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Innovare Innovare nasce con l’obiettivo di guidare gli utenti nella nuova era digitale. Il ns. motto: Futuro Semplice.

Innovare è una START UP che nasce con l’obiettivo di guidare gli utenti nella nuova era digitale.

08/04/2026
La cybersecurity non è quella guerra epica contro hacker che ci hanno fatto vedere nei film, ma una sfida quotidiana dom...
01/04/2026

La cybersecurity non è quella guerra epica contro hacker che ci hanno fatto vedere nei film, ma una sfida quotidiana dominata da errori umani, sistemi senza aggiornamenti e tanta scarsa cultura della sicurezza.
Il vero rischio non è tecnologico ma organizzativo.
Infatti, i professionisti del settore agiscono costantemente sotto una forte pressione che spesso risulta invisibile.
La sicurezza informatica resta un processo continuo, fragile e mai completamente risolto.
La sicurezza informatica non è un prodotto che compri e installi.
È una combinazione fragile e complessa fatta di tecnologia, processi, persone, formazione e cultura aziendale.
E senza gli ultimi elementi tutto il resto serve a poco.
Il problema è che la cultura della sicurezza è difficile da vendere.
È fatta di cose molto più noiose. Patch. Policy. Backup. Disaster recovery. Ma soprattutto formazione.
Se hai bisogno di una verifica di Sicurezza nella tua Azienda chiamaci al N. 0885.326119 o invia una mail a: [email protected]

Attenzione ai possibili virus che circolano su Whatsapp tramite la diffusione di file che dicono di contenere foto ma in...
26/03/2026

Attenzione ai possibili virus che circolano su Whatsapp tramite la diffusione di file che dicono di contenere foto ma in realtà contengono virus
Nelle ultime ore diversi utenti stanno segnalando la circolazione su WhatsApp di messaggi che parlano di presunte immagini del terremoto a Fosdinovo.
Difatti se si apre il file denominato “CARD Onde Sismiche” si potrebbe cadere in un virus che potrebbe hackerare il cellulare in pochi secondi.
Al di là dell’autenticità del singolo caso, gli esperti invitano alla massima prudenza: aprire file ricevuti tramite app di messaggistica, soprattutto se non provenienti da fonti affidabili, può esporre a rischi informatici, come malware o tentativi di accesso non autorizzato ai dati personali. In questo caso la “promessa” del messaggio è quella di ricevere delle foto ma la realtà è che potrebbero rubare tutti i vostri dati in pochi secondi.

Quella che si trova ad affrontare Apple è una delle più serie minacce alla sicurezza degli iPhone mai registrata: uno sp...
26/03/2026

Quella che si trova ad affrontare Apple è una delle più serie minacce alla sicurezza degli iPhone mai registrata: uno spyware potentissimo può essere scaricato da tutti e usato in un semplice sito web. Se l'iPhone non è aggiornato lo spyware può esfiltrare tutti i dati.
La settimana scorsa un team di ricercatori di sicurezza ha scoperto una campagna di attacchi contro utenti iPhone basata su uno strumento sofisticato chiamato DarkSword. L'attacco sfrutta un bug di iOS molto serio che permette, semplicemente tramite l'apertura di una pagina web, di copiare dati presenti sull'iPhone oltrepassando tutte le misure di sicurezza.

Il bug è stato subito chiuso da Apple, ma ci sono ancora centinaia di milioni di iPhone non aggiornati.

Secondo i dati di Apple circa un quarto di tutti gli utenti iPhone e iPad utilizza ancora iOS 18 o versioni precedenti, e con oltre 2,5 miliardi di dispositivi attivi si può stimare che ci siano centinaia di milioni di persone al momento vulnerabili.
Apple ha rilasciato subito le patch sia per l'ultima versione di iOS, iOS 26.3 non è vulnerabile, sia per la release precedente, iOS 18.7.3. Sono stati rilasciati anche aggiornamenti di emergenza per tutti i dispositivi più vecchi non in grado di eseguire le versioni recenti di iOS, compresi iOS 15.8.7 e iOS 16.7.15. Chi ha aggiornato è quindi al sicuro, e ovviamente usando la modalità Lockdown di iOS le tecniche usate da DarkSword vengono bloccate in automatico.

LA RACCOMANDAZIONE E' SEMPRE LA SOLITA TENERE I DEVICE SEMPRE AGGIORNATI ALL'ULTIMA VERSIONE.

