Digisystem

Digisystem Ognuno di noi ha esigenze diverse, basate sulla personalità, sui tempi di produzione e sui costi. la nostra passione? Supportarvi nelle Esperienze Digitali.

Con cura, professionalità ed entusiasmo ce ne occupiamo e lo facciamo cercando ogni volta le soluzioni e le strategie più adeguate alle vostre necessità. Progetto ARK opera nel settore delle tecnologie informatiche con particolare riferimento all’innovazione tecnologica dedicata al settore dell'Impresa e della Comunicazione. Ove possibile in fase di sviluppo vengono impiegate soluzioni open sourc

e, con possibile abbattimento dei costi di licenza e manutenzione pur mantenendo le stesse funzioni e prestazioni delle soluzioni tradizionali.

L'allarme di Bill Gates "Salviamo gli esseri umani dall'intelligenza artificiale"C'è una frase, nell'articolo che vale p...
01/09/2026

L'allarme di Bill Gates "Salviamo gli esseri umani dall'intelligenza artificiale"
C'è una frase, nell'articolo che vale più di mille slide su "AI e futuro del lavoro".

Gates parla di quote di lavoro riservate agli umani, fino al 40%.
Parla di una tassa sull'automazione per finanziare formazione e protezione sociale.
Sulla carta, sembra tutto molto ragionevole.
Nella pratica, rischia di trasformarsi nell'ennesima barriera all'ingresso per chi non ha già un vantaggio competitivo consolidato.

Una tassa sull'AI renderebbe questo strumento accessibile solo a chi se lo può permettere. Aggiungo un'esperienza diretta. Nel lavoro con piccole imprese, vedo ogni giorno realtà che grazie all'AI automatizzano processi che prima richiedevano un intero reparto marketing o customer service. Non per licenziare qualcuno. Per sopravvivere in un mercato dove i grandi player hanno già quella capacità da anni.

Se domani quella leva diventasse un costo aggiuntivo, chi ne pagherebbe il prezzo non sarebbero i colossi tecnologici. Sarebbero proprio i piccoli.

Il tema etico è reale, va affrontato con serietà.
Ma la soluzione non può essere rendere l'innovazione un privilegio.
Deve essere il contrario: usarla bene, con criterio, per livellare il campo di gioco.
Non per restringerlo ancora di più.

OpenAI ha aperto gli annunci in 31 mercati europei a partire da ieri, lunedì 24 agosto.I blocchi promozionali si posizio...
25/08/2026

OpenAI ha aperto gli annunci in 31 mercati europei a partire da ieri, lunedì 24 agosto.

I blocchi promozionali si posizionano sotto la risposta generata, con una netta separazione visiva e l'etichetta di sponsorizzazione. L'impatto tocca soltanto gli utenti del piano gratuito e del piano Go. I profili Plus, Pro, Business, Enterprise ed Education rimangono del tutto privi di inserzioni, così come sono protetti gli account dei minori.

C'è però una scelta a costo zero di cui si parla pochissimo.
Chi usa la versione base può restare senza annunci senza spendere nulla.

Attraverso l'opzione ufficiale Go ad-free si ottiene un'interfaccia pulita in cambio di meno funzioni e limiti di utilizzo più bassi. In alternativa, i piani Plus e Pro eliminano ogni inserzione mantenendo intatta la potenza dello strumento.

Sul tema dei dati personali, la regolamentazione europea fa la differenza.
Nessun tracciamento invasivo: l'algoritmo lavora unicamente sul testo della chat aperta, sulla lingua impostata e sulla posizione generica.
Elementi come nome, email, indirizzo IP, localizzazione precisa, dati sanitari o appartenenza politica non vengono mai utilizzati in nessun mercato, con la cancellazione automatica di ogni dato pubblicitario dopo 30 giorni.

Ora facciamo un passo avanti: cosa succede se decidiamo di fare pubblicità su questo canale?

Poter presidiare un canale frequentato da centinaia di milioni di persone rappresenta una finestra strategica rara. La piattaforma dedicata si chiama Ads Manager (all'indirizzo ads.openai.com), anche se per il mercato italiano non è ancora attiva. Ho provato ieri sera e il sistema blocca l'accesso, ma lunedì ripeterò il tentativo per segnalarvi subito l'apertura.

