27/07/2026
𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐚𝐜𝐜𝐚𝐭𝐢.
È una frase che nel 2026 suona un po’ come: “Tanto questa password la so solo io.”
Il problema è che oggi molti attacchi cyber non scelgono l’azienda più grande. Scelgono quella più esposta.
Strumenti automatizzati, vulnerabilità diffuse, phishing sempre più credibile, furto di credenziali: il cybercrime è diventato scalabile. E questo rende le PMI un bersaglio molto più interessante di quanto si pensi.
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐑𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐂𝐥𝐮𝐬𝐢𝐭 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐚𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐲𝐛𝐞𝐫 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢 𝐚 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝟒𝟗%. 𝐈𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢 𝟓𝟎𝟕 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢, 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟗,𝟔% 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐚 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞.
Ma il punto non è solo “quanti” attacchi ci sono. È cosa succede quando un attacco blocca sistemi, dati, produzione, comunicazioni e operatività.
Per le PMI, la cybersecurity non è più una questione solo tecnica. È un tema di continuità, governance e affidabilità verso clienti, partner e filiere.
Anche perché la NIS2 sta già producendo effetti lungo la supply chain: molte aziende, pur non essendo direttamente obbligate, dovranno dimostrare livelli minimi di sicurezza per continuare a collaborare con realtà più strutturate.
Nel nuovo articolo parliamo del falso mito “siamo troppo piccoli per essere attaccati” e del perché oggi la sicurezza informatica deve entrare stabilmente nelle decisioni aziendali.
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Le aziende italiane, in particolare le PMI sono sotto attacco del crimine informatico; diventa fondamentale proteggersi ...