IK6TJT Ham Station

IK6TJT Ham Station IK6TJT Amateur Radio Station
Op. Luca
Loc. JN72BM
Freq. Monitor: 145.500 e RU2 per gli appassionati delle radiocomunicazioni

10/03/2026
Oggi 13 febbraio Giornata mondiale della Radio
13/02/2026

Oggi 13 febbraio Giornata mondiale della Radio

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09/02/2026

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𝐋𝐨𝐑𝐚: 𝐢𝐥 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞

Ultimamente si sente parlare sempre più spesso di una tecnologia chiamata LoRa. Questo acronimo compare accanto a parole come “sensori”, “smart city”, “Internet of Things”, “reti a lungo raggio”. Ma cos’è davvero LoRa? E soprattutto: come funziona e perché può essere importante oggi?

LoRa è una tecnologia radio progettata per uno scopo molto preciso: permettere a piccoli dispositivi elettronici di trasmettere pochissime informazioni su distanze molto grandi, consumando pochissima energia. Non nasce per sostituire reti Wi-Fi, 4G o 5G e non è pensata per navigare in Internet, guardare video o scambiare messaggi continui. È una tecnologia che privilegia la resistenza e la continuità nel tempo, non la velocità. L’idea alla base è semplice ma potente: invece di trasmettere molti dati frequentemente, trasmettere pochi dati ogni tanto, ma farlo in modo estremamente affidabile. Questo approccio consente a sensori e dispositivi alimentati a batteria di funzionare per anni senza manutenzione, anche in luoghi dove le reti tradizionali non arrivano o sarebbero troppo costose da gestire.

Un dispositivo connesso alla rete LoRa, in pratica, può essere un sensore di temperatura, un contatore, un rilevatore ambientale o un hardware di tracciamento lento: tutti casi in cui non serve “parlare molto”, ma serve che il messaggio arrivi lontano e che il dispositivo resti operativo il più a lungo possibile. Dal punto di vista tecnico con il termine LoRa si indica l'infrastruttura di trasmissione radio: il modo in cui il segnale viene trasmesso nell’etere. LoRa utilizza una tecnica di modulazione progettata per essere particolarmente robusta contro rumore e interferenze, anche a grande distanza. Il risultato è una comunicazione lenta ma estremamente resistente, capace di coprire chilometri in ambiente urbano e distanze ancora maggiori in zone aperte.

Per rendere questa tecnologia utilizzabile su larga scala entra in gioco un'architettura di rete chiamata LoRaWAN che possiamo definire come l’insieme di regole che definiscono modo e modalità con cui i diversi dispositivi (sensori) comunicano con la rete; ed è qui che, spesso, nascono le confusioni. Un punto fondamentale da chiarire è che i dispositivi LoRa non comunicano tra loro e non fanno da ponte gli uni per gli altri: la rete non è una rete “a maglia”. Ogni dispositivo trasmette il proprio messaggio; uno o più punti di raccolta, chiamati gateway, lo ricevono e lo inoltrano a un sistema centrale che gestisce la rete e le applicazioni. Tutta l’intelligenza è concentrata “in alto”, nei server, mentre i dispositivi sul campo restano semplici, economici e a bassissimo consumo. È proprio questa architettura che permette di avere grande copertura, lunga durata delle batterie e una gestione centralizzata della sicurezza.

Anche se tecnicamente LoRa può trasmettere brevi messaggi testuali, non è una tecnologia pensata per conversazioni. Le frequenze radio utilizzate, soprattutto in Europa, sono soggette a limiti precisi su potenza e tempi di trasmissione, il che rende LoRa adatta a segnalazioni, stati, allarmi ed eventi, ma non a uno scambio continuo di messaggi tra persone. È una tecnologia da “evento”, non da dialogo.

Sul fronte della sicurezza, LoRaWAN è attualmente progettata per contesti professionali e industriali: i messaggi sono cifrati e la rete è in grado di verificare che solo dispositivi autorizzati possano accedere. Questo non significa che la comunicazione sia invisibile, ma che il contenuto dei dati è protetto e che l’infrastruttura può distinguere i nodi legittimi da quelli non autorizzati: un aspetto, questo, fondamentale quando si parla di reti distribuite su territori molto ampi.