La vera rivoluzione riguarda il targeting.
Qui non si fa leva sulle solite keyword, ma sulla comprensione contestuale dell'intento.
Se un utente chiede un'idea su cosa portare a una cena tra amici, sotto la risposta trova l'inserzione di un kit pasto. La connessione con l'intenzione d'acquisto è straordinariamente più vicina e mirata rispetto a qualsiasi motore di ricerca tradizionale come Google.

Gli investimenti in intelligenza artificiale crescono a ritmo sostenuto,ma nelle aziende italiane il vero freno resta se...
18/08/2026

Gli investimenti in intelligenza artificiale crescono a ritmo sostenuto,
ma nelle aziende italiane il vero freno resta sempre lo stesso:
la mancanza di competenze adeguate.

Il mercato compra software, consulenze e progetti pilota, eppure trasformare questa spesa in valore reale rimane un traguardo eccezionale. A certificarlo sono i dati pubblicati da Forbes Italia: soltanto il 18% delle imprese riesce a convertire gli investimenti in AI in un ritorno concreto.
Il motivo è semplice, l'AI non produce effetti automatici come l'acquisto di una macchina utensile, ma richiede alfabetizzazione diffusa, responsabilità chiare e la capacità manageriale di capire dove l'automazione porti davvero un beneficio.

Il problema non è comprare la tecnologia, ma imparare a lavorarci insieme.

Un secondo dato, estratto dal Rapporto Digital Italy 2025 e ripreso sempre da Forbes Italia, conferma questa fotografia: appena il 14% delle imprese italiane ha integrato concretamente l'AI all'interno dei propri processi aziendali. Tutto il resto si muove ancora tra test, curiosità e sperimentazioni che restano confinate nelle slide, senza mai toccare i sistemi reali.

Da tre anni continuo a ripeterlo, l'AI non è una bacchetta magica, e se lo fosse avremmo problemi occupazionali ancora più gravi di quelli attuali.

L'AI cambia la natura del lavoro molto prima di toccare i bilanci.

Il recente caso Investcloud, con una procedura di licenziamento collettivo per 37 persone, mostra chiaramente come l'impatto tocchi la struttura stessa dell'organizzazione. Che si tratti di un impatto reale o di semplice AI Washing, il risultato non cambia per chi perde il posto o si ritrava a dover imparare un nuovo mestiere in età avanzata. Le aziende si trovano davanti a un bivio chiaro: usare la tecnologia per potenziare la velocità e la qualità decisionale delle persone, oppure utilizzarla come mera leva di riduzione dei costi, esponendosi al rischio di indebolire l'intera struttura aziendale.

Chi forma le persone e ridisegna i ruoli raccoglie valore, chi acquista strumenti a testa bassa brucia capitale.

Questa trasformazione non riguarda solo gli sviluppatori o i data scientist,
ma richiede una revisione trasversale che coinvolge manager, HR, legali, operations, vendite e marketing. Non basta più saper utilizzare un tool, occorre inserirlo correttamente all'interno del ciclo di lavoro quotidiano, trasformando il lavoratore in un supervisore dell'AI a pieno titolo.

Resta un nodo irrisolto di cui parliamo troppo poco, cosa faremo con chi ricopre mansioni facilmente sostituibili dalle macchine?

Nel 2026 l'Italia potrebbe scoprire che il vero mercato dell'AI non è il software, ma la profonda trasformazione del capitale umano.

L'IA non si prende pause.Ma il mondo aziendale continua a cadere nella solita trappola.Viene venduta l'illusione della "...
11/08/2026

L'IA non si prende pause.
Ma il mondo aziendale continua a cadere nella solita trappola.
Viene venduta l'illusione della "soluzione chiavi in mano":
colleghi l'IA all'ERP e, come per magia, ottieni analisi contabili, report veloci e automazioni personalizzate.

Ma la trasformazione digitale non si compra con un click. Si progetta.

