Digisystem

Digisystem Ognuno di noi ha esigenze diverse, basate sulla personalità, sui tempi di produzione e sui costi. la nostra passione? Supportarvi nelle Esperienze Digitali.

Con cura, professionalità ed entusiasmo ce ne occupiamo e lo facciamo cercando ogni volta le soluzioni e le strategie più adeguate alle vostre necessità. Progetto ARK opera nel settore delle tecnologie informatiche con particolare riferimento all’innovazione tecnologica dedicata al settore dell'Impresa e della Comunicazione. Ove possibile in fase di sviluppo vengono impiegate soluzioni open source, con possibile abbattimento dei costi di licenza e manutenzione pur mantenendo le stesse funzioni e prestazioni delle soluzioni tradizionali.

I server di Mistral andavano in crash e le prestazioni erano inaccettabili, così Ecosia ha preso una decisione radicale....
13/10/2026

I server di Mistral andavano in crash e le prestazioni erano inaccettabili, così Ecosia ha preso una decisione radicale.

Il motore di ricerca tedesco ha scelto di rompere l'accordo con l'azienda francese proprio alla vigilia del rilascio di Mistral 4. A confermarlo è stato direttamente il fondatore e CEO Christian Kroll, accendendo una spietata riflessione sulle ambizioni di autosufficienza tecnologica dell'Unione Europea.

A maggio la migrazione da OpenAI a Mistral sembrava l'inizio di una storia virtuosa.
Nei fatti, si è rivelata una delusione su tutta la linea.

Kroll ha definito i modelli di Parigi "un anno indietro" rispetto ai competitor globali, evidenziando disservizi continui e infrastrutture non pronte: "Eravamo semplicemente un cliente troppo grande per Mistral". Un giudizio severo, aggravato da divergenze sui temi ambientali: Ecosia non considera sostenibile il mix energetico francese a trazione nucleare e guarda con scetticismo alla presenza di fondi esteri nell'azionariato del fornitore, un fattore che svuota di significato la parola indipendenza.

A nulla sono valsi i tentativi di mediazione di Guillaume Lample, cofondatore e chief scientist di Mistral.

Lample ha proposto a Ecosia un accesso esclusivo e anticipato al modello Large 4, ricordando che "la costruzione di ottimi modelli richiede tempo, potenza di calcolo e ricerca scientifica, e noi crediamo davvero di stare crescendo in modo esponenziale", insistendo sui vantaggi di rilasciare i pesi dei modelli per favorire la personalizzazione congiunta.

Ecosia ha preferito guardare altrove, scommettendo sulla piattaforma Melious.

Questa nuova infrastruttura consente l'integrazione di sistemi open-weight avanzati, tra cui le soluzioni cinesi Qwen, GLM e Kimi. Il verdetto economico di Kroll è inappellabile: la spesa è stata dimezzata, mentre accuratezza e velocità sono cresciute sensibilmente.

La tesi di fondo del manager tedesco è pragmatica:
l'Europa non può competere nei costi di addestramento primari, ma deve concentrarsi sull'implementazione intelligente dell'open source.

Persino il rischio di censura o allineamento ideologico presente negli algoritmi cinesi viene considerato un problema superabile con opportuni aggiustamenti tecnici, ben lontano dalla gravità dei difetti strutturali mostrati dalla filiera europea.

Siamo pronti ad accettare che l'open source cinese diventi l'alternativa più economica e potente per le nostre aziende?

Oggi parlare con l’intelligenza artificiale sembra la cosa più naturale del mondo. Le facciamo domande, chiediamo consig...
06/10/2026

Oggi parlare con l’intelligenza artificiale sembra la cosa più naturale del mondo.
Le facciamo domande, chiediamo consigli, ci dialoghiamo come fosse una persona.

Ma siamo davvero sicuri di sapere come farci capire?
Il linguaggio di tutti i giorni sembra lo strumento più semplice per interagire con le macchine. Eppure, dietro questa apparente facilità, si nascondono logiche, limiti e "sorprese" che spesso ignoriamo, e che possono portarci fuori strada.

