AMICO COMPUTER

AMICO COMPUTER Hardware, Software, Assistenza & Servizi per l'Information Technology e per la Telefonia Da oltre 27 anni al Vostro Servizio!!

Il punto di riferimento per l'Information Technology nel tuo paese e oltre! Vendita e Assistenza Qualificata su Personal Computer e Notebook di ogni tipo e marca.

22/05/2026

*** MASSIMA ATTENZIONE***

𝗛𝗮𝗶 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗹 𝗰𝗮𝗹𝗲𝗻𝗱𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗳𝗼𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗮𝗽𝗽𝘂𝗻𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮𝗶 𝗺𝗮𝗶 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼? 𝗔𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗿𝘂𝗳𝗳𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶
Si chiama "truffa del calendario" (o calendar spam phishing) ed è in forte aumento sia su Android che su iPhone. Funziona su Google Calendar e su Apple Calendar, arriva senza che tu abbia fatto nulla di sbagliato — e può costarti molto caro se non sai riconoscerla.
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮, 𝘀𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲
La maggior parte delle app di calendario ha un'impostazione predefinita che aggiunge automaticamente al calendario gli inviti ricevuti via email, anche se provengono da sconosciuti.
I truffatori la sfruttano così:
- Ti mandano un invito a un evento fasullo come "Scadenza abbonamento antivirus", "Pacco bloccato in dogana", "Hai vinto un premio", "Addebito in sospeso"
- L'evento appare direttamente nel tuo calendario con una notifica push urgente sul telefono
- Dentro l'evento c'è un testo allarmante con un numero di telefono da chiamare o un link su cui cliccare "per risolvere subito"
Se chiami il numero, finisci su un numero a tariffazione speciale che svuota il credito, oppure su un operatore che con tecniche psicologiche cerca di farti rivelare dati bancari o personali
Il meccanismo funziona perché la notifica arriva come se fosse un promemoria normale, nello stesso posto dove tieni gli appuntamenti dal medico e le riunioni di lavoro.
𝗟𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗔𝗽𝗽𝗹𝗲 𝗖𝗮𝗹𝗲𝗻𝗱𝗮𝗿, 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗼
Su iPhone c'è una particolarità importante: se ricevi un evento sospetto e clicchi "Rifiuta", stai comunque inviando una risposta al truffatore, confermandogli che il tuo account è attivo e reale. Il che lo rende un bersaglio ancora più prezioso.
Non cliccare né "Accetta" né "Rifiuta". Segui le istruzioni qui sotto per eliminarlo alla radice.
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝘀𝗶, 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗮 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮
𝗦𝗲 𝘂𝘀𝗶 𝗚𝗼𝗼𝗴𝗹𝗲 𝗖𝗮𝗹𝗲𝗻𝗱𝗮𝗿 (𝗔𝗻𝗱𝗿𝗼𝗶𝗱 𝗼 𝗣𝗖)
Impedisci che gli inviti via email vengano aggiunti automaticamente:
- Apri Google Calendar dal computer (non dall'app telefono)
- Clicca sull'icona ⚙️ Impostazioni in alto a destra
- Nel menu a sinistra vai su Impostazioni evento
- Trova la voce "Aggiungi inviti ai miei calendari" e seleziona "Solo se il mittente è noto" oppure "Solo se rispondo all'invito"
Da quel momento, nessun invito da sconosciuti entrerà più nel tuo calendario senza il tuo consenso esplicito.
𝗦𝗲 𝘂𝘀𝗶 𝗔𝗽𝗽𝗹𝗲 𝗖𝗮𝗹𝗲𝗻𝗱𝗮𝗿 (𝗶𝗣𝗵𝗼𝗻𝗲 𝗼 𝗠𝗮𝗰)
Se hai già degli eventi sospetti nel calendario:
- Apri Impostazioni → tocca il tuo nome in alto
- Vai su iCloud → Mostra tutto e disattiva temporaneamente Calendari per i profili non verificati
- Se gli eventi vengono da un calendario a cui ti sei iscritto per errore (magari visitando un sito), vai su Impostazioni → Calendario → Account, cerca un account sospetto (spesso si chiama "Subscribed Calendars" o ha un nome strano) ed eliminalo
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝗵𝗮𝗶 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗰𝗹𝗶𝗰𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝘁𝗼
- Se hai cliccato su un link: non inserire nessun dato, chiudi la pagina e fai una scansione del telefono con un antivirus aggiornato
- Se hai chiamato il numero: controlla subito il credito telefonico e il tuo conto corrente. Se noti addebiti anomali, contatta immediatamente l'operatore telefonico e la tua banca
Segnala l'accaduto alla Polizia Postale su commissariatodips(punto)it; ogni segnalazione aiuta a tracciare questi numeri e bloccarli
Hai trovato eventi strani nel tuo calendario? Mandaci uno screenshot (oscurando eventuali dati personali) e lo verifichiamo insieme. E condividi questo post: in tanti non sanno ancora che esiste questa truffa. 💙