Quando affianco le aziende nell'integrazione dell'IA nel mondo AFC, il successo non dipende dall'algoritmo, ma da questa Roadmap in 5 passaggi:

📌 1. Anatomia del processo:
Comprendere a fondo la logica operativa prima di toccare il codice.

📌 2. Pulizia dei dati:
Analizzare tracciati, regole ed eccezioni (dove si annidano i veri problemi).

📌 3. Architettura & IT:
Progettare l'integrazione insieme a chi governa i sistemi aziendali.

📌 4. Collaudo rigoroso:
Testare, validare e affinare i risultati.

📌 5. Human Enablement:
Formare le persone a lavorare con i propri dati reali.

L'IA non sostituisce il fattore umano: lo potenzia.
Ma solo se alla base ci sono metodo, rigore e responsabilità.

La vera magia avviene quando la tecnologia incontra la conoscenza operativa dei processi.
Tutto il resto è solo hype.

L’AI è già dentro la tua azienda, ma probabilmente non lo sai ancora.Negli ultimi mesi sto osservando uno scenario ricor...
06/08/2026

L’AI è già dentro la tua azienda, ma probabilmente non lo sai ancora.
Negli ultimi mesi sto osservando uno scenario ricorrente nelle PMI italiane:
la tecnologia avanza rapidamente, ma entrando dalla porta di servizio.

Il Sole 24 Ore ha evidenziato che l’89% dei manager utilizza già l’AI, ma solo una ristretta minoranza delle organizzazioni è riuscita a trasformare questa abitudine in una reale integrazione nei propri processi.

Un'efficienza informale che resta del tutto invisibile alla direzione.
In una PMI meccanica stavo mostrando le potenzialità di Claude Cowork, la figura del "collega digitale" ideata per automatizzare report e task ripetitivi.
Durante la spiegazione, un’impiegata si inserisce con naturalezza: “Io lo uso già, ho tagliato i tempi dei report settimanali sulla produzione”.
Il fatto disarmante è che gli altri tre partecipanti, CEO compreso, cadono dalle nuvole: non l'avevano mai sentito nominare.

Il punto critico sta esattamente in questo cortocircuito.
Notiamo un utilizzo individuale e spesso nascosto, con vantaggi concreti che non vengono condivisi né valorizzati a livello collettivo. Manca una regia aziendale capace di guidare l'AI nel riorganizzare flussi e operatività. Se non si interviene, l'AI resterà soltanto un trucchetto personale per risparmiare tempo, perdendo la possibilità di diventare una leva strategica per la competitività, il servizio al cliente e la qualità delle decisioni.

Trasformare l'iniziativa dei singoli in un vantaggio per tutta l'azienda è un passaggio delicato. Se vuoi capire da dove partire nella tua realtà, parliamone.

Mancano pochissimi giorni al 2 agosto 2026, data in cui gli obblighi di trasparenza previsti dall'Articolo 50 dell'AI Ac...
31/07/2026

Mancano pochissimi giorni al 2 agosto 2026, data in cui gli obblighi di trasparenza previsti dall'Articolo 50 dell'AI Act (Regolamento UE 2024/1689) diventeranno pienamente operativi.
Se nella tua azienda utilizzi l'intelligenza artificiale, questo appuntamento riguarda da vicino la tua operatività.
Molti imprenditori e responsabili aziendali pensano ancora che le nuove norme siano rivolte soltanto ai colossi tecnologici.

La realtà è diversa: la legge si applica a chiunque impieghi questi sistemi nell'ambito della propria attività professionale, inclusi e-commerce, studi professionali, agenzie di marketing e piccole e medie imprese.

Per evitare errori dell'ultimo minuto, facciamo chiarezza sui dubbi più diffusi legati all'Articolo 50.

Se utilizzi strumenti come ChatGPT, Gemini o Microsoft Copilot per preparare gli articoli del tuo blog, devi dichiararlo sempre? La risposta è no. Se il testo generato viene sottoposto a una revisione umana significativa, verificato nelle fonti e approvato da un professionista che ne assume la responsabilità editoriale, l'obbligo di dichiarazione non scatta automaticamente.