Volgendo uno sguardo al futuro, gli sviluppi più interessanti non puntano a rendere LoRa più veloce ma a renderla più efficiente e scalabile consentendo a un numero sempre maggiore di dispositivi di condividere la stessa rete senza congestionarla; più robusta in scenari difficili, estendendo la copertura in aree con ostacoli o lontane dalle infrastrutture; capace di fornire una geolocalizzazione approssimata senza ricorrere al GPS, sfruttando la ricezione dello stesso segnale da parte di più gateway e progressivamente integrata anche con collegamenti satellitari, per coprire zone remote non raggiungibili dalle reti terrestri.

LoRa non è una tecnologia spettacolare. Non fa streaming, non manda selfie, non chiama nessuno, ma è proprio questo il punto; è la rete di ciò che non fa rumore: oggetti che osservano, misurano, segnalano, mentre tutto il resto corre veloce. In un mondo sempre più affollato di dati inutili, LoRa è l’infrastruttura del segnale minimo ma persistente. Dice poco, ma lo dice lontano. E soprattutto continua a farlo quando altre soluzioni si fermano.

Perché a volte, non serve parlare di più. Serve parlare meglio.

Per approfondimenti:

– LoRa Alliance – specifiche LoRaWAN, white paper e documentazione tecnica ufficiale
https://lora-alliance.org
– Semtech – documentazione tecnica su LoRa e LoRaWAN, overview tecnologica e sviluppi futuri
https://www.semtech.com/lora
– ETSI – normative europee per dispositivi radio a corto raggio (SRD), bande sub-GHz e vincoli di utilizzo
https://www.etsi.org
– White paper LoRaWAN sulla geolocalizzazione (TDoA e tecniche network-based)
https://lora-alliance.org/resource-hub/geolocation-whitepaper
– Documentazione e approfondimenti su LR-FHSS e capacità di rete
https://blog.semtech.com
– Documento didattico universitario: “LoRa – Tecnologie di accesso”
Redattore: Prof. Maurizio Murroni
Università degli Studi di Cagliari (UNICA)
URL: https://web.unica.it/unica/protected/174016/0/def/ref/MAT174015/

🤣
24/01/2026

🤣

Corrente differenziale e corrente di modo comuneQuando si parla di cavi coassiali in ambito radioamatoriale, molti li co...
22/11/2025

Corrente differenziale e corrente di modo comune

Quando si parla di cavi coassiali in ambito radioamatoriale, molti li considerano semplicemente come il "tubo" che trasporta energia dalla stazione all'antenna. Ma in realtà, un cavo coassiale fa molto di più e se non comprendiamo appieno cosa succede al suo interno, soprattutto in termini di correnti di modo comune, possiamo ritrovarci con perdite di prestazioni, interferenze e persino problemi di radiofrequenza all'interno della stazione.

In un cavo coassiale ideale, la corrente RF viaggia lungo il conduttore centrale e attraverso la superficie interna della schermatura. Questo flusso bilanciato è ciò che mantiene il cavo stabile come una linea di trasmissione. Ma quando qualcosa nel sistema di antenna non funziona correttamente, parte della RF "fuoriesce" e inizia a fluire sulla superficie esterna della schermatura. Questo è ciò che chiamiamo corrente di modo comune.

L'immagine lo illustra perfettamente: mentre le correnti interne seguono i loro percorsi corretti (I1 e I2), la componente di modo comune si manifesta come corrente I3, che scorre all'esterno della schermatura e crea un percorso aggiuntivo (I4). Questo percorso aggiuntivo può letteralmente trasformare il cavo coassiale in una parte dell'antenna, modificandone il diagramma di radiazione, portando rumore nella stazione e causando quelle fastidiose interferenze RF domestiche.

Ecco perché utilizziamo induttori RF e balun di corrente: aumentano l'impedenza lungo questo percorso indesiderato (Z3), impedendo in tal modo alla calza di irradiare. Quando il cavo coassiale svolge correttamente il suo compito, il sistema irradia meglio, la stazione diventa più silenziosa e si evitano comportamenti imprevedibili che possono confondere anche gli operatori più esperti. Sulla base di quanto enunciato, si comprende come sia importante in qualunque tipo di antenna (dipolo, direttiva, ecc.) installare un balun di corrente. Va anche ricordato, che il balun non ha alcun effetto sulla corrente differenziale, ma agisce soltanto su quella di modo comune.

