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 Una tragedia improvvisa sconvolge l’Arma dei Carabinieri e l’intera provincia dell’Irpinia. Il maresciallo Adriano Pica...
05/10/2026

Una tragedia improvvisa sconvolge l’Arma dei Carabinieri e l’intera provincia dell’Irpinia. Il maresciallo Adriano Picardi, 47 anni, in servizio presso il Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Napoli, è deceduto questa mattina nella sua abitazione di Santo Stefano del Sole, colto da un malore improvviso che non gli ha lasciato scampo. Inutili i tempestivi soccorsi dei sanitari, che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Picardi lascia la moglie, due figli piccoli e una famiglia distrutta dal dolore. La notizia si è diffusa rapidamente, lasciando un segno profondo sia nel comune dove risiedeva sia in quello d’origine, Chiusano San Domenico. Profondo lo sconcerto del sindaco di Santo Stefano del Sole, Gerardo Santoli: «Siamo distrutti. Questo lutto ha colpito ogni famiglia e tutta la comunità si stringe intorno ai suoi parenti. È un dolore immenso e inaspettato, un risveglio tragico per il nostro paese». Parole di profonda commozione giungono anche da Chiusano San Domenico, paese natio del maresciallo. Il primo cittadino Carmine De Angelis ha voluto ricordare l’uomo e il servitore dello Stato: «Eravamo coetanei. Adriano aveva sempre mantenuto un legame forte e saldo con le sue radici. Un uomo eccellente, un carabiniere esemplare, sempre disponibile con tutti. Ci lascia un ragazzo splendido, onesto e di grande spessore umano e familiare. L’intero paese si stringe alla famiglia: che la terra gli sia lieve».

 Vent'anni dopo la diagnosi che gli ha cambiato la vita, un carabiniere cagliaritano ottiene giustizia. Il TAR Sardegna ...
05/10/2026

Vent'anni dopo la diagnosi che gli ha cambiato la vita, un carabiniere cagliaritano ottiene giustizia. Il TAR Sardegna ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa per il tumore che ha colpito Cesare Salvo, oggi ex militare dell'Arma, e ha disposto un risarcimento superiore a 262.000,00 euro.

Le missioni e la malattia

Salvo aveva già alle spalle tre missioni all'estero, in Kosovo, in Etiopia-Eritrea e in Albania, quando nel luglio 2006, a 34 anni, gli fu diagnosticata la malattia. Seguirono gli interventi chirurgici e cinque cicli di chemioterapia, in un periodo segnato, come ricorda la stessa consulenza tecnica, dal timore di non sopravvivere.

Nel 2011 la patologia è stata riconosciuta come dipendente da causa di servizio , mentre nel 2015 Salvo ha ottenuto lo status di Vittima del Dovere.

Le condizioni di servizio

Al centro della sentenza ci sono le condizioni in cui il militare ha operato. Secondo il TAR è accertato che sia stato inviato anche in zone dove venivano utilizzati armamenti all'uranio impoverito e dove erano presenti ordigni bellici pesanti. Dagli atti, inoltre, risulta che abbia prestato servizio senza specifici mezzi di protezione e senza che fossero effettivamente adottate le necessarie misure di prevenzione.

La consulenza tecnica disposta dal Tribunale descrive un'esposizione a più fattori di rischio: oltre all'uranio impoverito, metalli pesanti, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, amianto e altre sostanze tossiche. A questi si sommavano le condizioni estreme delle missioni, caratterizzate da stress prolungato, ipervigilanza e costante rischio per l'incolumità personale. Il consulente nominato dal Tribunale ha concluso che il servizio prestato nell'Arma ha avuto un ruolo determinante nell'insorgenza della malattia.

Il nodo della prova

Nel corso del giudizio il Ministero ha contestato sia l'esposizione sia il nesso tra i fattori ambientali e la patologia. Per il TAR, tuttavia, gli elementi raccolti bastano a stabilire la responsabilità dell'Amministrazione: i giudici sottolineano in particolare che il dicastero non ha fornito la prova di aver predisposto le misure di protezione indispensabili a svolgere le attività operative nel rispetto degli standard di sicurezza.

