10/10/2025
💬 “Anche gli adulti stanno imparando ad amare meglio.”
Essere genitori non significa essere perfetti.
Significa fermarsi, riconoscere le proprie emozioni, anche quelle più difficili, e trasformarle in occasioni di crescita.
Ogni “scusa”, ogni respiro profondo, ogni sguardo ritrovato è un passo verso una relazione più autentica, basata sull’ascolto e sulla presenza.
✨ Con Movia Monitoring accompagniamo ogni famiglia in questo percorso: perché la serenità dei bambini nasce anche dal benessere emotivo degli adulti che li educano.
Prendersi cura di sé è il primo modo per prendersi cura degli altri 💙
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🌿 LETTERA A TE, E ANCHE A ME
♾️
Mentre dormivi, ti ho lasciato un bacio sulla fronte e ho respirato profondamente. Ti ho accarezzato i capelli, ti ho annusato, proprio come fanno gli animali con i loro cuccioli.
In quell’istante mi sono ascoltato, consapevolmente.
Ho sentito di nuovo la calma nel mio corpo.
E così, con la mente più silenziosa, ti ho chiesto scusa.
Scusa.
Di quell’urlo.
Di quel viso arrabbiato e di quello sguardo tagliente.
Di quelle troppe parole dette con toni pieni di rabbia, frustrazione e rancore — toni pieni di mie emozioni profonde di cui prendermi cura.
Di quei giudizi — forse giudizi già detti a me, adulto/bambino.
Di quelle mani che ti hanno toccato velocemente, frettolosamente.
Che ti hanno spostato bruscamente, che ti hanno cambiato in modo così freddo.
🌿
Mentre dormivi, ho incontrato le mie emozioni. Ho ascoltato la mia rabbia, la mia frustrazione. Ho accolto e abbracciato il mio dolore antico. Ho riconosciuto nel corpo le sensazioni che spesso mi attraversano. E mi sono detto che va bene sentirle, se scelgo di accoglierle senza giudicarmi.
Ho chiuso gli occhi e fatto un respiro profondo.
Mi sono abbracciato.
Ti ho accarezzato delicatamente.
Sono responsabile dell’aver reagito ancora una volta in modo istintivo, senza consapevolezza, proiettando su di te le mie ferite, i miei bisogni insoddisfatti.
🌱
In quell’istante, guardandoti dormire, ho sentito che quel pianto non era così minaccioso,
né la tua richiesta così incomprensibile o inopportuna.
Sei un bambino. Sei una bambina.
Non sei un adulto.
Non puoi reagire diversamente.
È mia la rabbia di oggi. E di ieri.
È mia la fatica di oggi. E i miei bisogni non visti di ieri.
E mentre la luce soffusa illumina il tuo viso,
sento nel cuore quanto sei piccolo, quanto sei bisognoso di protezione e di amore incondizionato.
Non di essere amato solo se.
Solo se sei come voglio io.
Solo se fai ciò che ti chiedo.
Solo se rispondi alle mie aspettative.
Mi abbraccio.
Mi dico che domani è un giorno nuovo. Che porto con me una consapevolezza in più, nata da questa notte.
Mi dico che posso essere un adulto più gentile, accogliente, delicato. Prima di tutto con me stesso.
Ce la posso fare, anche se nessuno lo ha mai fatto con me.
🌿
Questa notte, mentre ti osservo dormire, decido di iniziare da me. Di ascoltare tutte le mie emozioni. Di accogliermi come voglio imparare ad accoglierti.
In silenzio ripercorro la giornata.
Ricordo gli abbracci, le coccole, il mio sguardo dolce mentre eri arrabbiat*.
Ricordo quando ho accolto le tue emozioni con pazienza.
Ricordo che ti ho rassicurato dopo la caduta,
che non ho sminuito il tuo dolore.
🌱
Domani mi siederò con te sul tappeto.
Ti osserverò mentre giochi.
In silenzio.
Con cuore, mente e corpo nel presente.
Respiro profondamente, con una mano sul cuore.
Ti sussurro piano:
«Ti voglio bene, sempre.»
🌿 Non vedo l’ora di provarci di nuovo domani. Crescendo sempre più. 🌿
♾️
Atelier della Pedagogista