Comprendere e controllare le correnti di modo comune non è un'operazione da poco: è fondamentale per ottenere le migliori prestazioni possibili dalla propria stazione radio.

https://youtu.be/nosur5gujvs
20/09/2025

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Get an exclusive first hands-on look at the brand-new Icom IC-7300MK2! Tony M0TNY from ML&S is joined by Chris G1VDP from Icom UK to explore the long-awaited...

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01/07/2025

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Nel 1971, un ingegnere vicentino di trent’anni, Federico Faggin, progettò per la Intel un piccolo rettangolo di silicio che conteneva qualcosa di mai visto prima: un’intera unità centrale di calcolo, in pochi millimetri quadrati.

Quel chip si chiamava Intel 4004. Era il primo microprocessore programmabile della storia. Aveva le iniziali “F.F.” incise sopra, perché nessuno prima aveva saputo racchiudere così tanta intelligenza in così poco spazio.

Faggin aveva studiato fisica a Padova e lavorato tra Olivetti e Fairchild, dove aveva perfezionato la tecnologia al silicio. Ma fu in California che realizzò un’idea che avrebbe cambiato il mondo: miniaturizzare il pensiero. Dentro quel chip c’erano i primi impulsi dell’era digitale.

Oggi il suo nome è poco conosciuto, ma ogni smartphone, computer, satellite o calcolatrice nasce da lì. Da un progetto firmato da un italiano, pensato per essere piccolo, veloce e invisibile. Come tutte le rivoluzioni più profonde.

https://www.facebook.com/share/1EWbH8hY2A/?mibextid=wwXIfr
03/05/2025

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Il primo Transistor al germanio

Il 16 dicembre del 1947 fu costruirono il primo transistor (point contact transistor), costituito da strisce di lamine d'oro su un triangolo di plastica, messe a contatto con una lastra di germanio.

Una scoperta che prende forma una mattina di dicembre del 1947 nei Laboratori Bell a Murray Hill nel New Jersey (Usa). Walter H. Brattain, John Bardeen e William Schockley sono tre ricercatori che lavorano da anni sui semiconduttori (elementi chimici che hanno conducibilità intermedia tra quelli isolanti e quelli conduttori, e che sono alla base della maggior parte dei dispositivi elettronici).

E si trovano ad affrontare un problema: inventare un sistema per amplificare un segnale, che sia più efficace dei tubi a vuoto e in grado di permettere – per esempio – una comunicazione telefonica chiara tra le due sponde dell'Atlantico.

Che cos'è un transistor?

Un transistor è un dispositivo semiconduttore che può amplificare o commutare segnali elettrici. È composto da tre strati di materiale semiconduttore, solitamente silicio, che formano due giunzioni p-n. Esistono principalmente due tipi di transistor: il transistor a giunzione bipolare (BJT) e il transistor a effetto di campo (FET).

Struttura di un transistor

Un transistor BJT è costituito da tre terminali: Emettitore (E): rilascia portatori di carica, Base (B): controlla il flusso di portatori di carica. Collettore (C): raccoglie i portatori di carica. I transistor FET, invece, hanno i seguenti terminali: Source (S): analogo all’emettitore nei BJT. Gate (G): controlla il flusso di corrente. Drain (D): analogo al collettore nei BJT.

Principio di funzionamento

Transistor a giunzione bipolare (BJT). Nei BJT, il funzionamento si basa sul controllo della corrente. Quando una piccola corrente è applicata tra base ed emettitore, essa permette il flusso di una corrente maggiore tra collettore ed emettitore. Questa caratteristica è utilizzata per amplificare segnali. I BJT si dividono in due categorie: NPN e PNP, a seconda del tipo di giunzioni utilizzate.

NPN: Gli elettroni sono i principali portatori di carica. La corrente fluisce dal collettore all’emettitore quando la base è positiva rispetto all’emettitore.

PNP: Le lacune (mancanza di elettroni) sono i principali portatori di carica. La corrente fluisce dall’emettitore al collettore quando la base è negativa rispetto all’emettitore.

Come vengono utilizzati i transistor?

I transistor sono impiegati in quasi tutti i dispositivi elettronici moderni. Sono alla base di circuiti integrati (IC), microchip, microprocessori, FPGA, chip di memoria, interruttori elettronici, alimentatori e molto altro. Di conseguenza, quasi tutti i dispositivi elettronici moderni sono costituiti da almeno un transistor, se non da milioni.

Indirizzo

Città Sant'angelo

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