Io sono il potere

Io sono il potere E' un mondo, affascinante, sconosciuto ai più!

La politica, per gli addetti ai lavori, non è quello che appare o vuole apparire, ma è un qualcosa di complesso e articolato che si svolge in stanze segrete e fumose, incontri, elaborazioni ed analisi.

C'è poco da ridere su EllyMolti, a destra e non solo, hanno brindato e gioito per l'elezione di Elly Schlein a nuovo seg...
27/02/2023

C'è poco da ridere su Elly

Molti, a destra e non solo, hanno brindato e gioito per l'elezione di Elly Schlein a nuovo segretario del Partito democratico. Battute, meme, faccine a non finire sui social. Tutti contenti. Eppure non c'è da stare così allegri perché la neo eletta Segretario (o segretaria che dir si voglia) oltre a rappresentare tutta la nomenclatura (un tempo li chiamavano Politburo) di quello che fu il PCI/DS/PDS ora PD, che può quindi dirsi salva dalla furia Bonacciniana che aveva promesso un nuovo partito a partire dai vertici, rappresenta tutto quello è la contrapposizione non solo politica ma anche sociale (una società liquida), economica, culturale (una società nogender e fluida), anzi cancelculturale (Che sta portando addirittura alla riscrittura di libri, testine romanzi non politicamente corretti, corretti poi per chi?), che poggia le basi su una rinnovata e rinvigorita strategia della tensione contro la destra di governo. Che piaccia o meno è un dato di fatto. Avere un avversario come Bonaccini sarebbe stato meglio, molto meglio ma non andava bene. Troppo serio e conservatore. Bisognava vincere battendo il PD stesso e quindi, democraticamente, ha vinto chi ha puntato sui non iscritti. Perché per attuare il disegno di una sinistra non più sinistra ma molto "sinistra" nei modi, nel pensiero, nell'azione e nella strategia serviva lei Elly. Quindi c'è poco da sorridere, ridere e gioire ma c'è molto di cui preoccuparsi. Tremate, tremate, le streghe, e non solo, son tornate. E mai come ora serve unione e non spaccature interne ad un mondo che per la prima volta arriva a Palazzo Chigi. Con le sue storture, con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue fughe in avanti e i suoi arretramenti. Ma è lì. Del resto la sinistra sa sempre come risorgere, in un modo o nell'altro. Vuoi col solito e vetusto collante dell'antifascismo, vuoi con modernismo inesistenti, vuoi con il classico lavoratori di tutto il mondo unitevi pur non essendo più presente nelle fabbriche, pur avendo un sindacato di riferimento fatto di pensionati e immigrati, pur nella loro storica e atavica divisione, presunta, tra sinistra di governo e sinistra radicale. Saranno mesi e mesi sempre più difficili e duri, fatevene una ragione...di Stato!

L'ultimo leader dell'Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov, nonché colui che mise fine alla rivoluzione d'ottobre, il trag...
30/08/2022

L'ultimo leader dell'Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov, nonché colui che mise fine alla rivoluzione d'ottobre, il traghettatore dal regime comunista alla democrazia attraverso la perestrojka (?) se ne va. Con lui si chiude definitivamente l'era della guerra fredda e del mondo diviso in blocchi. Esattamente nel momento in cui il mondo torna all'ancient regime e torna a dividersi in blocchi. Solo che stavolta non sarà il Cremlino a guidare la fine del globalismo e il nuovo blocco anti Usa e Occidente!

20/08/2022

Salta in aria la figlia di un personaggio influente nella corte di Putin. Ma molto presente anche in Italia. Ora è da capire a chi Alexander Dugin ha prestato i piedi, ai servizi di intelligence occidentali? Difficile.
Agli oppositori di Putin, ai servizi segreti Russi? A quelli Ucraini? Le ipotesi sono tante e tutte plausibili certo è che una qualche resa dei conti interna si è avviata
Quale sarà, ora, la prossima mossa del Cremlino?

ULTIM'ORA:
A MOSCA ASSASSINATA LA FIGLIA DEL FILOSOFO DUGIN. L'OBBIETTIVO ERA IL PADRE
La jeep di Darya Dugina, figlia del famoso personaggio pubblico russo Alexander Dugin, è stata fatta saltare in aria nella regione di Mosca
L'esplosione del Land Cruiser Prado è avvenuta vicino al villaggio di Bolshie Vyazyoma. Secondo i dati preliminari, la ragazza sarebbe morta sul colpo.
Ora nella zona dell'esplosione della jeep di Darya Dugina il traffico è bloccato
Secondo testimoni oculari, l'esplosione del Land Cruiser della figlia di Dugin è avvenuta durante la guida lungo l'autostrada Mozhaisk.
Attualmente, la versione più accreditata è che sia stato fatto esplodere un ordigno esplosivo improvvisato, scrivono i media.
Daria Dugina era impegnata in giornalismo, filosofia e scienze politiche ed è stata inclusa nell'elenco delle sanzioni del Regno Unito nel luglio 2022.