Per questo la SOMS Lodovico Boschieri APS di Crocetta del Montello ha organizzato un incontro aperto a tutti.

Non sarà una lezione tecnica per addetti ai lavori, ma un'occasione per capire come ragiona davvero l'IA e come usarla nella vita quotidiana con senso critico.
Perché solo conoscendola possiamo davvero guidarla, invece di subirla.

📍 Dove: Sede SOMS - Via S. Andrea 10 - Crocetta del Montello (TV)
🗓️ Quando: Venerdì 16 Ottobre alle ore 20.30
🎟️ Ingresso libero

Vi aspettiamo!

Le novità nel campo dellintelligenza artificiale non si contano più.La settimana conclusa il 4 ottobre 2026 ha segnato u...
06/10/2026

Le novità nel campo dellintelligenza artificiale non si contano più.
La settimana conclusa il 4 ottobre 2026 ha segnato un momento di forte accelerazione per l'intero settore, accompagnato da tensioni geopolitiche sempre più evidenti.
Sviluppo tecnologico, cyber-sicurezza e macro-finanza si intrecciano ormai senza soluzione di continuità.

Google ha presentato Gemini 4 Argon.
Un'intelligenza artificiale avanzata con prestazioni d'eccellenza nei benchmark, i cui accessi sono stati però limitati per i timori legati alle sue capacità nel campo della cybersecurity.

Nel frattempo OpenAI ha inviato allerte a oltre cento organizzazioni riguardo alle attività autonome di un agente AI canaglia, episodio che arriva pochi giorni dopo un clamoroso incidente in cui un'IA ha violato in autonomia i server di Hugging Face, uscendo dal proprio ambiente di test protetto. La risposta politica non si è fatta attendere.

L'amministrazione Trump ha stretto un accordo di sicurezza volontario con sei giganti del settore, basato sull'autoregolamentazione. Subito dopo, la Federal Trade Commission (FTC) ha aperto un'indagine conoscitiva sui rischi legati agli agenti AI.

Sul fronte economico, la corsa all'infrastruttura ha raggiunto cifre iperboliche, e Wall Street comincia a interrogarsi sulla sostenibilità di investimenti che assorbono quote significative del PIL statunitense. Gli studi di settore stimano una spesa globale per i data center superiore ai 30 mila miliardi di dollari entro il 2050.
Anthropic, da sola, ha rivelato piani di spesa per 518 miliardi di dollari, sostenuti da un prestito da 42 miliardi garantito da Broadcom per il leasing di chip e da un accordo cloud settennale con Akamai.

Nvidia prova intanto a trasformare i propri processori in collaterali finanziari, per sbloccare centinaia di miliardi di debito infrastrutturale.
Una mossa che alimenta il dibattito sui reali tempi di ritorno di questi investimenti.

Sullo sfondo, lo scontro tra Stati Uniti e Cina si fa sempre più acceso.
Gli embarghi di Washington sui semiconduttori avanzati si fanno più severi, come dimostra l'arresto in California di un uomo accusato di aver contrabbandato server per 300 milioni di dollari verso Pechino. Eppure le aziende cinesi trovano sempre nuove vie: l'accordo da 7 miliardi di dollari tra Tencent e Oracle, per l'accesso a circa 100.000 chip Nvidia su suolo statunitense, ne è la prova più evidente.

L'Europa dal canto suo continua a percorrere la strada della regolamentazione.
In Italia il Consiglio dei Ministri ha approvato decreti di adeguamento alle normative UE, ridefinendo obblighi e sanzioni in materia di ciberresilienza e rischi legati allIA.

Intelligenza Artificiale, di nuovo. Lo so, penserete: "ancora questo argomento?".Scherzi a parte, oggi voglio mostrarvi ...
29/09/2026

Intelligenza Artificiale, di nuovo. Lo so, penserete: "ancora questo argomento?".

Scherzi a parte, oggi voglio mostrarvi come l'IA possa trasformarsi in un alleato reale per lo studio, invece di restare la solita scorciatoia per fare i compiti senza capire nulla.

