02/09/2021
La Linea di Osvaldo Cavandoli (1920 - 2007).
Nel 1950 dopo aver lavorato in Alfa Romeo come disegnatore tecnico, inizia a lavorare prima nella sua cantina, poi nella sua bottega con le sue idee, fil di ferro, pupazzi, tessuti ed altro materiale, creando da sé le scenografie e gli strumenti per la ripresa dei suoi cortometraggi pubblicitari. Cavandoli è, e rimarrà un artigiano con invettiva, voglia di sperimentare nuovi percorsi, nuove tecniche; dati i lunghi tempi di realizzazione, nel 1968 decide di passare all’”essenziale”. Ed ecco che nel 1969 propone ad alcune agenzie pubblicitarie che producevano filmati per il Carosello della RAI il suo personaggio: La Linea.
Si tratta di un omino piuttosto irascibile, dal nome che non è stato mai definitivo, infatti lo si ricorda anche come l’omino Lagostina, dai corti pubblicitari per l’omonima azienda di pentole, è così che inizia la “vita” de La Linea. Un accostamento a quel marchio però, che ne limiterà l’impiego futuro in altri contesti, talvolta accusato addirittura di pubblicità occulta…
Nella sua realizzazione tecnica e caratteriale resta la massima espressione di "sintesi" che allo stesso tempo esprime tanto. Nato quando c’era solo il bianco e il nero quando arriva il colore, resta sempre un tratto, senza fine, di solito bianco su fondo scuro, il colore di sfondo però non è secondario anzi, contribuisce a rendere la cifra del livello emozionale e scenografico di ciò che accade, la serenità, la spensieratezza, il dramma, la rabbia, il grottesco, l'assurdo, l’inatteso, il colpo di scena... e via col verde, l'azzurro, il celeste, l'arancio e il rosso.. tutto si svolge su una linea orizzontale infinita in uno spazio bidimensionale.
Ma il bello è nel dialogo che La Linea ha con la mano, proprio la mano di Cavandoli che impugnando la matita, s’inserisce nel racconto, interagisce con l’omino e disegna mille oggetti e altri personaggi che a loro volta interagiscono, dando il via ad una ricchezza di espressioni, stati d’animo, scenari, situazioni, sempre varie… anche geniali.
E poi il sonoro, un incontro fortunato con Carlo Bonomi attore e doppiatore, che dà la voce a La Linea, voce sì ma non parola; esprimendosi così in una sorta di grammelot (un linguaggio fatto di suoni simili ad una lingua parlata cui attinge come intonazione, cadenze, pause, ritmo e ne fa un discorso fluente, appunto parlato ma non esplicito e letterale) d’impronta milanese, in alcuni casi inserendo termini dialettali e in altri onomatopeici. In ogni caso un linguaggio brillante, che completa la formula comunicativa, essenziale anche dal punto di vista fonetico. Si aggiunge poi una colonna sonora in chiave jazz, questa più che in sintonia col personaggio, curata da Franco Godi e Corrado Tringali.
Nel 1972 grazie al successo raggiunto, La Linea diventò anche una serie a fumetti e da qui la fama divenne sempre più grande ottenendo così riconoscimenti e premi internazionali. Negli anni ’80 alcune strisce, furono trasmesse in RAI prima dei TG della sera, fino al 1991.
Lo spazio bidimensionale, la linea infinita che diventa tutto ciò che serve al racconto, il colore dello sfondo che accompagna sapientemente gli stati d’animo, le emozioni, la mano con matita e l’innesco di nuove e inattese situazioni sceniche e figure disegnate all’istante, il dialogo di “Linea” col suo creatore, l’iperespressivo grammelot, il linguaggio non parlato, tutti questi elementi che fanno dell’essenziale la prima regola, sono in grado di comunicare il racconto con un linguaggio universale, ed è qui la grandezza, la capacità di essere compreso anche da popoli di lingua diversa, in terre lontane.
Non è un mistero che in Italia e come capita spesso in questi casi e purtroppo, Cavandoli ebbe vita dura e solo nel 1990 ricevette un riconoscimento italiano con l’Ambrogino d’Oro, mentre nel resto del mondo ebbe un successo enorme prima in Europa, e da qui raggiunse una fama decisamente internazionale. Ancora oggi le strisce de La Linea sono trasmesse in TV in tutto il mondo, grazie Osvaldo Cavandoli.
MKW