05/09/2026
SUPPORTO AL CAMBIO DEL MEDICO
Scrivo come "persona" ma anche come azienda... mi riferisco unicamente a e, sotto certi punti di vista, mi rivolgo anche al primo cittadino del Comune di Gonnosfanadiga.
Visto quanto ero certo sarebbe successo nei giorni successivi al "caos/panico della notizia"... Ho deciso di non offrire più supporto per il cambio del medico di base e per tutte le attività direttamente collegate a questa procedura (attivazioni spid in urgenza, mostrare come fare ecc ecc).
Ci tengo a spiegare con chiarezza e fermezza il perché di questa scelta, perché non nasce dalla volontà di fare un torto a qualcuno (il privato), né tantomeno dalla mancanza di disponibilità verso chi si trova oggi in una situazione di evidente difficoltà... ma siamo sulla stessa barca, tutti, nessuno escluso.
Le ragioni sono diverse.
Prima di tutto, c'è un problema molto concreto che riguarda la mia attività.
Non posso togliere tempo e spazio agli altri nostri obblighi e ai nostri clienti, in particolare alle attività di assistenza tecnica, sia da remoto sia a domicilio, e soprattutto a quelle sotto contratto, per le quali abbiamo assunto precisi impegni e dobbiamo garantire priorità e tempi di intervento (sia alle aziende ma anche ai privati per i nostri software sulla disabilità ecc).
Negli ultimi giorni sono stato letteralmente sommerso dalle richieste relative al cambio del medico, non che non me lo aspettassi.
Abbiamo ricevuto anche richieste del tipo: “Vi lascio tutto quello che serve e pensateci voi, purché mi garantiate di riuscirci. Non è un problema di soldi. Te lo chiedo a livello personale.”
Ed è proprio questo uno dei punti, non è e non deve diventare una questione di soldi... la salute non deve trasformarsi in un "chi ha soldi può e chi no ... buona fortuna!", "non deve trasformarsi in un favore personale".
Non possiamo trasformare una situazione che riguarda il diritto alla salute in un servizio nel quale chi ha maggiore disponibilità economica, maggiore dimestichezza con gli strumenti informatici o semplicemente qualcuno che possa occuparsene al posto suo abbia più possibilità degli altri.
E qui arrivo alla ragione che, personalmente, considero ancora più importante.
Conosciamo tutti il problema dei medici a Gonnosfanadiga, è sotto gli occhi di tutti noi sia per chi senza medico ma anche l'importante carico dei medici già in ruolo (uscenti o stabili). C'è già un importante bacino di persone senza medico e, da ottobre, si aggiungeranno anche i pazienti della dottoressa uscente, che dovranno a loro volta rivolgersi alla sede dei medici ASAP.
Personalmente, non ci sto a partecipare a questa “mattanza”... io la chiamo così: 300 posti liberi (almeno stando ai comunicati e notizie che si leggono) su un bacino di persone ben oltre le 2500 unità...
Perchè allora si sta decidendo, seppure indirettamente, che la salute non è un diritto ma una vera e propria gara.
Quello che dovrebbe essere un diritto fondamentale, il diritto alla salute e all'accesso alle cure, finanziato peraltro attraverso le risorse e tasche di tutti noi, rischia di trasformarsi in una vera e propria battaglia senza esclusione di colpi: chi arriva prima, chi clicca prima, chi ha una connessione migliore, chi sa usare meglio un computer o smartphone, chi può permettersi qualcuno che lo faccia al posto suo, chi ha più soldi da offrire per garantirsi il posto, avrà più possibilità di trovare un medico.
Non credo sia questo il modo in cui un servizio sanitario dovrebbe funzionare ma è questa la direzione che si è presa e si è "ufficializzata" seppure indirettamente.
E trovo ancora più grave che un problema che ormai si trascina da anni venga spesso ridotto alla semplice frase: “mancano i medici”, oppure "al problema del numero chiuso nelle università".