Il commento dell'Osservatorio Nazionale Amianto

«Un militare sa che una missione può comportare pericoli e li affronta perché ha scelto di servire lo Stato, ma questo non significa che debba accettare anche rischi che possono e devono essere prevenuti», afferma l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e legale di Salvo. Secondo Bonanni la sentenza ha un significato che va oltre il singolo caso: chi serve il Paese, sostiene, ha diritto a sapere a cosa viene esposto e a ricevere tutte le protezioni che le conoscenze disponibili rendono possibili.

Il legale ricorda inoltre la «seconda battaglia» che molti militari si trovano ad affrontare al ritorno dalle missioni, prima contro la malattia e poi per il riconoscimento dei propri diritti. «La sicurezza non può arrivare dopo, quando il danno si è già verificato», conclude. «Deve precedere la missione, accompagnarla e continuare anche al rientro».

Prosegue l’impegno dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS e dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto APS, con tutto lo staff legale di cui fa parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: [email protected] oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.

 Un 25enne è stato arrestato ieri pomeriggio a Pietralata dopo un intervento dei carabinieri in via Pietralata, dove alc...
05/10/2026

Un 25enne è stato arrestato ieri pomeriggio a Pietralata dopo un intervento dei carabinieri in via Pietralata, dove alcuni cittadini avevano segnalato al 112 la presenza di un uomo con un bastone in mano. Sul posto sono intervenuti i militari della Stazione di Roma Piazza Bologna, con il supporto di un equipaggio del Nucleo Radiomobile. Secondo quanto riferito dai carabinieri, il giovane, cittadino tunisino senza fissa dimora e irregolare sul territorio nazionale, avrebbe tentato di sottrarsi al controllo e, nel tentativo di allontanarsi, avrebbe colpito con un pugno al volto un ispettore dell’Arma. A bloccare il 25enne hanno contribuito anche alcuni militari dell’Esercito della Brigata “Pinerolo”, impegnati nell’operazione “Strade Sicure” e in transito nella zona.
Il carabiniere colpito ha riportato lievi escoriazioni ed è stato medicato al Policlinico Umberto I. Il giovane è stato arrestato perché gravemente indiziato dei reati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

A distanza di quasi sei mesi dagli scontri verificatisi durante una manifestazione anarchica nella Capitale, la Polizia ...
04/10/2026

A distanza di quasi sei mesi dagli scontri verificatisi durante una manifestazione anarchica nella Capitale, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano. Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Roma. L’uomo è indagato per il ferimento di un dirigente della Digos durante l’iniziativa del 18 aprile, organizzata per esprimere solidarietà ad Alfredo Cospito, detenuto in regime di 41 bis. A suo carico vengono contestate le ipotesi di lesioni aggravate, anche per le conseguenze riportate al volto dalla persona ferita, e di violenza e resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Si aggiunge inoltre un’accusa relativa alla detenzione di materiale con finalità di terrorismo. L’inchiesta è stata condotta dalla Digos della Questura di Roma dopo l’aggressione subita dal funzionario di polizia durante la manifestazione. Quel giorno, il corteo aveva attraversato l’area compresa tra San Lorenzo e il Pigneto, richiamando partecipanti provenienti anche da altre città italiane.
Nel corso dell’iniziativa si erano verificati momenti di tensione. Durante un episodio concitato, un oggetto lanciato dal gruppo dei manifestanti aveva colpito al volto un dirigente della Digos, rendendo necessario l’intervento dei soccorsi. Gli investigatori hanno successivamente avviato accertamenti per ricostruire le circostanze dell’aggressione e individuare il presunto responsabile. Gli approfondimenti hanno portato all’emissione della misura cautelare eseguita il 3 ottobre. Un ulteriore elemento emerso nell’ambito delle indagini riguarda i dispositivi elettronici utilizzati dall’indagato. Secondo quanto comunicato dagli investigatori, al loro interno sarebbe stato individuato materiale contenente indicazioni per la preparazione di ordigni e informazioni su tecniche di sabotaggio. I contenuti riguarderebbero anche possibili azioni contro servizi pubblici essenziali, tra cui il trasporto ferroviario e il sistema penitenziario. Questi elementi hanno portato a contestare anche la detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
La presenza dei documenti costituisce un elemento dell’indagine, ma la loro rilevanza penale e le eventuali responsabilità personali dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario. La protesta del 18 aprile era stata organizzata per contestare il regime carcerario del 41 bis applicato ad Alfredo Cospito. L’iniziativa, inizialmente prevista in forma statica, si era poi trasformata in un corteo, durante il quale si erano registrati momenti di confronto tra alcuni partecipanti e le forze dell’ordine.
L’arresto del 3 ottobre rappresenta un nuovo sviluppo investigativo legato a quella giornata. Gli accertamenti proseguono per definire il quadro delle responsabilità e verificare tutti gli elementi raccolti dagli inquirenti. Come previsto dalla legge, l’indagato è da considerarsi innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.