17/08/2022

Voi ridere e scherzare sul Brics, intanto Russia, Cina, India fanno manovre militari congiunte...prove tecniche di blocco

Altro che Ucraina, il vento sta cambiando ma voi non ve ne state accorgendodi Stefano SchiaviIl vento sta cambiando sign...
21/06/2022

Altro che Ucraina, il vento sta cambiando ma voi non ve ne state accorgendo

di Stefano Schiavi

Il vento sta cambiando signori, il vento sta cambiando. Questa frase ripetuta diverse volte da Virginia Raggi non le portò molta fortuna. Né a lei ma, soprattutto, ai romani che dovettero sopportare 5 anni di nulla della allora Amministrazione dell'ormai fu Movimento 5 Stelle. Il vento stava cambiando in effetti, ma in peggio e i romani non se ne erano avveduti.
Il problema è che anche adesso il vento sta cambiando. E non è un venticello ma uno tsunami geopolitico-economico e sociale. Il problema resta sempre lo stesso però, se ne sono accorti soltanto gli esperti e quelli che, bontà loro, hanno fatto politica attiva negli anni 70/80. Anni difficili, anni di piombo, ma anni che hanno formato una classe politica dirigente o una classe culturale fatta di persone, di entrambi gli schieramenti, che nelle sezioni, tra un attentato e una aggressione, scontri di piazza, bombe e cortei, studiava sul serio politica, economia, leggi, geopolitica, intelligence, quelli che molti chiamano semplicisticamente complotti e molto altro.
Il mondo sta cambiando velocemente. Molto velocemente senza che le masse se ne rendano conto, divise ormai da schieramenti opposti, in fazioni finanche nelle stesse sfere di influenza politica. Loro, non certo chi invece il mondo lo guarda dall'alto, muovendo le pedine sulla scacchiera mondiale come stesse giocando a scacchi o più semplicemente a Risiko.
Il mondo va sempre più verso un nuovo duopolio, come era durante la Guerra Fredda. Già, ma provate a chiedere a un millennial o a un ragazzo della generazione Z che cosa era la Guerra Fredda e come era diviso il mondo dal 1945 al 1990/92. La risposta la conoscete tutti... Mmmhhh, o magari una risata isterica, o un non lo so a scuola non ci siamo arrivati.
Ed è proprio su questa ignoranza di base e di fondo, o sprofondo, che si basa questo nuovo corso mondiale che esce da una globalizzazione fallimentare per entrare in una nuova forma di globalizzazione. Di fronte gli eterni nemici dunque? Occidente ed Est comunista? In parte si. Perchè si badi bene, i detti popolari hanno sempre ragione, si cambia il pelo, all'apparenza, ma non il vizio. Così a fronteggiarsi in Ucraina, in quella che appare sempre più il casus belli o la pi***la fumante, come amano dire a Washington, non sono l'Occidente atlantista e la Russia post sovietica di Putin ma qualcosa di molto più grande. In gioco c'è il controllo, come sempre in fondo, delle risorse energetiche e, soprattutto, delle cosiddette “Terre Rare”. Uno scontro economico/finanziario dunque, che ben poco ha a che fare con la democrazia in gioco. Da una parte il mondo anglosassone capitanato da Londra e Washington dall'altro il Brics, quello che un tempo avremmo chiamato, probabilmente, Paesi Non Allineati.
Quei Paesi che non rispondono alla City o a Wall Street per intenderci. Cioè i Brics. Ma cosa è il Brics, nato all'inizio degli anni 2000? Stiamo parlando di una organizzazione formata inizialmente da 4 Paesi emergenti. Era i primi anni del 2000 quando a Mosca si riunivano per la prima volta Brasile, Russia, India e Cina. Nel 2009 si aggiunse il Sud Africa di Nelson Mandela. Le varie crisi economico/finaziarie misero, all'apparenza, il Brics ai margini del mondo finanziario ed economico mondiale. All'apparenza, perchè in realtà non smisero mai di incontrarsi e, soprattutto di ricevere molte altre richieste di adesione da Paesi non certo