Quelle che contano: il budget effettivo, i decisori interni da coinvolgere, le esperienze negative passate. Queste informazioni sono preziose e si ottengono solo in un clima di fiducia.
La proposta si calibra. Chi ascolta davvero può formulare una proposta che risponde a ciò che il cliente ha effettivamente detto, non a ciò che si presume voglia sentirsi dire.

I cinque principi della guida senza pressione
1. Partire dal contesto, non dalla soluzione

Prima di presentare qualsiasi proposta, è necessario capire dove si trova il cliente: quali processi usa, quali problemi affronta quotidianamente, cosa ha già provato. Non per riempire un form di qualificazione, ma per costruire un quadro reale. Il cliente percepisce immediatamente la differenza tra chi fa domande per vendere e chi le fa per capire.

2. Rendere visibile il problema

Spesso il cliente avverte un disagio ma non lo ha formalizzato. Una parte del lavoro del consulente è aiutarlo a vedere con chiarezza la propria situazione: i costi nascosti del problema attuale, le inefficienze che si sono normalizzate, i rischi a cui non viene attribuito il giusto peso. Non attraverso la leva della paura, ma attraverso l'analisi. Un cliente che ha chiarezza sul proprio problema è motivato a risolverlo. Non ha bisogno di essere convinto: ha bisogno di trovare la soluzione giusta.

3. Presentare la proposta come una risposta, non come un'offerta

C'è una differenza sostanziale tra "ecco cosa offriamo" ed "ecco cosa risponde a quello che ci hai detto." La seconda formulazione riporta sempre il cliente al centro. Ogni elemento della proposta va ancorato a qualcosa che il cliente ha espresso, non a caratteristiche del prodotto che si presume siano desiderabili.

4. Rispettare i tempi del processo decisionale

Ogni organizzazione ha i propri tempi. Una PMI familiare decide in modo diverso da uno studio professionale strutturato. Il processo decisionale ha sempre più attori di quanti ne siano visibili al primo incontro: ci sono soci, responsabili interni, magari un commercialista che deve validare la spesa. Ignorare questa complessità e pretendere una risposta rapida equivale a escludersi dalla partita. Accompagnare significa anche saper aspettare nel modo giusto: mantenendo un contatto utile, fornendo informazioni aggiuntive, essendo disponibili — senza diventare pressanti.

5. Lasciare al cliente la proprietà della decisione

Il momento in cui il cliente dice sì deve essere il momento in cui si sente pienamente libero di farlo. Una decisione presa sotto pressione produce un cliente insoddisfatto ancora prima dell'erogazione del servizio. Produce richieste di revisione, lamentele, mancati rinnovi. Una decisione presa con consapevolezza produce un cliente che ha compreso il valore di ciò che sta acquisendo — e che lo comunica ad altri.

Il fattore tempo: quando la lentezza è una strategia
Nella consulenza professionale, il ciclo di vendita raramente si chiude al primo incontro. I servizi complessi — infrastrutture IT, centralini cloud, protezione dei dati, digitalizzazione dei processi — richiedono comprensione, fiducia, e spesso un cambiamento culturale interno all'organizzazione cliente.

Tanti anni di lavoro sul campo insegnano che i clienti più solidi, quelli che restano e che portano altri clienti, sono quasi sempre quelli che hanno avuto il tempo di decidere bene. La fretta conviene raramente a chi eroga un servizio continuativo.

Il consulente che sa aspettare non è quello che perde le trattative. È quello che chiude quelle giuste.

La fiducia come asset strategico
Nel mercato dei servizi professionali, la reputazione si costruisce una decisione alla volta. Ogni cliente che ha vissuto un percorso d'acquisto rispettoso — in cui si è sentito capito, non manipolato — diventa un riferimento. Il passaparola non nasce dalla qualità del prodotto venduto: nasce dall'esperienza vissuta nel processo di acquisto.

Guidare senza pressione non è una concessione al cliente. È una scelta strategica di posizionamento: quella di essere il professionista a cui ci si rivolge quando si vuole decidere bene, non quello da cui ci si tiene a distanza per non sentirsi in trappola.

La differenza tra vendere e accompagnare non sta nel risultato immediato. Sta in ciò che si costruisce nel tempo.