 Fanpage.it È Antonio Iaquaniello, 39 anni, la vittima del tragico incidente stradale avvenuto all'alba di oggi a Cassin...
04/10/2026

Fanpage.it È Antonio Iaquaniello, 39 anni, la vittima del tragico incidente stradale avvenuto all'alba di oggi a Cassino. Lutto nel frusinate per la prematura scomparsa del giovane, papà di un bimbo di 2 anni e agente di Polizia Locale di San Donato Val di Comino. Tutta la comunità si è stretta attorno alla famiglia della vittima, in questo momento di profondo dolore. Il sinistro è avvenuto questa mattina, sabato 3 ottobre, lungo la via Casilina sud. Non è ancora chiara la dinamica dell'incidente, sulla quale sono in corso accertamenti dei carabinieri. Secondo le prime ricostruzioni, l'auto sulla quale viaggiava, una Nissan Micra, avrebbe improvvisamente perso il controllo per motivi ancora da chiarire, ribaltandosi e finendo rovesciata su un fianco. Purtroppo, per il 39enne non c'è stato nulla da fare: è morto a seguito delle ferite riportate. Sul posto sono arrivati anche i vigili del fuoco e il personale sanitario dell'Ares 118, l'Azienda Regionale Emergenza Sanitaria del Lazio. Il sinistro sarebbe avvenuto nei pressi di una rotatoria che si trova sulla Casilina Sud, nei pressi del centro commerciale Panorama, tra Cassino e Cervaro, nel territorio di competenza della provincia di Frosinone. L'auto sarebbe poi finita fuori strada, arrestandosi in un terrapieno. Non è ancora chiaro l'orario dell'incidente, ma solo stamattina, attorno alle 7, si sarebbe dato l'allarme. Sulla vicenda sono in corso indagini per chiarire se l'incidente sia stato autonomo, magari dovuto al manto stradale scivoloso o alla scarsa visibilità, oppure se siano stati coinvolti anche altri veicoli. La salma del 39enne, intanto, è stata trasportata presso il reparto di medicina legale dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino, a disposizione della magistratura, che potrebbe disporre eventualmente l'esame autoptico, per avere ulteriori elementi utili a chiarire la causa e l'orario del decesso. La scomparsa del 39enne ha scosso tutta la comunità e sui social si leggono tantissimi messaggi di cordoglio. "Una vita spezzata a soli 39 anni – si legge in uno dei messaggi – La nostra comunità si stringe con profondo dolore alla famiglia di un nostro concittadino, scomparso tragicamente a soli 39 anni in un incidente stradale. Un uomo che svolgeva il suo lavoro con impegno come agente di Polizia Municipale a San Donato Val di Comino e che oggi lascia un vuoto profondo tra i suoi cari e in tutta la comunità. Stattallacasa , davanti a una tragedia così grande, sceglie come sempre semplicemente di stringersi al dolore della famiglia, nel rispetto del momento che sta vivendo. A loro vanno le nostre più sincere condoglianze e tutta la nostra vicinanza". Mentre l’Associazione Sportiva Dilettantistica Manu & Ale commenta costernata: "Con profondo dolore ci uniamo al cordoglio per la perdita del caro Antonio Iaquaniello, una persona speciale e un grande amico di tutti noi. Antonio ha partecipato tante volte al Memorial Manu & Ale, sempre con passione, amicizia e con quello spirito sincero che lo ha reso una presenza cara a tutti. Porteremo con noi il ricordo dei momenti condivisi e, soprattutto, della splendida persona che era.L’Associazione Manu & Ale si stringe con affetto alla sua famiglia, al fratello, a tutti i suoi amici e a tutta la grande famiglia del Memorial. Ciao Antonio, ci mancherai. Il tuo ricordo resterà sempre con noi".