piccoli e affamati ma ricchi di risorse energetiche e minerarie. Parliamo di Egitto, Indonesia, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Argentina, Arabia Saudita, Kazakistan, Senegal, Thailandia. I Paesi fondatori del Brics, nel 2014 rappresentavano da soli il 42% della popolazione mondiale e il 22% del Pil. Sempre nel 2014, a Fortaleza, i 5, in concorrenza diretta con Bretton Woods (Banca Mondiale, Fondo Monetario internazionale etc...), decisero di creare una Nuova Banca di Sviluppo, dotata di un capitale iniziale sottoscritto di 50 miliardi di dollari con cui finanziare progetti infrastrutturali nei Paesi emergenti, insieme a un fondo da altri 100 miliardi, denominato CRA (Contingent Reserves Arrangement), per fronteggiare improvvise crisi di liquidità con un’ulteriore linea di difesa.
Ricordatevi i nomi di questi Paesi, unitamente ai richiedenti ingresso, perchè tra qualche tempo saranno loro i Paesi emergenti e importanti nel Nuovo Mondo che si sta disegnando grazie a Biden ( ma nemmeno tanto visto che è chiaramente l'uomo di facciata gestibile e manovrabile a piacimento da chi muove realmente i fili).
Lo Stesso Biden, quello delle cadute sulle scalette degli aerei, quello che saluta persone immaginarie, che emette flautolenze dove non si dovrebbe, cade dalle biciclette da fermo, che “dimentica” di invitare alla riunione dei Paesi americani, svoltasi in California, Nicaragua, Venezuela e Cuba scatenando la protesta dei Paesi Latino Americani i quali non si sono presentati al vertice. Unico il Messico ma con una delegazione senza Presidente della Repubblica che si è rifiutato di partecipare.
E ne hanno ben donde dato che da tempo, ormai, Pechino li finanzia (di fatto li ha comprati nel vero senso della parola), tutti. Esattamente come ha fatto in Africa e come ha provato a fare in Europa. Solo che l'Europa, crollata definitivamente sotto il peso della guerra russo-ucraina e delle sanzioni volute dalla Casa Bianca e imposte da Bruxelles (ne stiamo pagando le conseguenze ed è ancora niente in confronto a quello che accadrà il prossimo auto che sarà caldissimo a dispetto della mancanza di gas e petrolio), è ormai divenuta terra di nessuno, nemmeno di conquista ma da tenere in stato di perenne tensione e allerta così da non essere in grado di unirsi realmente in un solo blocco e porsi come terzo incomodo.
E mentre la piccola Lituania blocca il transito commerciale da e per l'enclave russa di Kaliningrad, in accordo e suggerimento con la Commissione Europea (che a sua volta ha avuto il suggerimento da oltre Oceano), innescando di fatto un altro fronte di crisi con la possibilità di un intervento diretto della Nato, stavolta, in caso di reazione militare di Mosca, il 23 prossimo il presidente cinese Xi Jinping ospiterà a Pechino un vertice virtuale dei Paesi Brics con i leader di Russia, India, Brasile e Sudafrica e quelli dei principali mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo.
Al summit, ha riferito la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying, seguirà il giorno dopo il dialogo "ad alto livello sullo sviluppo globale", sempre virtuale, dedicato alla promozione di "un partenariato di sviluppo globale per la nuova era sull'attuazione congiunta dell'Agenda 2030 e lo sviluppo sostenibile".
Ma non è tutto perchè il 22 giugno (cioè domani) il leader cinese parteciperà alla cerimonia di apertura del Brics Business Forum in formato virtuale, tenendo un discorso programmatico. Tenete sempre a mente queste cose.
