14/10/2026
Nel Settecento indicava il fango. Un secolo più tardi, gli scarti di cucina e tutto ciò che valeva poco o nulla. Oggi “slop” è la parola dell’anno 2025 secondo il dizionario Merriam-Webster, che la usa per indicare i contenuti digitali di bassa qualità prodotti in serie attraverso l’intelligenza artificiale.
Lo slop, però, non coincide con “tutto ciò che è fatto con l’AI”. È il contenuto che sembra un prodotto finito ma in realtà è, al limite, un semilavorato. O, peggio, è quel documento creato con l’AI in un batter d’occhio che ti ha girato il collega, pieno zeppo di imprecisioni, lungaggini inutili e collegamenti non del tutto pertinenti.
Già, perché il problema non riguarda più soltanto i feed dei social, ma anche gli uffici: secondo una ricerca pubblicata su Harvard Business Review, quattro impiegati su dieci hanno ricevuto “workslop” nell’ultimo mese, e per sistemare ognuno di questi lavori servono in media quasi due ore. E mentre watermark e filtri mostrano già evidenti limiti, la differenza continueranno a farla il giudizio, la revisione e la responsabilità umana.
Ne parliamo nel nostro nuovo approfondimento, pubblicato come sempre su Ticinonline. Buona lettura 🤗
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