28/08/2026
Se sei un CIO ci sono domande che non puoi più rimandare.
Non domande da "esperti di AI”, ma questioni legate alla governance aziendale.
Un dato che raramente emerge nelle conversazioni sull'AI: il 90% dei CIO ritiene che il successo (o il fallimento) dei propri progetti di intelligenza artificiale avrà un impatto diretto sulla propria reputazione professionale, al punto che quasi 3 di loro su 4 temono per il proprio ruolo se entro due anni non arriveranno risultati concreti e misurabili.
È un dato che dice molto sul cambio di stagione in cui siamo: l'AI è passata dalla sperimentazione alla resa dei conti.
Nella nostra esperienza, le domande che un CIO dovrebbe porsi oggi non riguardano più "quale modello scegliere", ma:
- Sappiamo giustificare ogni decisione che un sistema di AI ha preso, o l'abbiamo delegata a una black box?
- Chi è responsabile di ciò che fa un agente AI che opera in autonomia su un processo critico?
- Lo stack scelto oggi ci lascia liberi di cambiare modello o provider domani, o ci sta chiudendo in un angolo?
- Quanto shadow AI, tool non approvati, script locali, agenti costruiti fuori dall'IT sta già circolando in azienda senza che nessuno lo sappia?
Poter rispondere a queste domande è il primo passo lungo la strada che porta l'AI dall'essere solo una sperimentazione a diventare un asset strategico in produzione.
Quale di queste, nella vostra organizzazione, non ha ancora una risposta chiara?