Nel frattempo, mentre in Europa e in Occidente si cercano disperatamente gas e petrolio, e si combatte contro una speculazione f***e ed una inflazione galoppante, è stata attivata la prima rotta internazionale di trasporto marittimo e ferroviario che collega la Ningxia cinese a il porto iraniano di Anzali, attraversando il Mar Caspio. Una rotta che ha ridotto i tempi di trasporto di 20 giorni rispetto alle rotte marittime tradizionali. La Cina è sempre più vicina e sempre più dominante. Di fatto i BRICS hanno cercato e cercano ancora oggi, probabilmente con maggiore fortuna, di modificare l’architettura del sistema finanziario internazionale, allo scopo di ridurre il ruolo che vi svolge il dollaro e di consolidare la capacità dei Paesi aderenti di resistere a fughe di capitali più o meno improvvise. E la guerra in atto offre loro ampissimi margini di manovra essendo soltanto la Russia impegnata contro l'Occidente. Complotto studiato a tavolino? Personalmente non lo chiamerei tale. Si tratta di strategia e visione strategica di cui un Occidente, ormai totalmente prono ai desiderata angloamericani, è privo. Orbo direi.
E mentre da noi si paventa il razionamento energetico come gli anni '70 (chissà se lo sanno i millennials che si andava a targhe alterne, in bicicletta o a piedi, altro che domeniche ecologiche), a maggio la Cina ha importato un volume record di greggio russo, con un’impennata del 55% a quasi 2 milioni di barili al giorno (bpd). In questo modo la Russia è diventata il primo fornitore di petrolio del principale importatore di greggio al mondo, superando l’Arabia Saudita per la prima volta in un anno e mezzo. Secondo i dati dell’Amministrazione generale delle dogane cinese, citati dalla Reuters, il mese scorso è arrivato alle raffinerie cinesi un volume record di petrolio russo a basso costo, venduto con forti sconti rispetto al greggio di altri Paesi.
In tutto questo bailamme e vera guerra mondiale, che non si combatte più con le armi se non in Ucraina (avete più sentito parlare di Talibani e Afghanistan? Di Isis, Siria, Boko Haram, Shabab? Insomma del terrore islamico che ha imperversato in lungo e largo per 20 anni?), c'è chi sta per mandare a picco le borse mondiali. A dircelo sempre i soliti giornaloni della City.
Nelle prossime settimane in Europa le borse balleranno: come riporta il Financial Times, infatti, a scommettere sul tracollo dei listini del Vecchio Continente è arrivato anche il re degli hedge fund americani, Ray Dalio. Dopo aver piazzato nella giornata del 15 giugno una scommessa da 1,5 miliardi di dollari sul calo dei listini del Vecchio Continente, ieri è emerso che Bridgewater, il colosso finanziario di Dialo, ha portato il totale a 6,7 miliardi di dollari.
Sono quindici in totale le posizioni aperte da Dalio e Bridgewater in posizione short, che scommettono sul prossimo tracollo di diversi asset. Quasi un terzo delle posizioni aperte fanno riferimento a tre imprese, secondo i dati Breakout Point sulle nuove posizioni: Dalio ha piazzato una scommessa di 646 milioni di dollari contro il colosso farmaceutico francese Sanofi, una da 705 milioni contro la connazionale TotalEnergies (per entrambe 0,51% delle quote) e una puntata da un miliardo di dollari (0,52% del valore borsistico) nei confronti di Asml, vero e proprio “gigante silenzioso” d’Europa, azienda strategica olandese nel mercato dei semiconduttori che oggi soffre per la crisi dei microchip (grazie al controllo cinese delle famose Terre Rare). Sono sotto attacco di Bridgewater le francesi BNP Paribas, Vinci, Schneider Electric, Air Liquide e TotalEnergies; mentre gli obiettivi tedeschi sono Bayer, Munich Re, Allianz, Vonovia, Infineon, Deutsche Borse e BASF, per un totale di dodici scommesse su diciotto. Nel mirino anche Santander, AXA, ING Group e Allianz. Francia e Germania dunque. Pensate sia un caso? Ma no, soffriamo di complottismo. Ebbene signori, così si muove il mondo reale, e i frutti di tutto questo, poi, ricadranno su tutti noi, che vi piaccia o meno.

