23/03/2023
Da una ricerca dell’Uptime Institute si evince che il costo derivante da incidenti fortemente impattanti sui servizi Cloud ha un trend di crescita da non sottovalutare.
Dal 2019, in particolare, al 2022, si nota un crollo del costo derivato da incidenti da un 60%, entro i 100K$, ad un 29%. Il dato in sé non è positivo, tutt’altro, in quanto a crescere è la percentuale nelle fasce d’incidenza oltre i 100K$.
Ergo, le interruzioni costano sempre di più.
Più dei due terzi di tutti gli incidenti registrati comportano costi diretti e indiretti che superano i 100K$. Se consideriamo l’incidente grave come statistica, non certo come “evento sfortunato che a noi non accadrà mai”, s’inizia a ragionare in termini di quando un incidente può verificarsi e non “se” si verificherà. Salvo che il budget impiegato non sia infinito, la resilienza di un sistema informatico è sempre limitata nel tempo.
Il giusto ragionamento dovrebbe basarsi su un bilanciamento tra il "quanto" investo in protezione (ridondanza, DR, etc) e in quanto costerà l'eventuale interruzione, in modo tale che, al verificarsi dell’incidente, questa voce di spesa si converta quasi automaticamente in una voce attiva.
Il calcolo è presto fatto:
- Per quanto tempo può essere tollerato un fermo completo delle attività?
- Quanto perdo ogni ora di fermo?
- Quanto costa una ulteriore resilienza e/o una soluzione di DR efficace?
- Quanto tempo non sono stato fermo grazie alla soluzione implementata (o che implementerò)?
- Quante ore di produzione non ho perso grazie, ad esempio, al continuare a produrre tramite la soluzione in DR?
Ecco, in modo abbastanza semplice è possibile stimare e comprendere che, a conti fatti, il DR si ripaga quasi sicuramente da solo.
Il costo delle interruzioni critiche aumenta perché aumenta sempre più la dipendenza, per le PMI così come per le Grandi Aziende, dai servizi Cloud.
Siamo certi che il costo della resilienza e del Disaster Recovery sia veramente un costo?