03/09/2025
A fine agosto 2025 il sito phica.eu è stato finalmente chiuso dopo un’ondata di denunce.
Per anni aveva diffuso immagini manipolate e non consensuali di donne, comprese figure pubbliche. La vicenda ha scatenato un’ondata di indignazione: la premier Giorgia Meloni lo ha definito “un orrore”, mentre esponenti politiche e vip hanno già sporto querela. Nelle ultime ore la Polizia Postale avrebbe anche identificato il presunto amministratore.
Questa storia è l’ennesimo promemoria che non si tratta di “ragazzate online”, ma di reati veri e propri. In Italia la diffusione di immagini sessualmente esplicite senza consenso è punita dall’art. 612-ter del codice penale: si rischiano da 1 a 6 anni di carcere e multe fino a 15.000 €, con aggravanti se il fatto avviene tramite strumenti digitali.
Il caso phica.eu richiama anche le responsabilità delle piattaforme. Con il Digital Services Act, in vigore dal 17 febbraio 2024, i servizi di hosting devono garantire sistemi rapidi di segnalazione e rimozione dei contenuti illeciti, oltre a meccanismi di trasparenza sulle decisioni di moderazione. Non è più accettabile nascondersi dietro al “non sapevamo”.
Se qualcuno subisce la diffusione non consensuale di immagini, ci sono strumenti immediati a disposizione: il numero 1522 (attivo h24), i canali ufficiali del Dipartimento Pari Opportunità, la procedura del Garante Privacy e naturalmente la Polizia Postale. Non si è mai soli davanti a una violazione di questo tipo.
Il messaggio è chiaro: la dignità online non è negoziabile. Ogni persona ha il diritto di essere protetta e rispettata anche nello spazio digitale.
Condividere consapevolezza è il primo passo per cambiare le cose.
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