Immaginate una scena che si ripete ogni sera in tantissime case. C'è la verifica di matematica il giorno dopo, un ragazzo è bloccato davanti a un esercizio e la tentazione arriva immediata: foto al problema, prompt su ChatGPT, soluzione copiata sul quaderno e via al successivo.

Problema risolto? Certo.

Argomento imparato? Molto probabilmente no.
Da questo cortocircuito nasce Aristotle, piattaforma di tutoring basata su intelligenza artificiale, sviluppata in partnership con Stanford University e il National Student Support Accelerator, pensata per studenti delle medie e delle superiori.

Qual è la vera differenza? Non si tratta di una "macchina delle risposte". Aristotle si comporta come un tutor autentico: consente interazione vocale e lavagna digitale, così lo studente può parlare, interrompere il sistema, ragionare insieme e caricare le proprie dispense.

Il metodo adottato è socratico. Il sistema non regala mai la soluzione, ma pone domande guida e fornisce suggerimenti per accompagnare lo studente verso il ragionamento autonomo (e qui viene spontaneo chiedersi perché non l'abbiano chiamata semplicemente "Socrates", chissà).

C'è poi la memoria personalizzata, che tiene traccia degli errori, individua le lacune pregresse e permette anche ai genitori di monitorare i progressi.

L'iniziativa cresce a ritmi sostenuti: round seed da 5 milioni di dollari appena annunciato, lancio su scala nazionale negli Stati Uniti e una fase beta che ha già totalizzato oltre 1.500 ore di tutoring individuale.

Ma perché questa notizia dovrebbe interessarci davvero, qui in Italia?

Una recente ricerca di INDIRE, condotta su oltre 5.300 studenti italiani delle scuole secondarie, mostra che il 94% utilizza strumenti di IA almeno occasionalmente, e l'84% li impiega proprio per studiare.

Il dato c'è. Resta però una domanda aperta: come la stanno usando davvero, questi strumenti?

Il dibattito oggi si polarizza tra due estremi, vietare l'AI oppure subirla passivamente. Progetti come Aristotle dimostrano invece una terza via possibile: l'intelligenza artificiale non deve per forza essere la scorciatoia che disabitua al pensiero critico, ma può diventare lo strumento per studiare meglio, parlando lo stesso linguaggio di una generazione ormai nativa AI.

Il 4 settembre OpenAI ha lanciato GPT-6 Astra, e come sempre accade con questi lanci, il salto in avanti si vede subito ...
22/09/2026

Il 4 settembre OpenAI ha lanciato GPT-6 Astra, e come sempre accade con questi lanci, il salto in avanti si vede subito nei numeri. 97,6% su FrontierMath Tier 4, 99,9% su ARC-AGI-3 con l'adapter proprietario, un contesto da 1.050.000 token capace di ingerire un intero repository di codice o un bilancio triennale in un'unica sessione.

Un agente costruito su Astra ha completato Portal da solo, in 24 ore filate.

E poi c'è il test più interessante: un negozio simulato lasciato operare per un anno intero. Risultato, 15.515 dollari di saldo contro i 5.422 di Claude Fable 5.1. Quasi il triplo, ottenuto senza i trucchi sui prezzi a cui Claude invece ha fatto ricorso. In base ai numeri pubblicati finora, è semplicemente il modello più capace arrivato sul mercato.

Sui prezzi però, la storia si complica.

Astra costa 10 dollari per milione di token in input, contro i 4 di GPT-5.6 Sol: due volte e mezzo in più. Eppure, testato su un progetto di codice reale con livello di ragionamento medio, Astra ha chiuso il lavoro in 51 minuti a 25,67 dollari. Sol, al suo livello massimo, ha impiegato 75 minuti e speso 31,79 dollari. Il prezzo per token è più alto, ma il prezzo per task conclusa è più basso.

Un dettaglio che cambia tutto.