Tragedia sfiorata nel primo pomeriggio lungo la Tangenziale Ovest di Lecce, in direzione Brindisi, teatro di un doppio i...
04/10/2026

Tragedia sfiorata nel primo pomeriggio lungo la Tangenziale Ovest di Lecce, in direzione Brindisi, teatro di un doppio incidente stradale all'altezza della galleria Condò. Ferito un poliziotto. La sequenza dei fatti ha preso il via intorno alle 14, quando si è verificato un primo tamponamento tra due veicoli, provocato pare dalla presenza di un terzo mezzo fermo sulla banchina d'emergenza poiché rimasto privo di carburante. A causa delle auto rimaste bloccate al centro della carreggiata e dell'intralcio alla circolazione, le pattuglie della polizia di stato, assieme al personale di polizia locale e Anas, sono intervenute per deviare il flusso veicolare verso l'uscita 14 per Monteroni, poco prima dell'imbocco della galleria. Poco dopo, tuttavia, si è registrato il secondo e più grave episodio. Un'automobilista di 28 anni, all'ingresso della galleria pare non si sia accorta dei segnali di pericolo, nonostante la presenza dell'auto di servizio con i lampeggianti accesi, i coni stradali e il personale della Polstrada di Maglie intento a segnalare la deviazione con la bandiera. La giovane ha perso il controllo del mezzo puntando dritto verso gli agenti. Per evitare di essere investito, il poliziotto si è lanciato d'istinto contro il guardrail. L'agente è rimasto ferito, oltre a riportare diverse escoriazioni, ed è stato trasportato in codice giallo al pronto soccorso del "Fazzi" per le cure del caso.

 Il gip del Tribunale di Prato ha disposto, su richiesta della Procura, la misura cautelare dell'interdizione per quattr...
04/10/2026

Il gip del Tribunale di Prato ha disposto, su richiesta della Procura, la misura cautelare dell'interdizione per quattro mesi dall'esercizio del pubblico servizio nei confronti di un agente della Polizia penitenziaria, indagato per due episodi di falso ritenuti funzionali a ottenere l'impunità rispetto all'uso dell'arma da fuoco contro un detenuto.

I fatti, come spiega una nota del procuratore Luca Tescaroli, risalgono al 16 agosto 2026, quando l'agente avrebbe esploso tre colpi di pi***la contro un cittadino marocchino di 22 anni all'interno della camera calda dell'ospedale di Prato. Il giovane era stato portato al pronto soccorso dopo aver riportato un lieve trauma cranico durante le fasi successive al suo arresto, avvenuto vicino al carcere di Prato.

Il 22enne era stato fermato con l'accusa di aver introdotto e ceduto a un detenuto georgiano circa 600 grammi di hashish e due telefoni cellulari, attraverso cinque lanci dall'esterno del carcere di altrettanti plichi confezionati a forma di pallina da tennis. Nei suoi confronti era contestato anche il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'agente avrebbe successivamente fornito una versione dei fatti ritenuta falsa.

In particolare, avrebbe riferito al medico del pronto soccorso di essere stato aggredito dal detenuto, che avrebbe utilizzato un estintore, sostenendo di aver avuto con lui una colluttazione. Il racconto avrebbe portato alla redazione di un referto nel quale venivano indicate lesioni al torace e al polso riconducibili all'aggressione.

Le immagini acquisite dagli investigatori, secondo quanto riportato nell'ordinanza del gip, avrebbero però smentito questa ricostruzione.

A sostegno della ricostruzione accusatoria ci sarebbe anche la testimonianza del collega presente in servizio, secondo il quale l'agente non avrebbe partecipato alla colluttazione con l'estintore.

