11/05/2026
Cinisi è una postura del cuore.
Per il terzo anno consecutivo sono tornata qui, tra queste strade che sanno di polvere e di ostinazione. C'è una poesia severa in questa roccia nuda che sembra voler proteggere il paese verso il mare. E ogni anno scopro che non è mai la stessa cosa. Cambiano le storie che ti entrano dentro, cambiano i volti, cambia il peso di quello che porti a casa. Quello che non cambia è che la memoria è un corpo vivo: è la scelta consapevole di abitare il dolore fino a trasformarlo in un seme che germoglia altrove.
Stare accanto a Luisa, a Francesca, a Giovanni Impastato e ai compagni che testimoniano con la loro sola presenza mi ha fatto capire che l'antimafia è prima di tutto appartenenza. È cura dei fragili. È il coraggio instancabile di portare la storia di Peppino nelle scuole fino a farla diventare coscienza.
In questi giorni ho sentito quanto Peppino non cercasse solo giustizia — cercasse la Bellezza. L'ho vista nella sedicesima edizione del Premio Peppino Impastato, curato da .ruvolo : nel cinema di , nell'attivismo di .quir , tra i fondatori di Arcigay in Italia, che ha aperto rotte di libertà per i diritti LGBTQIA+, nel coraggio di che a Marsiglia combatte il narcotraffico dopo aver perso due fratelli, nella musica coraggiosa del collettivo e negli occhi di . Mondi diversi, uniti dalla stessa idea: che non esiste giustizia senza bellezza, e non esiste bellezza senza coraggio.
L'ho sentita vibrare sotto il palco, in quei cento passi che separano Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato dalla ex casa di Badalamenti. Le voci di ,
, , , , Danilo Sulis e del collettivo Canta fino a dieci hanno dato forma sonora a quegli ideali. E in tutto questo ho sentito l'amore di per suo padre Piero Impastato, che con la sua chitarra è stato compagno di lotta e di vita di Peppino.
Un momento denso è stato a tavola, nella Pizzeria Impastato. Vedere quel luogo brulicare di vita proprio dove il fuoco della mafia aveva provato a portare il buio è stato il rito più sacro. La convivialità come resistenza. In quel cerchio di persone ho sentito il peso dolce di una responsabilità condivisa.
Ogni anno che torno ritrovo persone che ho incontrato qui e che sono diventate parte della mia vita. Questo è forse il dono più inatteso che Cinisi mi ha fatto: una bussola fatta di volti.
Metterci il corpo e curare il manifesto è stato il mio modo di onorare questa famiglia. Vado via con il cuore in gola, sentendomi piccola davanti a chi non si è mai arreso — e immensamente grata.
La bellezza è l'unica arma che non distrugge ma edifica. E finché sapremo riconoscerla negli occhi di chi ci sta accanto, noi continuiamo.
Grazie a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e a Pro Loco Cinisi 2.Zero APS . Grazie a Luisa e Giovanni. E grazie a Roy Paci e Francesca Impastato che anni fa hanno bussato alla mia porta e mi hanno condotta verso un modo di stare al mondo che non smette di cambiarmi. ❤️