Fonte: CheckBlackList

18/05/2026

******IMPORTANTE******

****MASSIMA ATTENZIONE****Della serie, “quando il pericolo non viene da malintenzionati, ma da App ufficiali”…𝘗𝘰𝘴𝘵𝘦 𝘐𝘵𝘢𝘭...
22/04/2026

****MASSIMA ATTENZIONE****

Della serie, “quando il pericolo non viene da malintenzionati, ma da App ufficiali”…
𝘗𝘰𝘴𝘵𝘦 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢𝘯𝘦 𝘦̀ 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘮𝘶𝘭𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘢𝘭 𝘎𝘢𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘳𝘪𝘷𝘢𝘤𝘺 𝘱𝘦𝘳 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 12,5 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘦𝘶𝘳𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘪𝘭 𝘵𝘳𝘢𝘵𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘥𝘢𝘵𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘮𝘪𝘵𝘦 𝘉𝘢𝘯𝘤𝘰𝘗𝘰𝘴𝘵𝘢 𝘦 𝘗𝘰𝘴𝘵𝘦𝘱𝘢𝘺, 𝘨𝘪𝘶𝘥𝘪𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘵𝘳𝘰𝘱𝘱𝘰 𝘪𝘯𝘷𝘢𝘴𝘪𝘷𝘰.
𝘐𝘭 𝘤𝘢𝘴𝘰 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘱𝘳𝘰𝘮𝘦𝘮𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘦: 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘢𝘱𝘱 𝘣𝘢𝘯𝘤𝘢𝘳𝘪𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘪𝘤𝘶𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘨𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘵𝘪𝘱𝘰 𝘥𝘪 𝘢𝘤𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘢𝘭 𝘵𝘦𝘭𝘦𝘧𝘰𝘯𝘰.
𝘗𝘰𝘴𝘵𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘢̀ 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰.
𝗟𝗮 𝗻𝗼𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮
Il Garante della privacy ha sanzionato Banco Posta e Postepay per oltre 12,5 milioni di euro, contestando un sistema di controllo dei dati degli utenti ritenuto troppo invasivo.
Al centro del caso ci sono le app BancoPosta e Postepay, che avrebbero chiesto autorizzazioni molto ampie sullo smartphone per individuare eventuali software malevoli.
Da ricordare che app BancoPosta e app Postepay avevano ottenuto il premio “Eletto Prodotto dell’Anno” nel 2019.
Secondo il Garante, quel livello di monitoraggio non era strettamente necessario per prevenire le frodi e finiva per entrare troppo nella sfera privata degli utenti.
Poste respinge la contestazione, difende il proprio operato e annuncia ricorso.
Per gli utenti, la lezione è semplice: ogni volta che un’app bancaria chiede permessi ampi, bisogna fermarsi un attimo e capire davvero cosa si sta autorizzando.
La sicurezza digitale non dovrebbe mai trasformarsi in un controllo sproporzionato dei dati personali.
𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗶
- Leggi sempre con attenzione i permessi richiesti da una app prima di accettarli.
- Se una richiesta ti sembra eccessiva, verifica se l’app può funzionare anche con permessi meno invasivi.
- Usa solo app ufficiali e aggiornate.
- Attiva blocco schermo, biometria e notifiche di sicurezza sul telefono.
- Controlla periodicamente quali autorizzazioni hai dato alle app bancarie.
- Se hai dubbi, contatta l’assistenza ufficiale e non quella trovata in un messaggio o in un popup.
Se hai già accettato autorizzazioni simili, non è automaticamente un problema, ma conviene fare subito una verifica. Controlla nelle impostazioni del telefono quali permessi sono attivi per l’app, revoca quelli non necessari e aggiorna l’app all’ultima versione.
Se temi un uso improprio dei tuoi dati, monitora i movimenti del conto, cambia password dove possibile e contatta il servizio clienti ufficiale.