  Il vero problema di Mosca, e del mondo intero? La Cina, il controllo delle "Terre rare" e la produzione dei microchipd...
03/06/2022

Il vero problema di Mosca, e del mondo intero? La Cina, il controllo delle "Terre rare" e la produzione dei microchip

di Stefano Schiavi

Secondo il Financial Time il vero problema di Mosca non saranno certo le sanzioni al petrolio e al gas, e su questo ha ragione. Il vero problema secondo l'icona economico finanziaria del mondo occidentale e capitalistico, il vero problema per Putin, sarà, a breve, l'approvvigionamento di quei piccoli affarini che oggi regolano il mondo:microchip e semiconduttori. Ed anche qui ha ragione da vendere il quotidiano economico londinese, la bibbia della City e non solo, diciamo. Quello del FT non è semplicemente un articolo/report ma un messaggio chiaro non rivolto esclusivamente a Mosca. Anzi.
La guerra delle sanzioni, e con essa quella economica, l'occidente la sta perdendo e questo è chiaro a tutti. Specie ai Paesi UE che alzano i distinguo sul blocco delle forniture di gas e petrolio dalla Russia.
Esattamente come l'agitare lo spettro della crisi alimentare a causa del blocco delle forniture di grano e cereali dall'Ucraina. Sono notizie ad effetto che scatenano aumenti speculativi senza un fondo reale. Fa parte del gioco insomma. Ma è bene sapere che l'Ucraina non è il granaio del mondo in quanto ben più di lei producono Russia, Cina, India, Stati Uniti, Canada e pure la Francia. Insomma, se è vero che un tempo lo era, oggi Kiev, al di là della guerra, non è più il granaio d'Europa se si pensa che i dati del 2020 sulla produzione mondiale forniti dalla Fai dicono che anche la Germania produce poco meno di Kiev.
Tornando a Mosca, e non solo, il problema vero e concreto, che ci coinvolge tutti in realtà, e appunto quello dell'approvvigionamento dei microchip e dei semi conduttori la cui produzione è gran parte nelle mani di Taiwan (60%) e della Corea del Sud (19%).
Beh, direte voi, due Paesi strettamente legati agli Usa e all'occidente. Vero, ma c'è un piccolissimo particolare che sfugge ai più. Per produrre microchip, che servono a far funzionare i server di tutto il mondo e tutti i sistemi d'arma e le nostre automobili e i nostri computer e i nostri cellulari e...la nostra intera vita, si utilizzano quelle che vengono chiamate "terre rare" il cui quasi monopolio è nelle mani della Cina sia internamente al suo territorio sia con l'acquisizione, già da diversi anni, dello sfruttamento delle miniere dell'Afghanistan dei Talebani. E si, perché quella terra brulla e montagnosa da cui l'occidente è letteralmente fuggito dopo 20 anni di guerra praticamente inutile, è tutto fuorché improduttiva. Una terra arida ma ricca di "Terre rare" ora saldamente nelle mani di Pechino. E senza quelle materie prime i microchip e i semi conduttori non si producono e noi rimaniamo senza auto, senza pezzi di ricambio, senza server, senza sistemi d'arma e via dicendo. Questo vale per Mosca, come giustamente dice il FT, ma vale anche per noi...E si, la Cina ci è vicina. Talmente vicina che la vera guerra, quella sotterranea e pericolosissima, la sta vincendo lei. Mentre noi continuiamo a discutere di sanzioni, rincari, Pnrr, inflazione e via dicendo. Noi, perché chi deve sapere sa già da tempo la situazione e, probabilmente, la guerra in Ucraina è stata scatenata, e fatta scatenare, proprio per questo motivo. E non è fantascienza o fantapolitica e nemmeno elucubrazioni mentali di un f***e.

 , perché le sanzioni non metteranno in ginocchio   ma l'Europa. E   lo sa bene!di Stefano SchiaviSiamo quasi ad un mese...
21/03/2022

, perché le sanzioni non metteranno in ginocchio ma l'Europa. E lo sa bene!