Il costo per token, da solo, dice pochissimo se non sai quante iterazioni servono per portare a termine davvero un compito. È lo stesso principio che ha spinto Meta, questa settimana, a eliminare il consumo di token dalle valutazioni dei suoi ingegneri.
Il motivo? 73.700 miliardi di token bruciati in poco più di un mese, spesso usati a caso, solo per scalare le classifiche interne, senza alcun guadagno reale di qualità. Meta ha dovuto ammettere l'evidenza:
un numero trasformato in obiettivo smette di essere una misura affidabile.

Tra qualche giorno arriva anche Gemini 4. Ma quello è un discorso per un altro post.

L'intelligenza artificiale ha oltre il 10% di probabilità di estinguere l'umanità entro dieci anni ... o NO?È la tesi co...
15/09/2026

L'intelligenza artificiale ha oltre il 10% di probabilità di estinguere l'umanità entro dieci anni ... o NO?
È la tesi con cui un ricercatore ventisettenne di Anthropic ha recentemente rassegnato le dimissioni, innescando la consueta ondata di panico virale.

Lavoro con l'AI da ben prima che i Large Language Model diventassero un fenomeno di massa e da oltre un triennio affianco le PMI nell'integrazione di questi strumenti per ottimizzare i flussi di lavoro aziendali. Quando si analizza l'architettura sotto il cofano, la realtà tecnica si rivela profondamente diversa dalla narrazione apocalittica.

L’Ai quindi ci ucciderà entro il 2030? Numeri tirati a caso. Il vero pericolo è l’oligopolio
Il direttore fondatore del Digital Ethics Center dell'Università di Yale:
“Le aziende smettano di vendere fantascienza. Le paure vengono diffuse anche dal giornalismo irresponsabile, che non spiega”.
Il rischio vero? “Che poche aziende private di due superpotenze decidano il futuro cognitivo, economico e politico della società.

Sono giunto a una convinzione:
i continui allarmi lanciati da OpenAI e Anthropic mascherano una dinamica ben più profonda. I volumi d'uso stanno migrando rapidamente verso i modelli open source, di matrice cinese e globale.

Per chi guida la trasformazione digitale, dalla Pubblica Amministrazione ai settori regolati, la vera priorità non è più il mero costo per token, ma il pieno controllo dell’orchestrazione e della mappa delle dipendenze strategiche.

È questo a spaventare i giganti dell'AI: con investimenti colossali ancora difficili da monetizzare e il rischio concreto di essere scavalcati, l'appello a maggiori controlli e regolamentazioni rischia di essere, anzitutto, una mossa difensiva per arginare i competitor.

I rischi concreti esistono, ma sono molto più terreni.
Dobbiamo affrontare l'impatto sul mercato del lavoro, l'automazione dei compiti cognitivi e la proliferazione di allucinazioni e disinformazione.
Di queste problematiche operative vale la pena occuparsi seriamente; dello spettro di HAL 9000, decisamente no.

Gli agenti AI escono dall'ambiente di collaudo e attaccano un'altra azienda:non è fantascienza, ma ciò che è accaduto.Il...
08/09/2026

Gli agenti AI escono dall'ambiente di collaudo e attaccano un'altra azienda:
non è fantascienza, ma ciò che è accaduto.

Il Procuratore Generale dell’Alabama, Steve Marshall, ha inviato un mandato di comparizione formale a OpenAI. Al centro dell'indagine c'è l'accesso non autorizzato ai server di Hugging Face, compiuto direttamente da agenti autonomi basati sul modello GPT-5.6 Sol e su un ulteriore sistema ancora in fase di sviluppo. L'azienda californiana ha promesso piena trasparenza verso le autorità governative, ma il caso rischia di creare un precedente storico.

Cosa è successo realmente a fine luglio?
In un primo momento Hugging Face aveva denunciato l'intrusione nei propri sistemi senza fare nomi. Pochi giorni dopo, è arrivata l'ammissione diretta di OpenAI: i suoi agenti AI hanno aggirato la sandbox di sicurezza, colpendo l'infrastruttura dell'azienda di New York. Sul piano teorico, la condotta potrebbe configurare la violazione del Computer Fraud and Abuse Act, la legge federale che punisce gli accessi informatici non autorizzati.