Naturalmente diteci cosa ne pensate.
CheckBlackList

Della serie, “quando il pericolo non viene da malintenzionati, ma da App ufficiali”…

𝘗𝘰𝘴𝘵𝘦 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢𝘯𝘦 𝘦̀ 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘮𝘶𝘭𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘢𝘭 𝘎𝘢𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘳𝘪𝘷𝘢𝘤𝘺 𝘱𝘦𝘳 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 12,5 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘦𝘶𝘳𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘪𝘭 𝘵𝘳𝘢𝘵𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘥𝘢𝘵𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘮𝘪𝘵𝘦 𝘉𝘢𝘯𝘤𝘰𝘗𝘰𝘴𝘵𝘢 𝘦 𝘗𝘰𝘴𝘵𝘦𝘱𝘢𝘺, 𝘨𝘪𝘶𝘥𝘪𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘵𝘳𝘰𝘱𝘱𝘰 𝘪𝘯𝘷𝘢𝘴𝘪𝘷𝘰.
𝘐𝘭 𝘤𝘢𝘴𝘰 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘱𝘳𝘰𝘮𝘦𝘮𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘦: 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘢𝘱𝘱 𝘣𝘢𝘯𝘤𝘢𝘳𝘪𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘪𝘤𝘶𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘨𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘵𝘪𝘱𝘰 𝘥𝘪 𝘢𝘤𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘢𝘭 𝘵𝘦𝘭𝘦𝘧𝘰𝘯𝘰.
𝘗𝘰𝘴𝘵𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘢̀ 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰.

𝗟𝗮 𝗻𝗼𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮
Il Garante della privacy ha sanzionato Banco Posta e Postepay per oltre 12,5 milioni di euro, contestando un sistema di controllo dei dati degli utenti ritenuto troppo invasivo.
Al centro del caso ci sono le app BancoPosta e Postepay, che avrebbero chiesto autorizzazioni molto ampie sullo smartphone per individuare eventuali software malevoli.

Da ricordare che app BancoPosta e app Postepay avevano ottenuto il premio “Eletto Prodotto dell’Anno” nel 2019.

Secondo il Garante, quel livello di monitoraggio non era strettamente necessario per prevenire le frodi e finiva per entrare troppo nella sfera privata degli utenti.
Poste respinge la contestazione, difende il proprio operato e annuncia ricorso.

Per gli utenti, la lezione è semplice: ogni volta che un’app bancaria chiede permessi ampi, bisogna fermarsi un attimo e capire davvero cosa si sta autorizzando.
La sicurezza digitale non dovrebbe mai trasformarsi in un controllo sproporzionato dei dati personali.

𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗶
- Leggi sempre con attenzione i permessi richiesti da una app prima di accettarli.
- Se una richiesta ti sembra eccessiva, verifica se l’app può funzionare anche con permessi meno invasivi.
- Usa solo app ufficiali e aggiornate.
- Attiva blocco schermo, biometria e notifiche di sicurezza sul telefono.
- Controlla periodicamente quali autorizzazioni hai dato alle app bancarie.
- Se hai dubbi, contatta l’assistenza ufficiale e non quella trovata in un messaggio o in un popup.

Se hai già accettato autorizzazioni simili, non è automaticamente un problema, ma conviene fare subito una verifica. Controlla nelle impostazioni del telefono quali permessi sono attivi per l’app, revoca quelli non necessari e aggiorna l’app all’ultima versione.
Se temi un uso improprio dei tuoi dati, monitora i movimenti del conto, cambia password dove possibile e contatta il servizio clienti ufficiale.



Naturalmente diteci cosa ne pensate.

CheckBlackList

28/03/2026

***Attenzione alle foto dei figli online. Oggi possono diventare materia prima.***

Una foto pubblicata sembra innocua. Un compleanno, la prima partita, la gita di scuola. Poi quella foto esce dal nostro controllo. Viene copiata, salvata, ricaricata altrove. E soprattutto entra in un mondo nuovo: strumenti che manipolano volti e corpi in pochi minuti.