Al contrario, se sul sito aziendale è attivo un chatbot per il servizio clienti, l'utente deve essere informato fin dal primo istante che sta comunicando con un software e non con una persona reale.

La normativa vieta di creare o modificare immagini e video con l'intelligenza artificiale?
Assolutamente no. L'AI Act non intende frenare la creatività o l'innovazione, ma richiede trasparenza quando vengono pubblicati contenuti sintetici, deepfake o materiali capaci di trarre in inganno il pubblico su temi di interesse generale. Un semplice fotoritocco assistito dall'IA non comporta un obbligo, ma un contenuto che può essere scambiato per una registrazione autentica va segnalato in modo chiaro.

È sufficiente inserire un richiamo generico nelle condizioni d'uso del sito web?
La risposta è negativa. Un'informativa nascosta in fondo alla pagina o scritta con formule giuridiche incomprensibili non soddisfa i requisiti della legge. L'avviso deve essere visibile, tempestivo e formulato in un linguaggio semplice ed efficace.

La responsabilità della conformità è ripartita tra il provider, cioè chi sviluppa il software, e il deployer, ossia l'azienda che lo utilizza.
Verificare gli strumenti in uso e definire brevi linee guida interne è il modo migliore per trasformare un obbligo normativo in un fattore di fiducia e trasparenza verso i propri clienti.

Un prompt AI può essere protetto? La risposta dipende dal lavoro umanoUsare l’intelligenza artificiale per creare un tes...
29/07/2026

Un prompt AI può essere protetto? La risposta dipende dal lavoro umano

Usare l’intelligenza artificiale per creare un testo, un’immagine o un contenuto audiovisivo non basta, da solo, a far perdere protezione a un’opera. Allo stesso tempo, però, non basta scrivere un prompt lungo o molto dettagliato per trasformare automaticamente il risultato in un’opera dell’ingegno. Il punto è capire se dietro quel comando dato alla macchina ci sia davvero una scelta creativa umana, cioè un contributo che possa essere riconosciuto, ricostruito e attribuito a una persona.

È qui che entra in gioco il diritto d’autore. La legge 132/2025 ha modificato l’articolo 1 della legge 633/1941 e ha chiarito che possono essere protette anche le opere "create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore". In sostanza, l’AI può aiutare l’autore, ma non può sostituirlo: per avere tutela deve esserci un contributo creativo umano.

C'è una domanda che continua a ronzarmi in testa:come faranno le nostre imprese ad affrontare la rivoluzione organizzati...
22/07/2026

C'è una domanda che continua a ronzarmi in testa:
come faranno le nostre imprese ad affrontare la rivoluzione organizzativa imposta dall'AI?

Dopo oltre tre anni trascorsi sul campo a visitare decine di PMI nel Triveneto, i miei dubbi sono profondi. Ho la netta sensazione che il salto mentale richiesto sia ancora fuori portata per il nostro tessuto produttivo. Il ciclo è quasi sempre lo stesso, fatto di un'iniziale fiammata di curiosità verso il nuovo strumento, seguita da un rapido abbandono per tornare alle comode e rassicuranti abitudini del passato.

Le piccole imprese sono proprio quelle che avrebbero più da guadagnare da una corretta adozione dell'AI, colmando finalmente un gap competitivo che si trascina da ormai 25 anni.

Nonostante questo enorme potenziale, la distanza dalla realtà tecnologica odierna resta spiazzante. Manca una reale comprensione del cambiamento, e mancano manager pronti ad assumersi la responsabilità prima ancora di definire gli obiettivi strategici. L'AI non agisce come gli altri strumenti, perché si comporta come un amplificatore del sistema in cui viene inserita.

Se l'architettura decisionale di partenza è solida, l'AI moltiplica il valore; se invece è disordinata, ne amplifica la confusione.

Il problema centrale non riguarda mai la tecnologia, e non è neppure una questione di dimensioni aziendali. Si tratta di maturità nel guidare l'evoluzione. Molte PMI oggi vogliono lavorare per obiettivi, ridefinire i ruoli e basarsi sui dati, ma scelgono di farlo senza aver prima gettato le basi strutturali per sostenere una simile trasformazione.