Un secondo episodio contestato riguarda un'annotazione di servizio redatta il 17 agosto, il giorno dopo gli spari. L'agente avrebbe scritto di aver esploso due colpi verso l'alto e in direzione opposta rispetto al giovane marocchino, sostenendo inoltre di aver agito dopo aver visto il caricatore della pi***la a terra e aver temuto che l'arrestato avesse sottratto l'arma al collega.

Anche questa versione, secondo il gip, sarebbe stata smentita dalle immagini raccolte durante le indagini. Il giudice ritiene inoltre che la circostanza relativa alla perdita del caricatore da parte del collega sia stata utilizzata successivamente dall'indagato per giustificare l'esplosione dei colpi, mentre l'agente ne sarebbe venuto a conoscenza soltanto dopo i fatti.

Alla base della misura cautelare c'è anche il pericolo di reiterazione di analoghe condotte, ritenuto concreto dal gip in considerazione della vicinanza temporale dei presunti falsi rispetto all'episodio degli spari e della loro presunta funzione di fornire una ricostruzione alterata dei fatti, tale da giustificare a posteriori l'uso dell'arma.

Le indagini sono state condotte con il contributo della Squadra Mobile di Prato, che continua a collaborare con gli uffici della Procura nell'attività investigativa.

 Fanpage.it "Sono 40 anni che sopporto. Prima dovevo sopportare perché avevo una divisa. Ora no, posso dire quello che m...
02/10/2026

Fanpage.it "Sono 40 anni che sopporto. Prima dovevo sopportare perché avevo una divisa. Ora no, posso dire quello che mi pare", esordisce Bruno Bosco, l'ex poliziotto che fu fra gli ultimi, insieme al vigilie urbano Alfredo Sambuco, a vedere Emanuela Orlandi prima che sparisse, a pochi passi dal Senato poco prima di arrivare alla lezione a scuola di musica. Su ciò che accadde in quel pomeriggio, dopo i corsi alla Tommaso Ludovico da Victoria, vicino la chiesa di Sant'Apollinare, resta un mistero. Una delle compagne di lezione di Emanuela Orlandi è indagata per falsa testimonianza: troppi vuoti e versioni discordanti sulla strada fatta per raggiugnere la fermata dell'autobus quel pomeriggio. Adesso, però, si aggiunge anche una nuova testimonianza del poliziotto (l'agente della polizia locale è morto anni fa, ndr) che ha messo in discussione l'esistenza di una figura ritenuta fra i personaggi chiave dell'intera vicenda: il ragazzo dell'Avon. Anche lui si sarebbe trovato lì quel pomeriggio a bordo di una macchina verde scuro. Marco Fassoni Accetti, fotografo che nel 2013 si è autoaccusato di aver rapito Emanuela Orlandi, ha sempre rivendicato di essere il ragazzo dell'Avon. "Forse quel giorno oltre me c'era anche De Pedis". Ma Bruno Bosco, a distanza di 40 anni, racconta un'altra storia. "È tutto sbagliato, quello che è scritto là, tutto sbagliato. Tutto inventato, è tutto inventato", sono le parole dell'ex poliziotto, Bruno Bosco, al giornalista Gabriele D'Angelo per Filorosso, il programma condotto da Antonino Monteleone su Rai 3. Quarant'anni fa è stato lui a ricostruire lo scenario in piazza, dopo che l'agente Sambuco aveva spiegato di aver visto Emanuela Orlandi, dopo l'uscita dalla scuola di musica, si era fermata a parlare con un uomo sceso da una "Bmw vecchio tipo color verde chiaro", parcheggiata davanti al Senato. Bosco, invece, è stato il primo a fornire l'identikit su quello conosciuto come l'uomo dell'Avon. "Parlava con una ragazza (che avrebbe identificato con Emanuela Orlandi, ndr) e le mostrava un tascapane di colore tipo militare con la scritta "Avon" contenente probabilmente prodotti cosmetici". E dopo l'incontro la ragazza sarebbe corsa verso la scuola di musica per la lezione di flauto, da dove ha chiamato la sorella Federica che, nel corso degli anni, ha raccontato di essere stata avvicinata a sua volta da un personaggio ambiguo. Secondo alcuni il risultato della descrizione fornita dal poliziotto Bosco assomiglierebbe particolarmente allo zio di Emanuela Orlandi. Oltre a fornire l'identikit e alla prime dichiarazioni immediatamente successive alla scomparsa della giovane, però, il poliziotto non avrebbe mai aggiunto né rilasciato ulteriori testimonianze. Un circostanza ricordata più volte anche dal fratello della giovane. Almeno fino a quando, durante i lavori della commissione bicamerale d'inchiesta per i casi di scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, non è stato chiamato a parlare in una seduta che lui stesso ha chiesto interamente di secretare. Dichiarazioni sull'ultimo avvistamento di Emanuela Orlandi, un identikit fornito per descrivere il "ragazzo dell'Avon", ritenuto da alcuni presunto rapitore o, almeno, persona informata sui fatti. Questo il materiale fornito da Bosco che, però, a oltre 40 anni dai fatti dice di non essersi mai occupato di niente di tutto questo nel corso della trasmissione televisiva. "Ci sono tante cose che non ho scritto io", spiega. E, incalzato dal giornalista con il verbale alla mano, poi rivela: "Quale identikit? Chi l'ha fatto mai?", lasciando trapelare ciò che fino ad oggi non è mai emerso. Quel volto, che secondo alcuni avrebbe richiamato lo zio degli Orlandi, Mario Meneguzzi, sarebbe stato disegnato a partire da un identikit che, stando a quanto rivelato dopo 40 anni da Bosco, non avrebbe fornito lui. "Lei non sa niente. Non mi faccia essere volgare, io poi se apro la bocca la faccio scappare – aggiunge ancora Bosco – È tutto sbagliato quello che è scritto là, è tutto inventato. Pure le interrogazioni: tutto inventato. Si faccia gli affari suoi. Ma perché devo risponderle? Pensa di risolvere lei il problema? È informato chi doveva essere informato. Lei non si preoccupi", dice prima di concludere. Ma se Bosco non ha fornito l'identikit della persona davanti al Senato e se, forse, fra le dichiarazioni "totalmente inventate" c'è anche l'avvistamento di Emanuela Orlandi, chi lo ha fatto al posto suo? E per nascondere cosa?