Personalmente ritengo che la questione sia molto più complessa e grave.
I professionisti esistono, ma troppo spesso vengono messi nelle condizioni di lavorare con carichi, responsabilità e incombenze enormi, senza una valorizzazione adeguata né dal punto di vista professionale né da quello personale.
Da una parte, anche questo è oggettivo, ci sono anche comportamenti dei cittadini che non rispettano regole, orari e modalità di accesso, dimenticando talvolta una cosa elementare: il medico è una persona, e come ogni persona ha diritto ad avere una vita privata, una famiglia, del tempo libero e dei momenti nei quali non essere reperibile oppure organizzare la propria agenda per garantire equo trattamento a tutti i suoi pazienti tramite strumenti elettronici (mentre le persone se ne fregano e chiamano anche al telefono per fissare appuntamenti, chiedere favori in urgenza ecc ecc quando di urgente c'è poco e nulla).
Dall'altra parte ci sono istituzioni e sistemi organizzativi vari che scaricano sul singolo professionista una quantità crescente di obblighi, responsabilità, burocrazia e gestione amministrativa, fino a tutto ciò che comporta anche il semplice fatto di dover gestire una propria attività professionale e una partita IVA (un medico che cerca supporto organizzativo in una segretaria, che vuole andare in ferie ma è obbligato per legge a garantire copertura sanitaria per non incorrere in omissione di atti d'ufficio ecc... è tutto a carico del medico).
Ridurre tutto questo a “non ci sono abbastanza medici” significa, a mio modesto avviso, semplificare un problema molto più serio senza affrontarne realmente le cause.
C'è poi un'altra questione che per me è fondamentale.
Aiutare una persona e non poterne aiutare altre mi metterebbe inevitabilmente nella posizione di scegliere e di dover giustificare il perché lui/lei sì e un'altra persona no.
Perché chi mi conosce deve avere un vantaggio rispetto a chi non mi conosce ma mi chiede comunque un aiuto su altre modalità?
Perché chi può pagare dovrebbe avere una possibilità in più rispetto a un anziano solo, a una persona senza computer o a una famiglia che non può permettersi un servizio privato?
Non voglio assolutamente entrare in questa dinamica e non voglio espormi neppure al sospetto di favoritismi. Soprattutto, per inciso, non voglio diventare parte di questa “gara” che tra poche ore inizierà.
La mia decisione, quindi, non vuole essere un torto nei confronti del privato che chiede aiuto. Comprendo perfettamente le difficoltà e, proprio perché le comprendo, non prendo questa scelta alla leggera ma ci ho pensato in modo molto serio e delicato.
E, soprattutto, ritengo profondamente ingiusto che un problema strutturale di questa portata e tipo venga di fatto sempre trasferito sulle spalle del cittadino.
Non può passare il messaggio: “ti apro una finestra temporale, ti do la possibilità di provare a risolvere il tuo problema e, se sei abbastanza veloce, forse riesci.”
Perché quello non è risolvere il problema. È semplicemente mascherarlo provando a ridurre il carico dello stesso problema.
Un cittadino non dovrebbe essere costretto a organizzarsi per un “click day” per poter sperare di avere un medico. Una persona anziana non dovrebbe dipendere da un figlio, un nipote, un conoscente o un'attività privata per esercitare un proprio diritto e "gareggiare". E chi non ha competenze informatiche, strumenti adeguati, una buona connessione o disponibilità economiche non dovrebbe partire svantaggiato quando si parla della propria salute.
Il problema va affrontato e risolto a monte, attraverso un'organizzazione capace di garantire a tutti, in maniera equa, l'accesso alle cure e la tutela del proprio diritto alla salute.
Non attraverso una corsa al click.
Per tutte queste ragioni ho quindi deciso, con dispiacere ma con convinzione e su questo non cambierà direzione chiedendo scusa a tutti ma sono sicuro che capirete, di non prendere in carico richieste di cambio del medico o servizi collegati a questa specifica procedura.
Giovanni