di Stefano Schiavi

Siamo quasi ad un mese dall'inizio della guerra in Ucraina e la situazione non accenna a volgere verso la fine del conflitto. Anzi, lo scontro tra Occidente e Mosca sembrerebbe acuirsi. Nessuna delle parti in causa parrebbe disposta a fare passi indietro mentre da Washington si chiedono sempre maggiori sanzioni economiche nei confronti del Cremlino.
Se da un lato Mosca procede imperterrita minacciando ritorsioni economiche verso l'Europa, e non solo, dall'altra, soprattutto il mondo anglosassone spinge sempre di più sull'acceleratore cercando prove di crimini di guerra e dichiarando, senza giri di parole, che Putin è un criminale di guerra da processare (e questo ruolo pare sia stato affidato alla Francia di Macron prossimo al voto presidenziale).
Lo stesso fa il presidente ucraino Zelensky che ha paragonato l'aggressione russa al genocidio degli ebrei, cosa che ha fatto sobbalzare gli stessi deputati israeliani della Knesset.
E' sempre più evidente che la Casa Bianca sta cercando di soppiantare Putin sia dall'interno, sperando, e probabilmente alimentando, in un golpe a trazione moscovita ma allo stesso tempo trovando un nuovo interlocutore mondiale nella Cina di Xi Jinping. Non certo un alleato, ma un nuovo leader del mondo orientale, di un novello blocco dove inglobare una Russia succube di Pechino ed una India sempre più protagonista che va di pari passo con la costante crescita di influenza nel Mediterraneo della Turchia di Erdogan. Insomma, come già precedentemente affermato, un nuovo mondo diviso per influenze e blocchi teoricamente contrapposti ma senza più muri o Cortine di ferro. Blocchi sostanzialmente economici gestori di risorse energetiche, minerarie e tecnologiche. Dove l'Europa, in primis, resta fuori, ancora una volta, dalla grande partita a scacchi che si sta giocando sul suo territorio e che vede soprattutto l'Italia messa in un angolo. Ancora una volta schiacciata dalla sua insipienza politica ed economica, priva com'è di materie prime. Sono questi gli scopi principali delle sanzioni verso Mosca. Una sorta di “presa” della Russi “per fame”.
Ma è realmente così e sarà realmente così? Mosca non ha ancora chiuso i rubinetti del gas e del petrolio verso l'Occidente. Ma potrebbe farlo e a rimetterci saremo principalmente noi. Nel frattempo gira gli scambi commerciali verso Cina ed India. Con quest'ultima, aggirando i mercati finanziari dove tutto si svolge in dollari, accetta pagamenti in rupie e l'India in rubli. Stesso discorso per lo Yuan cinese. Non è cosa di poco conto, così facendo spezza la catena dei pagamenti e non ha problemi di valuta pregiata. Un po' come fanno i mercati finanziari con l'euro, in teoria moneta più forte del dollaro, che con le sanzioni acquista ancora maggior potere, ma non accettata in pagamento nelle contrattazioni internazionali sui mercati. Ma utilizzata come valuta di riserva da Russia e Cina (un modo per legare sempre più l'Europa ai loro commerci). Con la guerra Mosca ha rivolto, ovviamente, il suo interesse valutario verso lo Yuan cinese. Insomma, Putin corre ai ripari e viene da chiederci se realmente le sanzioni dell'Europa e degli Stati Uniti sono veramente destinate a mettere in ginocchio la Russia o l'Europa. Secondo il professor Alberto Frau, interpellato da Il Giornale.it, in quest'ottica esplode la divergenza tra le politiche monetarie dei due campi occidentali. In Europa la Banca centrale europea non può, dati i rischi recessivi, fare altro che "portare giù, addirittura in negativo, i tassi di interesse al fine di emettere Eurobond volti a contrastare la pandemia" e finanziare Next Generation Eu e per di più a "finanziare i costi della guerra" ai confini orientali. Questo prefigura nuova inflazione e una nuova svalutazione dell'euro ora più che mai destinata ad essere problematica. "La Fed, al contrario, è in procinto (da mesi e mesi, per la verità) di alzare i tassi", sottolinea Frau. "Questo le consentirà di agire sul costo del denaro, che vuole aumentare per frenare l'inflazione (+7,5% a gennaio). I tassi attualmente sono a zero, ma la previsione della banca centrale americana è che potrebbero essere rialzati tre volte nel 2022", e questo permetterà agli Usa di dare un calmiere all'inflazione mentre i costi si scaricheranno sull'Europa. "Esplode insomma", chiosa l'economista e autore di diversi testi accademici di finanza pubblica e microeconomia, "la divergenza tra politiche monetarie e l’euro cade al tappeto" mentre per "le nostre vite" si prospetta il rischio del "tramonto della richezza".
Altro che rischio per il Cremlino, il problem appare tutto europeo. E a conferma di ciò c'è anche l'interpretazioni di Robin Brooks, capo economista del'IIF Institute of International Finance, già stratega di Goldman Sachs e del Fondo Monetario Internazionale, quindi non ceto un filo russo, non sarebbe esattamente come afferma il presidente statunitense Biden.

