10/02/2026
L’AI si nutre del nostro tempo.
La ICT (Information Communication Technology), di cui l’AI rappresenta la frontiera più avanzata, sta progredendo negli ultimi anni non solo a grande velocità ma anche in progressiva accelerazione. Mai prima d’ora l’umanità ha vissuto un così rapido, quasi brutale, cambiamento culturale e sociale.
Il pericolo incombente è un forte disequilibrio degli assetti socio-culturali che rendono imprevedibili gli effetti di così repentini e continui adattamenti.
L’impiego dell’AI nel quotidiano si traduce in tempi di esecuzione delle attività sempre più rapidi. Eppure il tempo risparmiato non comporta un miglioramento della qualità della vita ma viene assorbito dalla competizione sempre più frenetica per acquisire le competenze tecnologiche. Talché la tecnologia se da un lato offre rapidità ed efficienza dall’altra si alimenta del nostro tempo per rendersi accessibile. Da un lato velocizza, dall’altro assorbe.
L’AI si alimenta di dati, ne ha bisogno per addestrarsi e migliorarsi, è progettata per cercarli e acquisirli. La fonte dei dati di cui ha bisogno è la persona umana, perciò l’AI è famelica di interazioni con le persone: ha bisogno del nostro tempo.
Il core-business dei social è l’acquisizione dei dati degli utenti, sono progettati per sedurci ed assorbire così il nostro tempo, per spingerci ad interagire: ogni interazione è un dato, ogni secondo del nostro tempo è un dato. L’AI si nutre del nostro tempo.
Vi è quindi una misura per la quale l’AI è al servizio dell’uomo ed una misura per cui è l’inverso. Quale delle due misure sia prevalente è l’enigma del nostro tempo.