21. Server fisico in sede o infrastruttura cloud: una scelta che molti studi professionali in crescita si trovano ad aff...
02/10/2026

21. Server fisico in sede o infrastruttura cloud: una scelta che molti studi professionali in crescita si trovano ad affrontare, spesso senza gli elementi giusti per valutarla con lucidità.
Vale la pena chiarire alcuni elementi oggettivi di questa valutazione, al netto delle preferenze personali.
Investimento iniziale. Un server fisico comporta un costo d'acquisto immediato, oltre a un deprezzamento tecnologico che tipicamente rende necessaria una sostituzione entro 5-7 anni. Un virtual server, essendo un servizio, elimina l'investimento iniziale trasformandolo in un costo ricorrente e prevedibile.
Manutenzione e obsolescenza. Un server fisico richiede manutenzione hardware, aggiornamenti, e gestione diretta di eventuali guasti. Un'infrastruttura virtuale gestita esternamente sposta questa responsabilità sul fornitore, con conseguente riduzione del carico operativo interno.
Scalabilità. Aumentare le risorse di un server fisico — memoria, spazio disco, potenza di calcolo — comporta spesso l'acquisto di nuovo hardware. Su un'infrastruttura virtuale, lo stesso intervento si traduce tipicamente in una modifica di configurazione, con tempi molto più contenuti.
Continuità di servizio. Le infrastrutture cloud professionali dispongono generalmente di ridondanza a livello di server, rete e storage, con caratteristiche di affidabilità difficilmente replicabili con un singolo server fisico in sede, salvo investimenti significativi.
Non esiste una risposta univoca valida in ogni contesto. Per un'organizzazione con esigenze stabili e già consolidate, un server fisico può ancora rappresentare una scelta sostenibile. Per una realtà in crescita, con necessità di flessibilità e senza una struttura IT interna dedicata, l'infrastruttura virtuale tende a offrire un rapporto più equilibrato tra costi, affidabilità e gestione operativa.
La valutazione corretta parte sempre dall'analisi delle esigenze specifiche, non da una preferenza tecnologica a priori.

👇 Nella vostra organizzazione, la gestione dei dati avviene ancora su server fisico in sede, o è già stata avviata una transizione verso soluzioni cloud?

Qual è la migliore intelligenza artificiale in questo momento?Me lo chiedono ogni settimana i clienti: titolari di PMI e...
02/10/2026

Qual è la migliore intelligenza artificiale in questo momento?

Me lo chiedono ogni settimana i clienti: titolari di PMI e professionisti. Dopo tanti anni di informatica ho imparato che la domanda giusta non è "qual è la migliore?", ma "la migliore per fare cosa?".

Ecco alcuni numeri aggiornati al 21 settembre 2026:
📊 Classifica BenchLM: primo Claude Fable 5.1 (84,7 su 100), poi GPT-6 Astra (82,8) e Claude Opus 5 (81,9).
📊 Classifica LLM Stats: l'ordine cambia, con GPT-6 Astra primo (59,6) davanti a Claude Fable 5.1 (55,7).
🧠 Ragionamento: GPT-6 Astra guida con il 96% sul benchmark GPQA Diamond.
💻 Programmazione: in testa Claude Opus 5.
⚡ Velocità: Gemini 3.8 Flash, quasi 500 token al secondo.
💶 Costi: DeepSeek-V4.1-Flash costa circa 0,24 dollari per milione di token, contro gli 11,90 del primo in classifica, con un punteggio di 51,8 contro 59,6. Circa 50 volte meno.

Due classifiche indipendenti, due primi posti diversi.
La lezione per uno studio o una PMI: non esiste un modello migliore in assoluto, esiste quello più adatto al vostro caso d'uso, al vostro budget e alle vostre esigenze di riservatezza dei dati.

Il mio consiglio pratico:
1️⃣ Scegliete il compito.
2️⃣ Provate 2 o 3 modelli sugli stessi casi reali.
3️⃣ Verificate dove finiscono i vostri dati prima di caricare qualsiasi documento.

Se volete un confronto sul vostro caso specifico, scrivetemi.

Fonti: BenchLM (benchlm.ai) e LLM Stats (llm-stats.com), consultate il 21 settembre 2026.

Indirizzo

Via Palmanova 133
Milan
20132

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