26/05/2026
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Ci sono mestieri che stanno sparendo lentamente.
Mestieri silenziosi, fatti di mani, tempo e pazienza. Mestieri che fino a qualche anno fa erano parte della quotidianità e che oggi si incontrano sempre meno.
Qualche giorno fa ho pensato che mi sarebbe piaciuto progettare l’identità visiva per un calzolaio. Poi ho pensato a mio nonno Mario. E subito dopo a mio nonno Isidoro.
Uno faceva il calzolaio.
L’altro impagliava sedie.
Due lavori quasi scomparsi, ma soprattutto due persone molto diverse tra loro, che porto ancora dentro attraverso ricordi, sensazioni, colori e piccoli dettagli.
Così ho deciso di trasformare tutto questo in un progetto personale: creare per ciascuno una piccola immagine coordinata, cercando di tradurre il loro carattere in forme, colori e tipografia.
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Oggi partiamo con nonno Isidoro, per gli amici Doro.
Ricordo nonno Isidoro come un uomo silenzioso, a tratti spigoloso.
Severo ma con un dolce sorriso e storie da raccontare.
Era una presenza che trasmetteva ordine.
Forse sarà perché non l’ho vissuto molto, ma il ricordo che ho di lui è fatto più di sensazioni che di momenti precisi. Quando penso a lui penso subito a forme squadrate, linee nette, qualcosa con più spigoli.
Impagliava sedie, un lavoro fatto di intrecci, precisione e ripetizione.
Faceva il cestaio e anche il contadino, il suo era un vero e proprio lavoratorio.
Il colore che gli associo è il verde.
Un verde legato ai ricordi delle feste in Brenta, alla casa di via Santa Lucia immersa nel verde, a un’atmosfera che ancora oggi collego a lui.
Con questo progetto sto cercando di trasformare anche questi ricordi in linguaggio visivo: forme, texture, colori e tipografia che possano raccontare una persona prima ancora del suo mestiere.
E voi?
C’è un parente, un vecchio mestiere o un ricordo di famiglia che associate subito a un colore, una forma o un’atmosfera?