09/03/2026
Un brand viene scelto quando è coerente, che non significa “tutto uguale”, stessi colori e stessi font ovunque, come se per essere riconoscibili bastasse replicare un template. È qualcosa di più invisibile, è nel modo in cui un'azienda si racconta e ci accompagna nella scoperta, nel modo in cui mantiene le promesse.
Se hai un'azienda o sei professionista, oggi le persone non ti incontrano più in un unico punto, ma attraverso una sequenza di passaggi, ritorni e deviazioni di rotta: non esiste più il momento in cui ti conoscono, ma ci sono tanti punti di contatto, "touch point" diversi in cui ti osservano, ti confrontano agli altri, ti mettono alla prova.
E in mezzo a questo percorso, la domanda delle domande è sempre “mi posso fidare?”.
Dal punto di vista del visual dell’identità di brand, la fiducia si costruisce con un sistema di scelte riconoscibili: gerarchie, tipografia, ritmo, immagini, impaginazione, stile dei materiali stampati e digitali, tono visuale, tutte cose che trasmettono determinate emozioni.
Ci sono touch point che vengono spesso lasciati al caso, mentre sono determinanti alla percezione finale, come una scheda prodotto confusa, un packaging non all’altezza del posizionamento, una consegna di campionari improvvisata.
Spesso non serve aggiungere, ma basta togliere incoerenze, riportare la stessa qualità dei prodotti e dei servizi anche alla comunicazione dove non è solo un dettaglio, ma il primo passo perché la fiducia diventi qualcosa di concreto.
Insieme a Alessandra Catania abbiamo realizzato un elenco dei principali touch point, un piccolo aiuto per iniziare a costruire la tua comunicazione coerentemente, lo trovi nel post su LinkedIn (lascio il link nel primo commento).
Se guardi il tuo brand da questo punto di vista, qual è quello che oggi ti rappresenta davvero e qual è quello che, magari senza volerlo, sta raccontando una versione diversa di te?