21/05/2023
Alla fine del bel docufilm sulla vita e la carriera di Alberto Tomba, il presidente della Federazione sport invernali Flavio Roda - uno degli uomini a lui più vicini ai tempi dei trionfi - dichiara con una punta di malinconia che oggi è difficile trovare fra i giovani sciatori qualcuno che ricordi e conosca sul serio le gesta del più grande atleta delle nevi di tutti i tempi.
Una dichiarazione sconcertante, che dice molto dei nostri tempi e della superficialità costruita sul momento fine a se stesso. Su una bulimia digitale che mette a rischio la memoria..
Se una ragazza o un ragazzo che oggi sognino di diventare qualcuno con gli sci ai piedi nulla sanno di Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, c’è qualcosa che non va. È indice di tempi che si credono autosufficienti, quando sono semplicemente distratti.
Alberto Tomba, primo fenomeno “cittadino“ dello sci, fermava l’Italia. Letteralmente. Lo fece nella storica serata delle Olimpiadi di Calgary ‘88, quando a fermarsi fu addirittura il Festival di Sanremo garantendogli una platea mostruosa di una ventina di milioni di italiani incollati a guardare la gara che gli valse la seconda medaglia d’oro. Fermava l’Italia per le gare di Coppa del Mondo, anche in città e fra gente che la neve non l’aveva mai vista.
Per 10 anni e più occupò stabilmente le cronache e le fantasie di un Paese.
Tutto questo senza social, con la pura forza di un talento debordante e un carisma che ancora oggi fa sentire tutti i suoi avversari di allora piccoli piccoli. Mise l’Italia al centro del mondo e con la sua “gemella” azzurra Deborah Compagnoni ci regalò le nostre più incredibili Olimpiadi invernali.
Tutto questo non è nostalgia, anche se ancora oggi è dolcissimo ricordare quel fenomeno e quel senso di appartenenza, è storia dello sport e del costume.
A 996 giorni dal via delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, consiglieremmo a chi sogni di diventare qualcuno nello sport di andarsi a rivedere e rileggere tutto quello che si può trovare su Alberto Tomba. Per provare a capire, immaginare, rispettare una storia che trasformò uno sport chiuso in se stesso e tutto sommato per pochi in un fenomeno globale. Un lampo mai più visto.