Dipendente abbocca alla "truffa del Ceo" e bonifica oltre 15mila euro agli hacker: giusti il licenziamento e il risarcim...
24/03/2026

Dipendente abbocca alla "truffa del Ceo" e bonifica oltre 15mila euro agli hacker: giusti il licenziamento e il risarcimento del danno

Una mail apparentemente inviata dal Titolare, una richiesta urgente di pagamento verso l’estero, e un bonifico disposto senza verifiche adeguate: lo schema, ormai noto come la “truffa del Ceo”, una delle declinazioni più insidiose del phishing aziendale.
Questa volta, però, le conseguenze non si sono fermate al danno economico per l’impresa: la dipendente che ha eseguito il pagamento è stata licenziata e chiamata a risarcire l’importo versato agli hacker.
Con l’ordinanza n. 3263 del 13 febbraio 2026, la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha infatti confermato la legittimità del licenziamento disciplinare e la fondatezza della richiesta di restituzione avanzata dal datore di lavoro nei confronti dell’impiegata contabile. Una pronuncia che si inserisce nel solco di un orientamento sempre più attento al ruolo del “fattore umano” nella sicurezza digitale e che solleva interrogativi importanti sulle responsabilità di chi gestisce flussi finanziari sensibili in contesti organizzativi complessi.
Il caso: l’impiegata che “abbocca” - La protagonista della vicenda è una lavoratrice con lunga anzianità di servizio alle dipendenze di una società, inquadrata come impiegata amministrativa addetta alla contabilità. Nel luglio 2022, sulla base di una mail apparentemente provenienti dal presidente della società, la dipendente dispone un bonifico di 15.812,46 euro a favore di una società estera, poi risultata del tutto estranea all’azienda.
Le comunicazioni contenevano plurimi elementi di anomalia: causale generica (“spese estere”), mancanza di fattura o pro forma a supporto, assenza dei consueti riferimenti bancari richiesti dalla procedura interna per i bonifici internazionali. A rendere il quadro ancora più grave interviene, nelle prime ore del giorno successivo, una mail del vero presidente che segnala la natura fraudolenta della precedente richiesta; nonostante ciò, la lavoratrice non si attiva tempestivamente presso l’istituto di credito per bloccare l’operazione, pur avendo a disposizione l’intera giornata lavorativa.
La società avvia il procedimento disciplinare, conclude per il licenziamento per giusta causa e diffida la dipendente alla restituzione dell’intero importo bonificato.
La lavoratrice impugna il recesso, lamentando, tra l’altro, l’assenza di formazione aziendale in tema di phishing e contestando la proporzionalità della misura espulsiva.
Le decisioni di merito - Il Tribunale, investito della controversia, respinge il ricorso della dipendente, ritenendo accertata una condotta gravemente negligente nella gestione dell’operazione di pagamento e un danno diretto in capo alla società.
La Corte d’Appello conferma tale impostazione, valorizzando fattori come l’esistenza, non contestata, di una procedura aziendale per i bonifici esteri, non rispettata nel caso concreto, la presenza di molteplici indici di sospetto nelle mail ricevute, che avrebbero dovuto indurre a verifiche ulteriori prima di disporre il pagamento, nonché il ruolo della lavoratrice, da anni addetta alla contabilità, dal quale è lecito attendersi un livello di attenzione qualificato nella gestione di richieste anomale, soprattutto se destinate all’estero.
In appello viene escluso che le condotte interne successive al fatto (richiesta di restituzione del token, richieste di riepilogo delle scadenze, ferie forzate) integrino mobbing o condotte vessatorie, in quanto ritenute reazioni organizzative legittime a fronte della gravità dell’accaduto.
L’ordinanza della Cassazione n. 3263/2026 – Giunto in Cassazione, il caso si concentra su alcuni snodi fondamentali: l’incidenza della mancata formazione sul phishing, il parametro di diligenza esigibile dal lavoratore “esperto”, la proporzionalità del licenziamento e la possibilità per l’azienda di pretendere il rimborso del danno.
La dipendente sostiene che l’assenza di formazione specifica sulla prevenzione e il contrasto delle truffe informatiche avrebbe dovuto attenuare la sua responsabilità, escludendo la giusta causa di licenziamento. La Cassazione, tuttavia, ritiene tale elemento non decisivo: i giudici di merito hanno correttamente considerato che, a prescindere dalla formazione ricevuta, le anomalie dell’operazione imponevano, secondo i canoni dell’ordinaria diligenza nei rapporti commerciali, di sospendere il pagamento e svolgere accertamenti ulteriori.
Per chi, come l’impiegata in questione, svolge da molti anni mansioni amministrativo contabili, il livello di diligenza richiesto dall’art. 2104 del Codice Civile assume una connotazione “qualificata”: non basta eseguire meccanicamente le richieste ricevute, occorre valutarne coerenza, attendibilità e conformità alle procedure interne. In questo quadro, il fatto di non aver ricevuto un corso ad hoc sul phishing non elimina il dovere di porsi domande di buon senso di fronte a richieste di pagamento evidentemente anomale.
Un secondo profilo chiave riguarda la configurabilità della giusta causa ex art. 2119 del Codice Civile in presenza di un lavoratore che, comunque, è a sua volta vittima di un raggiro informatico. L’ordinanza chiarisce che il fatto che la truffa sia opera di terzi non esclude, di per sé, la responsabilità disciplinare del dipendente: ciò che conta è se la condotta, valutata alla luce del ruolo e del contesto, riveli o meno una grave negligenza.
Nel caso concreto, la Suprema Corte ravvisa che l’esecuzione del bonifico è avvenuta senza le verifiche minime di attendibilità delle mail ricevute, poi la mancata attivazione immediata dopo l’avviso del vero presidente, per tentare di bloccare il pagamento, e la natura fiduciaria delle mansioni contabili e la rilevanza economica dell’operazione.
In questa prospettiva, il comportamento è ritenuto incompatibile con la prosecuzione anche provvisoria del rapporto, giustificando la misura espulsiva più grave, come confermato anche da vari commenti dottrinali che hanno sottolineato il “salto di qualità” della responsabilità del lavoratore nell’era digitale.
Responsabilità patrimoniale e risarcimento del danno - Accertata la grave negligenza, la Cassazione reputa legittima anche la richiesta del datore di lavoro volta a ottenere dalla dipendente il rimborso delle somme p***e a seguito del bonifico fraudolento. Il riferimento è al paradigma generale dell’art. 1218 del Codice Civile, secondo cui il debitore – in questo caso il lavoratore – risponde dei danni derivanti dall’inadempimento delle obbligazioni contrattuali, salvo prova che l’impossibilità della prestazione non sia a lui imputabile.
La Suprema Corte conferma che, nel caso di specie, l’evento dannoso (uscita di cassa verso soggetto terzo fraudolento) è direttamente riconducibile alla condotta imprudente e omissiva della lavoratrice, che avrebbe potuto evitare la perdita con un minimo di attenzione. Da qui la legittimità della richiesta risarcitoria, pur nel rispetto, in astratto, dei limiti di responsabilità del lavoratore subordinato e dei principi di proporzionalità che la giurisprudenza di legittimità ha più volte richiamato.
(Fonte: FederPrivacy)