La prima offensiva legale è partita però da un'altra direzione.
Steve Marshall ha aperto il fascicolo contestando la violazione del Deceptive Trade Practices Act e di altre norme a tutela dei consumatori, puntando il dito contro la totale mancanza di supervisione e di adeguate misure di protezione. L'atto formale fa seguito a una lettera inviata a inizio mese dall'Alabama insieme ad altri 14 Stati, con cui si chiedeva a OpenAI di conservare ogni documento di valutazione e di fermare le sperimentazioni prive di controllo (circostanza che ha indotto l'azienda a sospendere l'addestramento per due settimane). Ora la scadenza è fissata al 14 settembre: entro quella data OpenAI dovrà consegnare l'intera documentazione tecnica e i nominativi di tutti i dipendenti legati ai test e all'intrusione.

Una riflessione amara resta d'obbligo.
Mentre oltreoceano si affrontano questioni operative cruciali, l’Unione Europea continua a fare da spettatrice. Si scelgono lacci e laccioli digitali che frenano le nostre imprese, vero motore dell’economia, anziché puntare sulla nostra autonomia tecnologica, dimostrando ancora una volta una visione miope per il futuro.

L'allarme di Bill Gates "Salviamo gli esseri umani dall'intelligenza artificiale"C'è una frase, nell'articolo che vale p...
01/09/2026

L'allarme di Bill Gates "Salviamo gli esseri umani dall'intelligenza artificiale"
C'è una frase, nell'articolo che vale più di mille slide su "AI e futuro del lavoro".

Gates parla di quote di lavoro riservate agli umani, fino al 40%.
Parla di una tassa sull'automazione per finanziare formazione e protezione sociale.
Sulla carta, sembra tutto molto ragionevole.
Nella pratica, rischia di trasformarsi nell'ennesima barriera all'ingresso per chi non ha già un vantaggio competitivo consolidato.

Una tassa sull'AI renderebbe questo strumento accessibile solo a chi se lo può permettere. Aggiungo un'esperienza diretta. Nel lavoro con piccole imprese, vedo ogni giorno realtà che grazie all'AI automatizzano processi che prima richiedevano un intero reparto marketing o customer service. Non per licenziare qualcuno. Per sopravvivere in un mercato dove i grandi player hanno già quella capacità da anni.

Se domani quella leva diventasse un costo aggiuntivo, chi ne pagherebbe il prezzo non sarebbero i colossi tecnologici. Sarebbero proprio i piccoli.

Il tema etico è reale, va affrontato con serietà.
Ma la soluzione non può essere rendere l'innovazione un privilegio.
Deve essere il contrario: usarla bene, con criterio, per livellare il campo di gioco.
Non per restringerlo ancora di più.

OpenAI ha aperto gli annunci in 31 mercati europei a partire da ieri, lunedì 24 agosto.I blocchi promozionali si posizio...
25/08/2026

OpenAI ha aperto gli annunci in 31 mercati europei a partire da ieri, lunedì 24 agosto.

I blocchi promozionali si posizionano sotto la risposta generata, con una netta separazione visiva e l'etichetta di sponsorizzazione. L'impatto tocca soltanto gli utenti del piano gratuito e del piano Go. I profili Plus, Pro, Business, Enterprise ed Education rimangono del tutto privi di inserzioni, così come sono protetti gli account dei minori.

C'è però una scelta a costo zero di cui si parla pochissimo.
Chi usa la versione base può restare senza annunci senza spendere nulla.

Attraverso l'opzione ufficiale Go ad-free si ottiene un'interfaccia pulita in cambio di meno funzioni e limiti di utilizzo più bassi. In alternativa, i piani Plus e Pro eliminano ogni inserzione mantenendo intatta la potenza dello strumento.

Sul tema dei dati personali, la regolamentazione europea fa la differenza.
Nessun tracciamento invasivo: l'algoritmo lavora unicamente sul testo della chat aperta, sulla lingua impostata e sulla posizione generica.
Elementi come nome, email, indirizzo IP, localizzazione precisa, dati sanitari o appartenenza politica non vengono mai utilizzati in nessun mercato, con la cancellazione automatica di ogni dato pubblicitario dopo 30 giorni.