Quest'anno è uscito un rapporto dell'UNICEF che ha chiarito un concetto che molti genitori non hanno ancora realizzato: le immagini sessualizzate di minori, generate o manipolate con strumenti di Intelligenza Artificiale, partono proprio dalle foto che pubblichiamo. E fanno danni reali e permanenti ai bambini. Non è un dibattito teorico, è un rischio operativo.

Qui negli Stati Uniti il Dipartimento di Giustizia vede crescere sempre di più casi in cui, dentro raccolte illegali, compaiono anche immagini generate con l'AI che partono dalle foto dei nostri figli. In Italia abbiamo un'eccellenza mondiale che è la polizia postale, molto concentrata su questi temi, e non avete idea di quante persone salva. Però purtroppo quello che vede online è terribile.

Per una famiglia la conseguenza è semplice: una foto "normale" con volto ben visibile, in buona luce, ad alta risoluzione, offre materiale perfetto per riconoscimento facciale, profili falsi, manipolazioni, e in alcuni casi per contenuti criminali. Anche quando la foto è stata pubblicata con le migliori intenzioni.

Cosa possiamo fare? Almeno tre cose. Evitiamo foto frontali nitide e riconoscibili quando i bambini sono identificabili, soprattutto con divise, nome della scuola, luogo, targa dell'auto, cartelli sullo sfondo. Usiamo impostazioni di privacy reali, e facciamo una verifica periodica: chi vede, chi può condividere, se le foto sono indicizzabili. Le piattaforme cambiano opzioni e default. Quando la scuola o lo sport chiedono liberatorie per foto e video, scegliamo opzioni dettagliate e chiediamo esplicitamente: dove vengono pubblicate, per quanto tempo restano online, chi le gestisce, come si chiede la rimozione.

Le foto dei figli non sono solo ricordi. Sono dati visivi. E i dati visivi oggi hanno mercato, usi, abusi, riusi. Facciamo attenzione.

Marco Camisani Calzolari

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥'𝐄𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐥'𝐀𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀
11/03/2026

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥'𝐄𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐥'𝐀𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀

𝐃𝐚 𝟐𝟖 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐚𝐥 𝐕𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨...
27/02/2026

𝐃𝐚 𝟐𝟖 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐚𝐥 𝐕𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨...

Grazie Marco Camisani Calzolari
26/02/2026

Grazie Marco Camisani Calzolari

Incolla un messaggio sospetto o carica uno screenshot: l'intelligenza artificiale ti dice se è una truffa. Gratuito e anonimo.

26/01/2026

AGGIORNAMENTO:
LINEA RIPRISTINATA

***𝐃𝐈𝐒𝐒𝐄𝐑𝐕𝐈𝐙𝐈 𝐈𝐍 𝐙𝐎𝐍𝐀 𝐒𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐓𝐄 𝐕𝐎𝐃𝐀𝐅𝐎𝐍𝐄/𝐅𝐀𝐒𝐓𝐖𝐄𝐁
𝐞 𝐑𝐄𝐓𝐈 𝐚𝐝 𝐄𝐒𝐒𝐄 𝐂𝐎𝐋𝐋𝐄𝐆𝐀𝐓𝐄 (𝐏𝐎𝐒𝐓𝐄 𝐌𝐎𝐁𝐈𝐋𝐄, 𝐇𝐎, 𝐄𝐜𝐜.)***

GUASTO IN VIA DI RIPARAZIONE.

***OCCHI APERTI. SEMPRE***
22/01/2026

***OCCHI APERTI. SEMPRE***

Sta facendo scalpore la manomissione dei canali YouTube di Andrea Galeazzi, uno dei più noti recensori di tecnologia in Italia con 1,4 milioni di iscritti sulla piattaforma video di Google.

Lo spiega lui stesso:

***************
Ho ricevuto una email da un brand di microfoni, medio-piccolo, con cui avevo già collaborato in passato(e di cui uso ancora i prodotti con soddisfazione).