L'AI non è una soluzione magica, ma un acceleratore del modo in cui l'azienda è già governata.

Se chi gestisce non sa delegare, non traduce la strategia in comportamenti osservabili e non tollera l'errore come fase di apprendimento, l'innovazione non scalfirà mai la superficie. Il cambiamento che cerchiamo non parte dai software, ma inizia sempre dalla testa di chi decide.

Ho voluto aspettare qualche giorno dal debutto ufficiale del 30 giugno scorso per testarlo a fondo e analizzare i feedba...
15/07/2026

Ho voluto aspettare qualche giorno dal debutto ufficiale del 30 giugno scorso per testarlo a fondo e analizzare i feedback della community.
Sebbene i benchmark lo incoronino come il modello definitivo, la prova su strada descrive un'esperienza frustrante, caratterizzata da rifiuti sistematici e da una strana tendenza a fare la morale agli utenti.

Immaginate di chiedere un controllo di routine tra ordini d'acquisto e fatture e ricevere in cambio un'accusa di frode fiscale.

È esattamente ciò che sta accadendo a molti professionisti. Su Reddit si rincorrono segnalazioni di risposte del tutto incoerenti e di consigli decisamente fuori contesto, come il suggerimento di prendersi una pausa e andare a dormire. Il problema centrale risiede nelle istruzioni di sistema che Anthropic ha inserito nel modello per evitare l'adulazione cieca, spingendolo a cercare il disaccordo a tutti i costi pur di dimostrare indipendenza.

Il rifiuto sistematico è diventato il nuovo standard operativo.
Per non apparire sottomesso, Sonnet 5 entra in un ciclo infinito di obiezioni e correzioni non richieste, trasformando una sessione di lavoro in un dibattito estenuante.

A peggiorare le cose c'è il forte sospetto che il sistema utilizzi sotto-agenti multipli meno efficienti per elaborare le richieste, il che si traduce in un consumo di token notevolmente superiore a fronte di una qualità dell'output palesemente degradata.

Cala l'efficienza, aumentano i costi, si perde il filo del discorso dopo appena tre prompt.

La lotta di Anthropic contro l'adulazione delle intelligenze artificiali era una promessa nobile, ma lo sviluppo di Sonnet 5 dimostra quanto sia sottile il confine tra spirito critico e diffidenza ostile.

Un assistente virtuale non dovrebbe mai oscillare tra il dare sempre ragione e il sospettare costantemente del proprio utente, ma dovrebbe semplicemente saper interpretare il contesto.
Una lezione di design tecnologico che, per il momento, richiede ancora molto lavoro.

Oggi la mia collega Linda Raley, con cui mi confronto spesso sul tema dell’innovazione tecnologica, mi ha segnalato una ...
10/07/2026

Oggi la mia collega Linda Raley, con cui mi confronto spesso sul tema dell’innovazione tecnologica, mi ha segnalato una novità importante:
è finalmente online il video realizzato da ENAC Veneto dal titolo “Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro: sfide e opportunità”.

Il filmato racconta le tante iniziative organizzate per accompagnare le PMI, i professionisti e il pubblico alla scoperta dell’Intelligenza Artificiale, mostrando come approcciare questa tecnologia in modo pratico e strategico.

🎥 Potete guardarlo su YouTube a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=zVyWXjBgXaw

⚠️ Piccolo "avviso ai naviganti": intorno al minuto 4 faccio una breve comparsa anch'io... spero che la vista del mio faccione non vi lasci troppo sconvolti! 😄

Scherzi a parte, anche se sono passati ormai più di tre anni dal debutto dell'intelligenza artificiale generativa, questo tema si conferma cruciale e di estrema attualità. Capire come governare questo strumento è oggi fondamentale per il futuro e la competitività delle nostre PMI.
Voi come state affrontando questa transizione nelle vostre realtà?

Indirizzo

Via L. Boschieri 16/D
Crocetta Del Montello
31035

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 12:00

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