Ora facciamo un passo avanti: cosa succede se decidiamo di fare pubblicità su questo canale?

Poter presidiare un canale frequentato da centinaia di milioni di persone rappresenta una finestra strategica rara. La piattaforma dedicata si chiama Ads Manager (all'indirizzo ads.openai.com), anche se per il mercato italiano non è ancora attiva. Ho provato ieri sera e il sistema blocca l'accesso, ma lunedì ripeterò il tentativo per segnalarvi subito l'apertura.

La vera rivoluzione riguarda il targeting.
Qui non si fa leva sulle solite keyword, ma sulla comprensione contestuale dell'intento.
Se un utente chiede un'idea su cosa portare a una cena tra amici, sotto la risposta trova l'inserzione di un kit pasto. La connessione con l'intenzione d'acquisto è straordinariamente più vicina e mirata rispetto a qualsiasi motore di ricerca tradizionale come Google.

Gli investimenti in intelligenza artificiale crescono a ritmo sostenuto,ma nelle aziende italiane il vero freno resta se...
18/08/2026

Gli investimenti in intelligenza artificiale crescono a ritmo sostenuto,
ma nelle aziende italiane il vero freno resta sempre lo stesso:
la mancanza di competenze adeguate.

Il mercato compra software, consulenze e progetti pilota, eppure trasformare questa spesa in valore reale rimane un traguardo eccezionale. A certificarlo sono i dati pubblicati da Forbes Italia: soltanto il 18% delle imprese riesce a convertire gli investimenti in AI in un ritorno concreto.
Il motivo è semplice, l'AI non produce effetti automatici come l'acquisto di una macchina utensile, ma richiede alfabetizzazione diffusa, responsabilità chiare e la capacità manageriale di capire dove l'automazione porti davvero un beneficio.

Il problema non è comprare la tecnologia, ma imparare a lavorarci insieme.

Un secondo dato, estratto dal Rapporto Digital Italy 2025 e ripreso sempre da Forbes Italia, conferma questa fotografia: appena il 14% delle imprese italiane ha integrato concretamente l'AI all'interno dei propri processi aziendali. Tutto il resto si muove ancora tra test, curiosità e sperimentazioni che restano confinate nelle slide, senza mai toccare i sistemi reali.

Da tre anni continuo a ripeterlo, l'AI non è una bacchetta magica, e se lo fosse avremmo problemi occupazionali ancora più gravi di quelli attuali.

L'AI cambia la natura del lavoro molto prima di toccare i bilanci.

Il recente caso Investcloud, con una procedura di licenziamento collettivo per 37 persone, mostra chiaramente come l'impatto tocchi la struttura stessa dell'organizzazione. Che si tratti di un impatto reale o di semplice AI Washing, il risultato non cambia per chi perde il posto o si ritrava a dover imparare un nuovo mestiere in età avanzata. Le aziende si trovano davanti a un bivio chiaro: usare la tecnologia per potenziare la velocità e la qualità decisionale delle persone, oppure utilizzarla come mera leva di riduzione dei costi, esponendosi al rischio di indebolire l'intera struttura aziendale.

Chi forma le persone e ridisegna i ruoli raccoglie valore, chi acquista strumenti a testa bassa brucia capitale.

Questa trasformazione non riguarda solo gli sviluppatori o i data scientist,
ma richiede una revisione trasversale che coinvolge manager, HR, legali, operations, vendite e marketing. Non basta più saper utilizzare un tool, occorre inserirlo correttamente all'interno del ciclo di lavoro quotidiano, trasformando il lavoratore in un supervisore dell'AI a pieno titolo.

Resta un nodo irrisolto di cui parliamo troppo poco, cosa faremo con chi ricopre mansioni facilmente sostituibili dalle macchine?

Nel 2026 l'Italia potrebbe scoprire che il vero mercato dell'AI non è il software, ma la profonda trasformazione del capitale umano.

Indirizzo

Via L. Boschieri 16/D
Crocetta Del Montello
31035

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 12:00

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