20/04/2016
Anche le aziende che gestiscono i servizi pubblici nelle aree metropolitane vogliono entrare nella partita per la fibra ottica
di LUCA PAGNI (fonte: Repubblica)
MILANO - Dall'ex monopolista alle utility locali. Il piano banda larga del governo, per aumentare la velocità dei collegamenti via internet attraverso la rete telefonica, non riguarderà solo Enel. Vogliono partecipare anche le aziende che gestiscono i servizi pubblici nelle aree metropolitane. Non a caso, in quei grandi comuni in cui Enel non è presente con la sua rete elettrica.
Se Enel ha intenzione di arrivare con la fibra ottica nelle case di 7,5 milioni e mezzo di famiglie in 224 città di media dimensione, portando così il nuovo servizio a 32 milioni di italiani entro tre anni, anche i numeri di cittadini che potrebbero essere raggiunti dalle utilily locali non sono cosa da poco. Visto che la società che forniscono dall'elettricità al gas nelle maggiori aree metropolitane possono contare su una base di 7 milioni di persone raggiunte.
Ma chi si è già detto interessato al progetto per il quale il governo Renzi ha intenzione di impegnare 4,9 miliardi, di cui 3,5 miliardi già stanziati, e altri 2,2 da destinare alle aree "a fallimento di mercato", le meno interessanti dal punto di visto economico per gli operatori? Per esempio il gruppo A2a, controllata dai comune di Milano e Brescia, il cui amministratore delegato Luca Valerio Camerano si è detta interessata a una possibile joint venture con Enel. Non nel capoluogo della Lombardia, una delle città più cablate d'Europa grazie alle opere già realizzate negli anni passati da Metroweb. Ma con un obbiettivo ancora più allargato: "Per la banda larga - ha sottolineato il manager durante la presentazione del bilancio 2015, chiuso con un ritorno registra il ritorno all'utile per 73 milioni - abbiamo già un'esperienza consolidata sulla gestione delle attività connesse alla fibra ottica. Riteniamo che ci siano importanti sinergie tra posa dei contatori e posa della fibra ottica. Confermiamo il nostro interesse, da sviluppare in un mercato che prevede la Lombardia come target geografico". Sulla stessa linea si è già mossa anche Acea, l'azienda al 51 per cento controllata dal comune di Roma. In questo caso, la confera era venuta dal presidente Carla Tomasetti: "Guardiamo con grande interesse agli sviluppi della digitalizzazione in banda ultralarga. Acea, nella sua qualità di gestore della rete elettrica romana, è pronta a svolgere il proprio ruolo di propulsore della crescita della città".
Ma come potrebbe avvenire la collaborazione tra Enel e le utility? Allo studio c'è la possibilità di costituire una joint venture, in cui le aziende locali possano usare le tecnologie dell'ex monopolista, il cui progetto prevede di portare la banda larga nelle case, partendo dalle centraline in strada, approfittando del piano di sostituzione dei contatori elettronici così come previsto dall'Unione Europea. L'operazione non riguarderà soltanto le utility delle due principali metropoli italiane. Anche Utilitalia, l'associazione che raccoglie tutte le aziende di pubblici servizi, ne vuole far parte. Come ha confermato il suo presidente Giovanni Valotti: "Le multiutility guardano con grande interesse gli sviluppi del piano Banda ultralarga del paese ed in particolare l'accelerazione degli ultimi giorni; UtilItalia ha predisposto e proporrà nei prossimi giorni ai propri associati una commissione di lavoro specifica, per concretizzare e rendere esecutivo il piano nelle proprie città".