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05/04/2021
14/12/2020

La Camera Penale di Novara ha a cuore la sicurezza. Nei fatti

Morgan Lesiardo, Honda  #44. 6° nel ranking piloti 2020 FMI.
28/11/2020

Morgan Lesiardo, Honda #44. 6° nel ranking piloti 2020 FMI.

10/09/2020
03/06/2020

In data 25 maggio 2020 è stato effettuato un bonifico di 45.000 US$ in favore di LCIF.
Oggi stesso ne è stata data comunicazione alla Presidente LCIF Gudrun Yngwadottir, a Sandro Castellana (LCIF Board Trustee), a Claudia Balduzzi (LCIF Area Leader CA IV G), a Carlo Bianucci (Coordinatore nazionale LCIF), a Luigi Tarricone (Presidente del Consiglio dei Governatori) e Gabriella Gastaldi (Convention Head of Human Resources/Volunteers).
E' in corso di stesura un verbale che sarà inviato al Presidente del Consiglio dei Governatori, al Chairperson Host Convention Committee, ai Co-Chairs della Parata, alla LCIF Area Leader CA IV G, a Sandro Castellana (LCIF Board Trustee), al Coordinatore Multidistrettuale LCIF, alla Convention Head of Human Resources/Volunteers ed al Tesoriere Distrettuale 108Ia1, nel quale sono descitti tutti i dettagli del service.

27/01/2019

27 gennaio 2019, Giorno della Memoria.
«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»

13/10/2018

Is Arenas Golf & Country Club

Attorno agli anni Ottanta ho avuto l’occasione di visitare il Lingotto di Torino, durante un pubblico evento, prima dell...
17/05/2018

Attorno agli anni Ottanta ho avuto l’occasione di visitare il Lingotto di Torino, durante un pubblico evento, prima dell’intervento di recupero cui è stato sottoposto.
É stata un’esperienza indimenticabile, ho trovato la costruzione molto suggestiva, completamente sgombra all’interno, impregnata di storia e di lavoro. Dal punto di vista architettonico, sono rimasto colpito dalle dimensioni del complesso, dalle due rampe elicoidali e dalle numerose soluzioni funzionali.
Le luci radenti e calde del tramonto aumentavano la drammaticità dell’ambiente e le pareti sembravano trasudare tutta la fatica di cui erano stete testimoni. Pareva che gli operai fossero ancora lì. O che fossero appena andati via, lasciando per terra alcune disordinate testimonianze del loro passaggio.
Ho avuto la netta sensazione di trovarmi all’interno, più che di un’industria, di una vera opera d’arte o nell’anticamera della macchina del tempo.
Era ormai troppo tardi per poter scattare qualche immagine, non ero attrezzato, e me ne sono sempre dispiaciuto.
Trent’anni più tardi sono stato catturato da un’altra struttura urbana abbandonata. E’ stato quando ho visto un filmato di Pripyat, cittadina vicina a Chernobyl, in Ucraina. L’ho trovata intrigante e allo stesso tempo inquietante. La voglia di vederla di persona e di fotografarla mi ha assalito immediatamente. Sfortunatamente non sono riuscito ad ottenere il permesso dall’autorità preposta. Così anche questa seconda possibilità di scattare qualche fotografia interessante è sfumata.
All’inizio dell’estate 2017 mi sono trovato a Torino e sono transitato casualmente, in auto, davanti ad una imponente struttura che ha subito attratto la mia attenzione. Ho chiesto ad un amico cosa fosse e sono stato subito accontentato: il palazzo delle esposizioni di Italia ’61. Questa risposta mi spinse a condurre qualche indagine che mi ha fatto scoprire in dettaglio la storia dell’intero progetto. Come prevedibile, la voglia di fotografare il fabbricato si è fatta prepotente.
Quasi subito ho cercato un aggancio fra qualche conoscenza torinese introdotta nel settore immobiliare, nella speranza potesse intercedere con la proprietà affinché potessi visitare la costruzione. Non sembrava cosa facile, ma nemmeno impossibile.
Ho fatto centro al primo tentativo. Il mio primo contatto, Stefano, conosceva molto bene l’edificio anzi, aveva addirittura le chiavi.
Trascorsa l’estate, mi sono ritrovato davanti al cancello d’ingresso. Non mi è sembrato vero potervi accedere liberamente e saperne qualcosa di più dalla viva voce di chi ne conosce molto bene la storia.
Difficile descrivere la sensazione che ho provato varcandone l’ingresso. Ho avvertito un certo disorientamento dovuto alle sue enormi dimensioni che necessitano di ambientamento. Mi sono sentito davvero piccolo ed immerso in un mondo parallelo, fuori dal tempo con l’eco del traffico in lontananza a fare da colonna sonora.
Ho voluto congelare quegli attimi e raccogliere alcune immagini che ne potessero evidenziare l’anima a dimostrazione della mia convinzione che l’essenza di questa costruzione non è riconducibile solo a cemento armato, acciaio e vetro.
Ne ho selezionate cento, un numero tondo che ricorda proprio l’anniversario che la costruzione volle celebrare. Forse sono tante ma non ho resistito alla voglia di renderne pubbliche quante più possibile; inoltre, il timore che quell’atmosfera avrebbe potuto andar perduta mi ha convinto ad abbondare.
A bocce ferme ho cercato di racchiudere in questo opuscolo le sensazioni provate per trasmetterle alle persone che in primavera presenzieranno ad una relazione sulla storia del palazzo ed alla sua prossima riqualificazione. Spero di esserci riuscito.
Concludo affermando che sono davvero felice che questa struttura sia stata vincolata dalla Sopraintendenza alle Belle Arti e che presto verrà recuperata in tutto il suo splendore.
Mi ritengo privilegiato per aver avuto l’opportunità di catturarne l’anima e l’essenza prima della sua rinascita. Con tutta probabilità la prossima volta che tornerò il palazzo avrà assunto una nuova veste, forse più consona, rispettosa del progetto originale, che lo valorizzerà e lo porterà ad essere di nuovo fruito. Ma così come quando mi trovo oggi ad entrare al Lingotto, non potrò fare a meno di ricordare le sensazioni indimenticabili provate durante la prima visita. Per me il Palazzo del Lavoro di Torino rimarrà per sempre il solitario gigante addormentato che ho incontrato la prima volta.

Davide Mengacci
09/04/2018

Davide Mengacci

Indirizzo

Via Quintino Sella 31
Fara Novarese
28073

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