Un cittadino romeno, già noto alle forze dell'ordine, è stato arrestato dalla polizia stradale di Venezia e Padova per u...
02/10/2026

Un cittadino romeno, già noto alle forze dell'ordine, è stato arrestato dalla polizia stradale di Venezia e Padova per una serie di rapine e aggressioni commessi nel 2025 ai danni di automobilisti e per aver investito un agente. L'uomo è stato raggiunto da una misura cautelare in carcere emessa dal tribunale lagunare.
Lo straniero, nella serata del 12 settembre 2025, nel centro di Milano, aveva dato inizio a una serie di aggressioni, rapinando un automobilista della sua Bmw e iniziando una fuga verso l'Europa orientale. Nella notte, una pattuglia della Polizia Stradale di Padova aveva visto l'auto segnalata ferma al distributore dell'Area di Servizio Tesina, lungo l'autostrada A4, in provincia di Vicenza. Il rapinatore, per eludere il tentativo di blocco da parte della pattuglia, si è messo poi alla guida dell'auto e nella fuga ha investito uno dei due agenti, trascinandolo per alcuni metri, per poi allontanarsi nuovamente in direzione di Trieste. La vettura è stata poi intercettata e inseguita lungo il Passante di Mestre dalla Polizia Stradale di Venezia; il romeno ha quindi abbandonato l'auto ed è fuggito facendo perdere le proprie tracce. L'indomani l'indagato ha fatto un'ulteriore rapina nei confronti di un impresario edile di Santa Maria di Sala, riprendendo poi la fuga e al casello autostradale di Portogruaro ha tamponato una Bmw aggredendo la proprietaria, sottraendole la vettura; tuttavia. La foratura di uno pneumatico lo ha però costretto ad abbandonare il veicolo e a cercare di rubarne un altro, questa volta senza successo, usando ancora violenza ai danni di una donna. La fuga è continuata nelle campagne friulane fino alla sera quando, dopo aver sottratto un furgone, è riuscito a raggiungere il confine di Stato. L'attività della polizia ha portato ad individuare lo straniero e ad arrestarlo.

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