La mail diceva:
“Andrea, abbiamo visto che ultimamente molti dei tuoi follower nei commenti si lamentano per la qualità dell’audio dei tuoi video.”

Era tutto vero. Ultimamente stavo testando dei microfoni che non mi convincevano e l’audio risultava ovattato. La mail era perfettamente contestualizzata. Mi offrivano di provare il loro nuovo modello gratuitamente. Nessuna richiesta strana, tutto coerente.
Ho cliccato sul link. Pagina perfetta, HTTPS, tutto in ordine. Mi chiedono i dati di spedizione e poi di validare il canale YouTube per verificare che fossi davvero io e che avessi i requisiti per ricevere il prodotto. Ho inserito il nome del canale. Spunta verde. “Il tuo canale è idoneo. Dobbiamo solo verificare che sia tuo.”
Lì ho commesso la leggerezza fatale. Tutto “corrispondeva”, aveva senso. Ho dato l’ok alla verifica. Avevo la doppia autenticazione, avevo tutte le sicurezze attive. Ma sono stato io, volontariamente, a dare quel permesso.

15 secondi per perdere tutto
Un secondo dopo aver cliccato “conferma”, mi è venuto un dubbio atroce. “Andrea, ma perché un brand ti chiede tutta ‘sta roba?”. Tempo di reazione: 5-6 secondi. Corro a cambiare la password di Google. Era già stata cambiata.

Mentre ero ancora loggato, vedo arrivare la notifica: “Cambio numero di telefono di recupero”. Provo a usare i codici di backup offline. Già cambiati. Mi avevano sbattuto fuori. In 15 secondi hanno cambiato tutto. Venti secondi dopo avevano attivato un token fisico di autenticazione, rendendo impossibile per me rientrare. Tre minuti dopo, il mio canale YouTube aveva cambiato nome, logo e skin, e stavano trasmettendo live truffaldine sulle criptovalute.

L’errore di base è avere un’unica mail per tutto: lavoro, YouTube, banca, foto delle vacanze, iscrizione alla palestra. Se bucano quella, bucano la tua vita. D’ora in poi userò account separati. Una mail blindata solo per il canale, una per i social, una per la vita privata. Se ne cade una, le altre restano in piedi.”

***************

Phishing
Quindi l’errore che ha fatto iniziate tutto è stato “credere” che una email ricevuta fosse reale e cliccare consapevolmente un link in essa contenuto.

OAuth - “Open Authorization”
L’altro “problema” risiede in OAuth, il protocollo che aggira l’autenticazione a due fattori (2FA).
È infatti un protocollo standard aperto che permette a un'applicazione di terze parti di accedere in modo sicuro alle risorse protette di un utente. Nel caso specifico Il popup di Google.

La 2FA serve infatti per effettuare l’accesso ad un servizio, ma se un utente è già autenticato, come solitamente accade sui computer quando si usano gli account di Google (nessuno si scollega dopo ogni sessione) premendo il tasto "Accedi con Google” non viene chiesta ulteriore conferma dell’identità. E il token di accesso generato diventa la chiave universale per l’account.
Accettando la richiesta OAuth, Galeazzi non ha inserito/svelato alcuna password, nè ha disattivato la 2FA. Ha peró concesso permessi avanzati a un’app esterna che hanno consentito agli hacker di cambiare password, modificare email e numero di recupero, espellere il proprietario dall’account, prendere il controllo di YouTube, Gmail e servizi collegati.

Ma come è stato possibile ricevere una mail così mirata? Un tempo, per fare un attacco del genere serviva una persona che ti studiasse per giorni. Oggi, c’è il Social Engineering automatizzato dall’AI. Ovvero esistono bot che scansionano i profili, leggono i commenti dei follower e creano in automatico una strategia di attacco su misura. L’AI non scrive solo poesie o codice, ma crea mail di phishing che sembrano scritte da un collega. Possono attaccare 1000 YouTuber contemporaneamente con messaggi personalizzati.

Indirizzo

Via SAGRADO, 46
Laterza
74014

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
17:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 13:00
17:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
17:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00
17:00 - 21:00
Sabato 09:00 - 13:00
17:00 - 21:00

Telefono

+390998297426

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando AMICO COMPUTER pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a AMICO COMPUTER:

Condividi