06/08/2026
Prima Che Scada — Il 2 agosto l'AI Act doveva far tremare le aziende. Il pezzo grosso è stato rinviato. Il pezzetto piccolo, quello del vostro chatbot, no.
Il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) prevede che dal 2 agosto 2026 diventino applicabili gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50: chi usa chatbot, assistenti virtuali, contenuti generati con intelligenza artificiale o sistemi di riconoscimento delle emozioni deve dirlo, chiaramente, a chi ci interagisce. Dalla stessa data l'Unione Europea può sanzionare i fornitori di modelli di IA generativa (GPAI), fino al 3% del fatturato mondiale annuo o 15 milioni di euro, se superiore. Gli obblighi più pesanti — quelli sui sistemi "ad alto rischio" come la selezione del personale o il credit scoring — sono stati invece rinviati dal Digital Omnibus al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028. (Fonte: Agenda Digitale, 22 luglio 2026 — Matteo Molesti, Avvocato, Elexia)
L'ho letto due volte. Perché nel mio giro di clienti — PMI, studi commercialisti, studi legali — nessuno ha mai sentito nominare l'articolo 50, ma quasi tutti hanno già un chatbot sul sito, un abbonamento a Copilot o un dipendente che scrive email ai clienti con ChatGPT. E la buona notizia del rinvio al 2027 li sta rendendo più tranquilli di quanto dovrebbero essere.
• Il rinvio non è un condono, è un rinvio d'esame: hanno spostato la data del compito in classe, non l'hanno cancellato. Chi si rilassa oggi si ritrova a studiare tutto il programma di corsa a dicembre 2027, insieme a tutti gli altri ritardatari.
• "Deployer" è una parola br**ta per una cosa semplice: guidare un'auto a noleggio. Non hai costruito il motore di ChatGPT, ma se con quel motore scrivi un contratto sbagliato o scarti un candidato senza motivo, la responsabilità è tua, non di chi ti ha noleggiato l'auto.
• Il chatbot deve presentarsi, come un operatore al telefono: se sul sito scrivete "assistenza clienti" e dietro c'è un bot, va detto chiaramente. Non è educazione, è un obbligo dal 2 agosto. Chi non lo fa non rischia il carcere, ma rischia una sanzione vera.
• Le multe non aspettano il 2027: quelle sui modelli GPAI sono già operative dal 2 agosto 2026. Il rinvio riguarda solo una parte della normativa, non tutte le conseguenze economiche.
• Una policy interna scritta è come tenere gli scontrini per il 730: non serve finché nessuno controlla. Il giorno che qualcuno controlla, è l'unica cosa che vi salva.
Il punto vero non è la scadenza del 2 agosto in sé. È che la maggior parte delle PMI e degli studi professionali italiani sta già usando l'intelligenza artificiale tutti i giorni, senza essersi accorta di essere entrata, da un pezzo, dentro un perimetro normativo con multe vere.
In 45 anni ho imparato che le normative europee non aspettano che tu sia pronto: aspettano solo che arrivi la data, e poi non gli importa più niente delle tue scuse.
La mossa, prima che scada:
1. Fate l'elenco di dove usate l'IA in azienda — chatbot sul sito, ChatGPT, Copilot, software per i CV — contano anche gli usi "informali".
2. Aggiungete un avviso visibile ovunque un cliente parli con un bot o legga un contenuto generato con l'IA.
3. Mettete per iscritto due righe di regole interne: cosa si può chiedere all'IA, cosa non va mai inserito (dati di clienti, contratti, informazioni riservate).
Nel vostro studio o nella vostra azienda, chi ha già scritto — anche solo un'email a un cliente — usando ChatGPT senza dirlo a nessuno?
Fonti:
• Agenda Digitale, "AI Act, obblighi dal 2 agosto: come adeguarsi" (22 luglio 2026, Matteo Molesti): https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/ai-act-obblighi-dal-2-agosto-come-adeguarsi/