L'economista mostra un grafico eloquente sul “current account surplus” della Russia, vale a dire l'avanzo di conto che indica che una nazione è un prestatore netto nei confronti del resto del mondo. Ebbene, nel febbraio 2022, quello dell'invasione dell'Ucraina, per l'appunto, e dell'inizio delle sanzioni nei confronti di Mosca, vede un'impennata senza precedenti, quasi il doppio del miglior risultato dal 2007. “Le condizioni finanziarie della Russia si stanno alleggerendo e il morso delle nostre sanzioni sta svanendo, perché le esportazioni di energia della Russia generano costantemente afflussi di valuta forte, quindi, anche se abbiamo bloccato le riserve valutarie, la Russia ne sta generando di nuove. Un boicottaggio energetico russo fermerebbe questo...”, ha commentato Brooks su Twitter.
Ovviamente parliamo di febbraio e non di marzo, mese in cui le sanzioni potrebbe avere un effetto maggiore. Secondo Brooks, però, “Le esportazioni di energia diminuiranno leggermente a causa dell'autosanzione delle società occidentali. Ma anche le importazioni stanno crollando a causa della recessione. Quindi il “current account surplus” sarà enorme”. Insomma, a quanto pare le ciambelle non riescono sempre con il buco e il buco, economico finanziario, rischiamo di pagarlo noi. Ma questo è stato detto a gran voce, da pochi in realtà, fin dal principio. Ancor prima del varo delle sanzioni stesse. Forse è anche per questo che Berlino ha pensato bene di sospendere il North Sream 2 evitando quindi di inserirlo nel novero delle sanzioni potendo, quindi, riaprirlo a fine guerra senza problemi. Ed è anche per questo che Pechino si guarda bene dall'intervenire a gamba tesa nel conflitto svolgendo un ruolo di pseudo pacificatrice. Non va dimenticato che l'interlocuzione Usa con la Cina ha un suo perchè, sempre economico, molto importante. Pechino, è e rimane il principale detentore di debito sovrano americano. Una questione non certo da poco.

Chi ha paura della Germania?di Stefano SchiaviQualche giorno fa il sottosegretario agli Esteri statunitense, Victoria Nu...
17/03/2022

Chi ha paura della Germania?

di Stefano Schiavi

Qualche giorno fa il sottosegretario agli Esteri statunitense, Victoria Nuland, affermava, in una audizione al Senato con un moto di orgoglio, che "Penso che il Nord Stream 2 sia ormai morto, è un grosso pezzo di metallo in fondo al mare, e non credo che possa essere resuscitato".
Probabilmente tra qualche tempo lo stesso Sentato audirà nuovamente il sottosegretario, non per avere buone nuove ma per chiederle conto delle falsità che gli ha raccontato.
La Germania del nuovo corso post Merkel, non è poi tanto dissimile a quello della ex Cancelliera tedesca cresciuta a pane e Pionieri nella allora Germania dell'Est. Berlino, in fondo, da sempre guarda al s**o e guarda in casa propria. Perciò, come disse qualcuno “c'è del marcio a Washington”.
Già, perchè la Germania, a guarda bene e a capir ebene le azioni e le parole, non ha bloccato o chiuso il Nord Stream 2 bensì lo ha sospeso. E lo ha fatto prima dell'entrata in vigore delle sanzioni verso Mosca, con la quale ha sempre avuto buoni rapporti. Questo è probabilmente uno dei fattori scatenanti dell'ira di Biden e della Casa Bianca che ha portato, come conseguenza finale, all'invasione dell'Ucraina e al rafforzamento della Nato, a discapito totale dell'Unione Europea.
La sospensione, di fatto, in un prossimo futuro, non rientrando dunque nel novero delle sanzioni, si convertirà in nuova apertura e nuovi rapporti tra Berlino e Mosca.
Ma non è tutto. La Germania, inizialmente tiepida, anche nel fornire armamenti a Kiev, quando ha visto la piega che stava prendendo la situazione ha sfruttato l'occasione dando il la al riarmo, stanziando il 2% del pil per la Difesa. Parliamo di miliardi e miliardi dato che il Pil tedesco non è certo quello italiano o della Polonia o del Belgio per capirci.
E la cosa inizia a preoccupare oltre oceano e non solo.
Il perché è facile da intuire. La paura di una Germania unita, forte economicamente, e soprattutto armata, farà sì, nel prossimo quinquennio che divenga il vero e probabilmente unico, con una Parigi al rimorchio, motore trainante di un Progetto Europa che non sia solo una pseudo unione economica, in disaccordo su tutto, tra Paesi membri ma un vero e proprio blocco europeo che possa imporsi sulla scena mondiale come il vero e proprio terzo blocco geopolitico. E questo a Londra, Washington e Pechino lo sano bene. E lo sanno bene anche al Cremlino. Ma c'è da giurare che in quelle stanze moscovite si tifi e si lavori proprio a questo.