Utilizzare software craccato o copiato comporta gravi rischi di sicurezza, tra cui infezioni da malware, ransomware e vi...
19/03/2026

Utilizzare software craccato o copiato comporta gravi rischi di sicurezza, tra cui infezioni da malware, ransomware e virus, oltre al furto di dati sensibili e bancari.
Questi programmi possono compromettere le prestazioni del computer e danneggiare i sistemi aziendali, esponendo l'utente a minacce informatiche come il furto d'identità.

📱Allarme sicurezza per milioni di smartphone Android.  Una vulnerabilità scoperta nei chip di MediaTek potrebbe consenti...
12/03/2026

📱Allarme sicurezza per milioni di smartphone Android.
Una vulnerabilità scoperta nei chip di MediaTek potrebbe consentire l’accesso ai dati del telefono in appena 45 secondi, persino da spento.
⚠️A individuare il problema è stato il team Donjon di Ledger, specializzato in sicurezza hardware.
Il test è stato effettuato su CMF Phone 1: collegando il dispositivo a un laptop, i ricercatori sono riusciti a recuperare il PIN, decriptare l’archiviazione e persino estrarre le seed phrase dei wallet crypto 😳. La falla riguarda i dispositivi con processori MediaTek che utilizzano l’ambiente sicuro Trustonic TEE, integrato nel chip principale.
🔐Secondo il CTO di Ledger, Charles Guillemet, il problema risiede nel fatto che i chip “general purpose” puntano alla versatilità, mentre i Secure Element dedicati (come quelli presenti su alcuni top di gamma) offrono una separazione fisica più robusta 🛡️.
La vulnerabilità (CVE-2026-20435) è stata segnalata e le patch sarebbero già state distribuite ai produttori a gennaio.
Ora tutto dipende dagli aggiornamenti software rilasciati dai vari brand 🔄.
Articolo di Antonio Monaco su HDblog💡

Scatta la “tassa” per la copia privata dei contenuti che puoi salvare sul cloud, l'Italia è la prima al mondo. E si scat...
27/02/2026

Scatta la “tassa” per la copia privata dei contenuti che puoi salvare sul cloud, l'Italia è la prima al mondo. E si scatena il putiferio
Il ministero della Cultura aggiorna al rialzo le tariffe per l’equo compenso per le opere audio-video tutelate da diritto d’autore ma soprattutto per la prima volta include nel perimetro anche gli spazi di archiviazione in cloud. Le associazioni dell’Ict sul piede di guerra

Il ministero della Cultura aggiorna al rialzo le tariffe per l’equo compenso per le opere audio-video tutelate da diritto d’autore ma soprattutto per la prima volta include nel perimetro anche gli spazi di archiviazione in cloud. Le associazioni dell’Ict sul piede di guerra

Quello che i produttori di laptop e smartphone stanno affrontando è uno dei momenti più duri della loro storia.Il tema è...
19/02/2026

Quello che i produttori di laptop e smartphone stanno affrontando è uno dei momenti più duri della loro storia.
Il tema è sempre il solito, la carenza di RAM e storage, un problema che potrebbe durare anni e che rischia di stravolgere un intero settore.

Perché l'AI sta "rubando" i componenti dei nostri PC?
17/02/2026

Perché l'AI sta "rubando" i componenti dei nostri PC?

Kioxia conferma la fine degli SSD economici: produzione esaurita fino al 2027. Ecco perché i prezzi raddoppieranno e come influirà l'IA.

Indirizzo

Piazza Madre Teresa Di Calcutta, 59
Cerignola
71042

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:30 - 19:30
Martedì 09:00 - 13:00
15:30 - 19:30
Mercoledì 09:00 - 13:00
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Giovedì 09:00 - 13:00
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