18/10/2025
Questo mondo non ha più valore.
Viviamo in un'epoca in cui le porte dell'arte non si aprono al bussare dell'anima, ma al suon di denari.
Non è la delusione che fa male.
È la certezza che nessuno, o quasi nessuno, sappia più distinguere la verità dalla convenienza, l'arte dal prodotto, il sacrificio dall'investimento.
Ci fanno credere che pagare sia normale,
che l'autore debba essere il primo cliente di se stesso, che la sua voce valga solo se un contratto gliela certifica.
Ma questa non è libertà,
questa è una forma elegante di schiavitù.
Chi scrive, crea dal sangue.
Dalla solitudine, dal silenzio, dal dolore.
E ciò che nasce da quella ferita non può essere trattato come merce, né sottoposto a listini.
Perché un libro – un vero libro — non è un investimento: è una testimonianza di esistenza.
Ho compreso che in questo tempo non c'è spazio per opere nate fuori dal rumore, che il mondo preferisce l'effimero, la velocità, la superficie.
Il profondo, l'elaborato, il valore sono da accantonare, da evitare. Perché la mente non è più abituata a riflettere.
Se vuoi essere letto devi adeguarti, fino a snaturare la tua essenza. Devi scommettere, senza essere imprenditore.
È possibile che il prezzo della visibilità sia così alto da mutare forma, stile e pensiero di un'opera? Addirittura devi ridurre i concetti, semplificarli, essere rapido.
Tuttavia, l'arte non ha scadenza.
L'arte è altra cosa. Non sfugge.
È reale. C'è o non c'è. Non è opinabile, come vorrebbero farci credere, perché oggi sembra che tutto debba per forza passare dalle opinioni, persino i massacri!
L'arte non vive di numeri né di recensioni.
Vive solo nell'anima di uno che la riconosce.
Allora, non piegatevi.
Non pagate per essere visti, non comprate approvazioni.
Scrivete come chi pianta alberi che non vedrà fiorire, ma sa che un giorno qualcuno, in un'altra luce, troverà ombra sotto la loro chioma.