 , ovvero il ritorno al mondo diviso in blocchi. Fantapolitica (?) di Stefano SchiaviChi fa il mio mestiere, e nello spe...
02/03/2022

, ovvero il ritorno al mondo diviso in blocchi. Fantapolitica (?)
di Stefano Schiavi

Chi fa il mio mestiere, e nello specifico si occupa di politica estera e, diciamolo, è anche un pochino vintage, sa bene che l'Agenzia di Stampa russa Ria Novosti era, in realtà, un coacervo di spie del Kgb e del Gru. Non credo che oggi la sua condizione sia cambiata di molto. Nulla di tanto strano però, diciamo che è la normalità delle cose.
Per questo quando leggo del comunicato “sfuggito” e diffuso dall'Agenzia Russa il 26 febbraio alle 8 del mattino, dove la stessa annunciava la vittoria delle truppe russe in Ucraina, affermando senza mezzi termini, che: "L’Ucraina è tornata in Russia, l’epoca della diaspora del mondo russo sta volgendo al termine". E ancora, "La Russia sta ricreando la sua storica unità: la tragedia del 1991, questa terribile catastrofe della nostra storia, è stata finalmente superata", "Con la decisione di non lasciare la soluzione della questione ucraina alle generazioni future, possiamo dire senza un minimo di esagerazione che Vladimir Putin si è messo sulle spalle una responsabilità enorme"..."cominciò a perdere pezzi del suo territorio e poi venne obbligata a riconciliarsi con l’idea di essere divisa in due Stati e in due popoli. Adesso il problema non esiste più: l’Ucraina è ritornata a essere Russia". Le istituzioni ucraine non verranno cancellate ma "saranno ricostruite e torneranno alla loro condizione originaria, essere parte del mondo russo". Idee e discorsi che Putin fece a Monaco già nel 2007. Siamo sicuri che nessuno gli diede credito? Io non penso, con tutto il rispetto Putin non era e non è certo il Presidente del Burkina Faso. Penso invece che già allora vennero gettate le basi, da parte di tutti, Russi, Cinesi e Occidentali, per scenari ben diversi da quello attuale.
Errore nella comunicazione da parte della Ria Novosti, dunque? Difficile crederlo se alla stessa ora dello stesso giorno la stessa notizia è stata ripresa dal canale televisivo Sputnik e dal sito di un’altra testa governativa. In una nazione come quella russa, con Putin a capo supremo, non si commettono certi errori. Casomai siamo di fronte ad azioni volute. A messaggi chiari non ai russi ma al resto del mondo. Perché appare chiaro ed evidente che, non solo il Cremlino ma anche la Casa Bianca e Downing street e Pechino vogliono, ardentemente vogliono un ritorno ad uno Statu quo ante. All'imperare dell'Ancien Regime assolutistico.
Di fatto a quello che, scioccamente, pensavamo di aver cancellato e calpestato quei giorni di novembre del 1989. Una illusione durata un trentennio (forse, ma anche meno). Tutto cambia per non cambiare affatto. Lo scontro/invasione dell'Ucraina, quale scusante per tornare al passato (per altro vaticinati già da Kissinger, da Giulietto Chiesa e tanti altri), ha un unico vero scopo, e qui entra la fantapolitica (oppure no?), riportare indietro le lancette dell'orologio e consegnare alle nuove generazioni un mondo nuovamente diviso in blocchi. Da una parte il solito Occidente a trazione anglo-statunitense con una Nato sempre più estesa e concettualmente forte, ed una Europa ancora più succube perché incapace a gestire la situazione (altro che Europa unita e idea di un esercito europeo). Dall'altra il blocco russo-cinese dove il punto di forza, però, non sarà Mosca, che diverrebbe un vassallo, ma Pechino che sta dimostrando a tutti di essere l'unica in grado di gestire la questione “pace” in Ucraina.
Ergo, i presunti sogni di gloria di Biden di portare alla esasperazione di Putin e della Russia, scatenando l'opinione interna, ma soprattutto gli oligarchi e i Servizi di intelligence contro lo Zar resteranno tali. Ammesso che li abbiano fatti e che non ci troviamo di fronte a un qualcosa, e la cosa non mi scandalizzerebbe ne mi sorprenderebbe affatto, di un vero e proprio accordo sotterraneo. Esattamente come avvenne a Yalta e poi durante tutta la Guerra Fredda. Cosa c'è di meglio, in fondo, di un mondo non più globalizzato e diviso in aree di interesse? Certo, oggi il mondo non è propriamente come quello di 50/60 anni fa. I Paesi non allineati sono ben pochi a ben guardare. La Cina si è espansa ovunque comprando i debiti degli Stati e conquistando Africa ed ora Sud America a suon di monete. Insomma il mondo torna ad essere a due colori, bianco e nero? Ma in fondo la globalizzazione serviva e serve anche e soprattutto a questo. O no? Chissà, ma in fondo questa è solo fantapolitica... O no?

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